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Abécédaire du Cinéma Tunisien

di Hédi Khelil

L’abbiamo più volte ricordato nei nostri articoli sulle JCC: l’anno scorso, la Tunisia festeggiava numerosi anniversari tra i quali un doppio quarantennale, vale a dire l’uscita del primo lungometraggio di finzione dopo l’indipendenza (1956), L’Aube dell’autodidatta Omar Khlifi, e la prima edizione delle citate Journées Cinématographiques de Carthage, primo festival panafricano dedicato alle cinematografie del sud. Il primo evento è stato celebrato con una retrospettiva in aprile alla Maison de la Culture Ibn Khaldoun di Tunisi e con una serie di manifestazioni in altre città, tra cui Il Cairo. Ma non con l’enfasi che ci si sarebbe potuti aspettare dal regime di Ben Ali.

Forse perché il cinema tunisino serve poco all’immagine del paese, almeno quello degli ultimi dieci anni, così intriso di storie di follia, violenza e frustrazione. Forse perché il primo film – politicamente retorico e stilisticamente approssimativo – in realtà viene ricordato con poco affetto dagli storici e critici tunisini. Certamente l’uscita nelle librerie tunisine di questa monumentale opera di Hédi Khelil in contemporanea alle JCC contribuisce ad alimentare il dibattito sul passato e sulle sorti del cinema nazionale, anche perché l’autore non nasconde il carattere, tutt’altro che celebrativo ma polemico e militante, dell’operazione che ha portato a termine.

Il suo Abécédaire du Cinéma Tunisien è un imponente contributo alla bibliografia, peraltro tutt’altro che ricca, esistente sul cinema nazionale. Docente di letteratura e cinema all’Università La Manouba di Tunisi, critico e collaboratore del quotidiano La Presse, Khelil ha già alle spalle diversi saggi critici di pregio, tra cui Le Parcours et la trace. Témoignages et documents sur le cinéma tunisien (Tunis, MediaCom, 2002), preziosa raccolta di interviste, testimonianze e materiali utili ad inquadrare le dinamiche storiche del cinema tunisino. Questa volta, non solo Khelil ha scelto una formula più ambiziosa e sistematica di inquadramento (l’abbecedario appunto), ma ha arricchito la pubblicazione con un DVD antologico (Panorama du Cinéma Tunisien 1966-2006) se possibile ancora più importante ai fini della costruzione di una memoria documentale.

Scorrendo le ventiquattro voci di questo sillabario, da Amateur (amatoriale) a Zaïm (leader), ci si rende ben presto conto che Khelil non ha nessuna intenzione di organizzare una mappatura strutturata del territorio d’analisi. La finalità, non troppo dissimulata, è se mai quella di fornire dei materiali per una controstoria, condotta però con gli strumenti di una ratio incline all’analisi testuale piuttosto che all’indagine dei rapporti tra opere e contesti. Il primo aspetto emerge evidente nella scelta, vincente, di dare spazio – nel volume e nel DVD – a campi tradizionalmente tenuti ai margini dalla storiografia ufficiale, dalla produzione documentaristica a quella amatoriale, passando per i cortometraggi. Il secondo è leggibile dal piacere del corpo a corpo analitico avvertibile nelle pagine dedicate ad autori e opere feticcio.

Penso per esempio alla lettura appassionata e stratificata che ci offre di un capolavoro maudit come L’Homme de cendres (Nouri Bouzid, 1986), alla ricchezza e finezza di notazioni che arricchiscono le sue analisi di classici riconosciuti, ma mai troppo studiati, da Khlifa le teigneux (Hamouda Ben Halima, 1968: un’incursione giocosa nel mistero della seduzione femminile, dal punto di vista di un irresistibile Cherubino) a Sejnane (Abdellatif Ben Ammar, 1974: una rivisitazione del movimento di liberazione nazionale che incrocia lotta di classe, rivolta anticoloniale e sensibilità femminista), da La Noce (Collectif du Nouveau Théatre, 1978: un espressionistico huis clos che rade al suolo l’istituto della famiglia borghese) a Halfaouine-L’Enfant des terrasses (Férid Boughedir, 1990: divertito racconto di formazione di un adolescente, tra curiosità sessuali e repressioni sociali).

Le 256 pagine del volume, peraltro riccamente illustrato con riproduzioni fotografiche a colori, sono ricche di passaggi analitici densi di intuizioni critiche e suggestivi rinvii alla storia del cinema arabo e internazionale. Purtroppo, il medesimo entusiasmo con cui impasta le proprie analisi delle opere feticcio viene applicato nella demolizione sistematica di film, a torto o a ragione considerati minori o sbagliati, firmati magari da un autore altrove esaltato. Penso alle analisi di Bent familia (Bouzid, 1997) e de La Saison des Hommes (Moufida Tlatli, 2000). Colpisce poi la virulenza con cui si accanisce contro l’ultimo cinema tunisino, trascurando esordi significativi, dal valore diseguale ma che hanno lasciato il segno, dal provocatorio Satin rouge (id., Raja Amari, 2002) al raffinato El Kotbia (Nawfel Saheb-Ettaba, 2002), dal dolente Demain je brûle (Mohamed Ben Smail, 1998) al visionario No man’s love (Nidhal Chatta, 2000): titoli tutti passati in festival italiani, da Venezia a Milano.

Scelte queste – come l’oblio incomprensibile in cui cadono il pioniere Albert Samama Chickly (che ha portato il cinematografo in Tunisia, realizzando i primi corti negli anni Venti) e il decano Tahar Cheriaa (fondatore tra l’altro delle JCC ) – che esemplificano il carattere volutamente controverso, partigiano e discutibile dell’approccio analitico di Khelil. Una linea riscontrabile nell’edizione del DVD, tecnicamente assai approssimativa, quasi amatoriale, dove tuttavia è riuscito con caparbietà ammirabile ad inserire sequenze da molte opere chiave del cinema tunisino, coronando, con presenze e omissioni, l’operazione di controstoria che già l’abbecedario offre. Nella realizzazione del sussidio audiovisivo, Khelil ha potuto avvalersi del supporto tecnico del Ministero della cultura, ma, salvo qualche sponsor locale, è lo stesso autore che ha dovuto farsi carico delle spese di edizione e pubblicazione. Un’autarchia dunque, che è difficile inquadrare fuori dalle coordinate di un piccolo mondo, quello tunisino, dove la parola cinefilia ha ancora un senso vivo e attuale.

Leonardo De Franceschi

Hédi Khelil
Abécédaire du Cinéma Tunisien, accompagné d’un DVD
Tunis, 2006, 256 pp.

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