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L'Africa a Desert Nights

di Leonardo De Franceschi

Se tanto i giornali quanto i notiziari televisivi sempre più spesso aprono delle finestre di documentazione sulle conseguenze dell’effetto serra o sulle sorti dello strato di ozono che circonda il pianeta, ancora troppo poco si parla del processo di desertificazione, che, avanzando con ritmi allarmanti, brucia ogni anno milioni di ettari di terre fertili, in Africa, in America Latina, in Asia, ma comincia a farsi sentire anche nell’Europa meridionale. Quanto mai opportuna dunque la decisione di Kofi Annan di proclamare il 2006 anno della desertificazione, varando una vasta campagna di sensibilizzazione sui governi e sull’opinione pubblica finalizzata a ridurre i consumi energetici e pensare il mondo in una prospettiva più globale. È quindi nel quadro dell’International Year of Deserts and Desertification (IYDD) e su iniziativa del Secretariat of the United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD) che è stata lanciato il festival Desert Nights – Tales from the Desert.

Diretto da Irene Bignardi, e ospitato alla Casa del Cinema dal 1° al 7 dicembre 2006, Desert Nights è una manifestazione one off, che ha mostrato film provenienti da 37 paesi di tutti i continenti, dando tuttavia una certa preminenza all’Africa. La rassegna è stata accompagnata da una serie di incontri con scrittori, intellettuali ed esperti, pensati per fare il punto sul problema della desertificazione ma anche sul fascino che il deserto da secoli esercita sulla letteratura, sul cinema e non solo. Di grande rilievo l’incontro del 2 dicembre con il Premio Nobel Wole Soyinka al Campidoglio, culminato con la lettura da parte di Ennio Fantastichino di un brano di Il viaggio comincia all’alba, romanzo in uscita per Frassinelli.

La rassegna è stata strutturata in tre contenitori. “Tales from the Desert/Storie” ha presentato sette lungometraggi di finzione in cui il deserto entra nella diegesi come protagonista più che come sfondo indifferente. L’Africa attraversava tre di questi titoli, dal pamphlet no-global Bamako di Abderrahmane Sissako, all’apologo postbellico Daratt di Mahamat-Saleh Haroun, passando per lo scabro road movie Si le vent soulève les sables di Marion Hänsel. La sezione più corposa, “Documenti”, ha presentato decine di opere recenti, di differenti formati e lunghezze, che aprono nel registro nel cinema del reale o evocano attraverso la finzione, altrettanti scorci sulle sorti di un pianeta che mai come ora ci è apparso attraversato da dinamiche globali, in balia di politiche ambientali che, pur apparentemente centrate su scala locale, hanno evidenti ripercussioni sulla salute dell’intero ecosistema.

Una più modesta sezione storia, “Cineteca del deserto”, ha aperto una zona di riflessione sull’immaginario cinematografico legato a questa cornice ambientale. Fin dai tempi degli operatori Lumière, decine e decine di cineasti hanno percorso i paesaggi più aridi e desolati, proiettandovi fantasmi e miti occidentali, alimentati dal fascino della letteratura esotica che ha accompagnato l’avventura coloniale europea. Da L’Atlantide (Jacques Feyder, 1921) a Il té nel deserto (Bernardo Bertolucci, 1990) abbiamo ripercorso alcune tappe di fondazione e revisione di questo immaginario, con alcune puntate in episodi di rilettura da sud, improntate ad altri miti come il ricordo dell’Andalusia perduta (Les Baliseurs du desert, Nacer Khemir, 1986), o a ben più tragiche realtà come l’eterna lotta per la sopravvivenza dei rifugiati palestinesi in Medio Oriente (Al Makhduun, Tawfiq Saleh, 1972).

Gli altri articoli su Desert Nights - Tales from the Desert:

Bamako, di Abderrahmane Sissako
Daratt, di Mahamat-Saleh Haroun
Si le vent soulève les sables, di Marion Hänsel

Conversazione con Mahamat-Saleh Haroun

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