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Le désir permanent

di Mohammed Bakrim

CinéMaroc, invito al viaggio

«Questo libro, questa raccolta di interventi, è un progetto di lunga data»: Le désir permanent. Chroniques cinématographiques, di Mohammed Bakrim, è una raccolta di recensioni, scritti e saggi attraverso i quali il critico marocchino accompagna il lettore nel suo universo cinematografico, tra le sue riflessioni sul cinema e sui film che l’hanno maggiormente segnato. Un viaggio nel cinema attraverso la riflessione critica, che diventa dialogo tra due pensieri, «visto che scrivere su un film significa sviluppare, sulla base delle proprie ipotesi, un pensiero che dialoga con un altro pensiero: sviluppare immagini intorno ad altre immagini». Bakrim apre il libro proprio con una riflessione sulla critica cinematografica, sul suo ruolo e sul difficile cammino per legittimarla in Marocco, dove in pochi hanno resistito alle difficoltà, tra questi Nour Eddine Saïl - da qualche anno direttore del Centre Cinématographique Marocain -, al quale Bakrim rende omaggio.

Le désir permanent è diviso in tre sezioni: nella prima, a carattere introduttivo, Bakrim traccia un panorama della produzione cinematografica marocchina; la seconda, come indica il titolo della sezione (Quelques points de théorie), raccoglie contributi su varie questioni cardine (tra cui il neorealismo, la sceneggiatura, i rapporti cinema/società e cinema/scuola); la terza e ultima parte (Chroniques des films), è una raccolta di recensioni e riflessioni su alcuni film particolarmente significativi.

Collage non del tutto equilibrato e omogeneo, il volume offre una prima sezione particolarmente interessante, perché Bakrim parte, come già detto, da una riflessione sul ruolo della critica, ma questo percorso di analisi lo conduce ad attraversare la storia del cinema marocchino con un occhio di riguardo agli ultimi quindici anni, nei quali ci sono stati numerosi esordi di rilievo, da Nabil Ayouch a Faouzi Bensaïdi, che Bakrim legge come segni di quella che chiama alternance maghrébine, una sorta di passaggio di testimone tra i paesi del Maghreb: negli anni ’60 e ’70 l’attenzione è stata dedicata esclusivamente all’Algeria, negli anni ’80 e nei primi anni ’90 è stato il momento di massima visibilità della cinematografia tunisina, e in questi ultimi anni il Marocco ha visto uno sviluppo e una vivacità che l’hanno visto emergere come un polo cinematografico alternativo all’Egitto.

Bakrim non si limita ad elencare nomi, film e successi di pubblico, ma s’interroga su come inserire il cinema marocchino all’interno del dibattito estetico sul cinema, perché «al cinema, si può facilmente constatare come il linguaggio sia universale mentre i codici sono culturali». E allora, ecco che Bakrim ci guida alla scoperta dell’ultimo cinema nazionale, che inquadra in due macrofiloni: l’uno che persegue una riflessione diretta sulla storia (anche recente) attraverso un approccio che si vuole realistico (La Chambre noire di Hassan Benjelloun); l’altro che, diversamente, segue un approccio più sottilmente metaforico, e qui i titoli di riferimento sono Mille mois (Mille mesi, Bensaïdi, 2003) e Mémoires en détention (Jillali Ferhati, 2004).

Nella seconda sezione, Bakrim affronta questioni teoriche più generali con il supporto di classici che fanno parte della storia del cinema come André Bazin e Christian Metz, avendo come punto fermo nelle sue riflessioni la Nouvelle Vague e come obiettivo polemico costante il modo di produzione hollywoodiano. Diversi film recenti vengono così riletti alla luce dell’11 settembre, il che non gli impedisce, nell’ultima sezione, di analizzare accanto ad Ali Zaoua (Ayouch, 1999), Tresses (Ferhati, 2000), o Adieu forain (Daoud Aoulad-Syad, 1998), film come Collateral, Mystic River o Kill Bill Vol. 2.

Le Désir permanent si conclude con una serie di riflessioni critiche su film molto diversi tra loro, ma che, in un modo o nell’altro, cambiano la nostra visione del cinema e del mondo, in quanto «ci aprono degli orizzonti che sono fondamentalmente orizzonti di pensiero».

Alice Casalini

Mohammed Bakrim
Le désir permanent. Chroniques cinématographiques
Rabat, Nourill éditeur, 2006, 215 pp.

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