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Poor Boy's Game

di Clement Virgo

Berlinale 57. Fare a pugni contro il tribalismo

Oggi la sottile linea nera che ci guida nella monumentale programmazione della Berlinale passa per le sale della sezione Panorama, dov’è stato presentato in prima mondiale Poor Boy’s Game, firmato dal 41enne Clement Virgo. Già ospitato con clamore lo scorso anno con il torrido Lie With Me, venduto in oltre 35 paesi tra cui l’Italia, dove uscirà per Mikado a giugno, il talentoso afrocaraibico con passaporto canadese ci regala stavolta un solido boxe movie, che vibra di rigore e calore grazie all’understatement interpretativo di Danny Glover – degnamente accompagnato dal quasi newcomer Rossif Sutherland – e all’accurato ritratto ambientale di Halifax, città portuale della Nuova Scozia dove le tensioni razziali covano sotto la cenere improvvise esplosioni di violenza.

Donnie Rose (Sutherland) ha passato sette anni dietro le sbarre per aver brutalmente pestato un ragazzo nero, che ha subito danni cerebrali irreversibili. Quando, nonostante la perplessità dei giudici di sorveglianza, viene rilasciato, fa presto a rendersi conto che nulla è cambiato nel suo quartiere di frontiera. Il clan, fatto di proletari incattiviti, galleggia in una marginalità economica sostenuta dalla sola figura parentale dello zio Joe, padrone di una discoteca per soli bianchi: la madre si butta via con squallidi compagni di strada, il fratello sconta nella violenza e nel sesso occasionale la sua impotenza affettiva, gli amici sono balordi sempre pronti alla rissa. Dall’altra parte della barricata, dopo aver osteggiato la liberazione, la comunità nera lo aspetta al varco per compiere le sue vendette, e trova un perfetto strumento nel brillante Ossie Paris, giovane pugile in ascesa, che si affretta a concordare col cinico zio Joe un’esecuzione travestita da match.

Ma lo scenario che si va profilando è destinato da subito ad assumere una svolta imprevedibile. Se Ruth, la madre della vittima, vive nell’ossessione del riscatto, il padre George (Glover) non tarda a capire che in questi anni Donnie è cambiato e, scavalcando le logiche tribalistiche della comunità, cerca di spezzare la spirale della violenza, affidandolo prima alle cure di un esperto allenatore e poi calandosi lui stesso nel ruolo di coach. Uno strano, ambiguo rapporto padre/figlio finisce per assimilare la marginalità dell’uno e dell’altro, mentre l’attesa del combattimento viene accompagnata da un crescendo di provocazioni e risposte che rafforzano l’identità dei gruppi. Arrivato al termine del suo itinerario, Donnie trova la forza di tagliarsi i ponti alle spalle, salendo sul ring solo, pronto a una sorta di sacrificio rituale ma, incrociati i guantoni, l’istinto di sopravvivenza e il cortocircuito attori/spettatori fa saltare tutti i pronostici.

Filmmaker pluripremiato, con alle spalle diverse regie di pregio, Virgo riesce felicemente nell’operazione di sovvertire i confini angusti del genere, ancorando la dimensione metaforica (il ring come teatro fisico di uno scontro tribale) a un contesto ambientale disegnato con la massima attenzione dallo sceneggiatore Chaz Thorne: è infatti proprio ad Halifax che da decenni la boxe, poor boy’s game, funziona da valvola di sfogo per decine di portuali e minatori, sotto e sopra il quadrato. I modelli dichiarati rinviano al realismo psicologico di due maestri – come il classico Kazan e il moderno Lee – che, proprio in virtù del proprio sguardo eccentrico, hanno saputo come pochi mettere in prospettiva uno spaccato sociale irto di contraddizioni ma non deterministicamente chiuso.

Sfidando convenzioni simboliche e abitudini consolidate, Poor man’s game fa saltare tutte le soggettività fondate su una visione patriarcale e inerte del comunitarismo, irretendo lo spettatore nel piacere di condividere la verità, viscerale ed etica, dei suoi personaggi, producendo un tour de force emozionale di notevole efficacia. Il ben visibile reticolo di luoghi e strategie che rinviano a un classicismo un po’ d’antan non compromette la credibilità del discorso, come un campo di coordinate riconoscibilmente euclidee all’interno delle quali è possibile apprezzare il dispiegarsi di un universo finzionale multidimensionale e stratificato.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsPoor Boy’s Game
Regia: Clement Virgo; sceneggiatura: Chaz Thorne e Clement Virgo; fotografia: Luc Montpellier; montaggio: Susan Maggi; scenografia: Bill Fleming; costumi: Jeanie Kimber; musiche: Byron Wong; interpreti: Rossif Sutherland, Flex Alexander, Danny Glover, Greg Bryk, Laura Regan, Stephen McHattie, K.C. Collins, Hugh Thompson, Tonya Lee Williams, Dwain Murphy, Wes Williams; origine: Canada, 2007; formato: HD; durata: 103’; produzione: Damon D’Oliveira, Clement Virgo e Chaz Thorne per Conquering Lion, in collaborazione con Standing 8 Productions; distribuzione internazionale: Seville Pictures; sito ufficiale: http://www.sevillepictures.com/

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