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L'Africa al 26° Festival d'Amiens

di Alice Casalini

Nella verde campagna della Picardia, all’ombra della gotica cattedrale di Amiens, si è svolta la 26ª edizione del Festival International du Film: nel cuore della Francia ogni anno si apre una finestra sul mondo, soprattutto sulle sue aree meno conosciute e in modo ancor più particolare sul Sud. L’edizione 2006 è stata ricca di eventi, dal focus sul cinema tailandese all’omaggio a Pen-ek Ratanarunang, dal cinema del reale di Mario Brenta al mondo fantastico di Guillermo del Toro. Ma il festival di Amiens da sempre è un’importante vetrina per il cinema africano che anche quest’anno è stato ampiamente rappresentato nella macrosezione “Les Cinémas du Sud dans le Festival d’Amiens” che quest’anno ha dedicato un omaggio speciale a Jillali Ferhati, membro della giuria, al quale è stata dedicata una retrospettiva completa.

Per prima occorre cosa fare una distinzione tra due grandi blocchi, quello dei film presentati in concorso, lungometraggi e cortometraggi, e quello più ampio e variegato dei film in panoramica, ospitati nella sezione “Cinémas d’Afrique – Regards sur l’Afrique” come in quella denominata “Le monde comme il va”, al cui interno è stato reso un omaggio alla documentarista marocchina Izza Genini. In “Le monde comme il va” sono stati molti i documentari in video, sia nella sezione “Afrique & Diaspora” che in “L’Autre Algerie”: un interessante percorso che permette a diversi sguardi, africani ed europei, d’incontrarsi e confrontarsi per riflettere sulla storia del continente nero e sui conflitti attuali, sviluppando un’analisi della diaspora che caratterizza le vicende tormentate dei paesi africani.

Tornando al concorso, è importante notare che su undici film selezionati, ben quattro riguardavano l’Africa. Due dei film africani in concorso sono già stati presentati con successo alla 62. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: Daratt di Mahamat-Saleh Haroun, al quale è stata assegnata una menzione speciale, e Rêves de poussière (Laurent Salgues, 2006) al quale è stato assegnato sia il Premio speciale della giuria, sia la menzione speciale del Prix Signis. Il terzo film in concorso era Les Oiseaux du ciel (Eliane de Latour, 2005), già presentato a Panafricana 2006, ma di maggior interesse era sicuramente il quarto film in concorso, No Time to Die (King Ampaw, 2006), una commedia sull’amore e la morte proveniente dal Ghana, paese africano dove raramente si producono film.

L’Africa era ben rappresentata anche nel concorso dei cortometraggi, tra i quali il senegalese Deweneti (Diana Gaye, 2006), sul ragazzino che scrive una lettera a Babbo Natale senza chiedere nulla per sé, ha fatto una vera e propria incetta di premi, vincendo il concorso con il Grand Prix Licorne D’Or, il Premio del pubblico, la menzione speciale del Prix de la Maison d’Arrêt d’Amiens, e infine il Prix Cinécourts, che consiste nell’acquisto del film per la diffusione sui canali Ciné Cinéma. Altro cortometraggio molto apprezzato dalle giurie è il divertente Menged (Daniel Taye Workou, 2006), una favola moderna che racconta con ironia le difficoltà dell’Etiopia, e che ha vinto il Premio speciale della giuria e la Menzione speciale del premio Signis. Oltre a questi due lavori vanno ricordati il malinconico 30 Ans del marocchino Mohamed Chrif Tribak (2006) e La Rue effacée di Raphaël Vion (2006), interpretato da Med Hondo.

Oltre alle due ricche sezioni “Afrique & Diaspora” e “L’Autre Algerie”, da segnalare eventi speciali come l’anteprima del documentario di Jean-Pierre Thorn Allez Yallah! (2006), che filma una carovana di donne che si tendono la mano dalle due sponde opposte del Mediterraneo per combattere l’integralismo religioso. La cittadina francese ha ospitato anche l’11ª edizione del Fonds d’Aide au Développement du Scénario per l’assegnazione di quattro borse di 7.500 euro che finanzieranno altrettanti progetti. Tra i progetti presentati, Ya Ouled (En Gamin!) di Mahmoud Zemmouri, Rebels di Idrissou Mora-Kpai, La Puce à l’oreille di Henri Duparc e Cheick Doukouré e infine Requiem pour Matouba di Sarah Maldoror che ha vinto la borsa messa a disposizione da l’Organisation Internationale de la Francophonie (OIF). Negli ultimi giorni del festival si è aperta una finestra sul futuro, con una riflessione sulla situazione attuale emersa nel 17° Rencontre sur le Droit d’Auteur et les financiaments des cinéma du Sud. Al futuro si è voluto guardare anche in modo più poetico ed artistico con la lettura del regista e attore Lyès Salem di passi della sceneggiatura del suo prossimo film Mascarade.

Al festival di Amiens si sono incontrati registi, attori e produttori del cinema africano che hanno discusso tra loro e con il pubblico mostrando che, al di là delle difficoltà economiche, nel grande continente africano non manca certamente un interessante fermento culturale e la voglia di esprimersi attraverso il linguaggio delle immagini. Tra un’analisi tormentata del passato, e una lettura critica del presente, l’Africa è stata al centro di discussioni e riflessioni durante un’edizione ricca, che si è conclusa con uno sguardo attento e fiducioso verso il futuro del cinema in Africa, grazie anche alla diffusione del digitale che permette abbattere in modo significativo i costi di produzione.

Gli altri articoli sul 26. Festival International du Film d’Amiens:

Tra passato e futuro, le anime sospese dei migranti

Confidences di Cyrille Masso
Daratt di Mahamat-Saleh Haroun
No Time To Die di King Ampaw
Quelques-uns d’entre nous di Clara Bouffartigue
30 Ans e La Vertu: l’Africa delle donne

Conversazione con Izza Genini
Conversazione con Jillali Ferhati
Conversazione con King Ampaw

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