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Neue Bilder (Nuovi sguardi)

di autori vari

Berlinale 57. Afrotedeschi, radiografia del disagio

Alla 57. Berlinale, i registi afrotedeschi battono un colpo. Questa prima collezione di sei corti, Neue Bilder – Schwarzer Filmschaffender in Deutschland (Nuovi sguardi – Artisti neri nel cinema tedesco), programmata nella sezione Panorama, segnala l’emergenza di una generazione di cineasti vivace, consapevole, animata da una pluralità stimolante di approcci e modelli, accomunata da una insopprimibile necessità di far passare il proprio punto di vista sulla società multiculturale tedesca e sulle relazioni nord-sud. La scommessa di questa raccolta, che nasce da un incontro di attori afrotedeschi ospitato dalla scorsa Berlinale, è stata portata avanti dall’associazione SFD-Schwarze Filmschaffende in Deutschland, coordinata da sette artiste di origini africane (attrici, produttrici, registe), che si propone appunto come finalità principale quella di aprire una nuova piattaforma di espressione, in grado di contribuire a decostruire gli stereotipi circolanti nel cinema tedesco sulla minoranza nera. Non a caso, la presentazione del lungometraggio è stata accompagnata da due tavole rotonde, cui hanno partecipato storici e giornalisti, convocati per interrogarsi sui disvalori veicolati dall’immaginario e sulle potenzialità delle immagini in movimento.

Scommessa vinta questa dell’antologia, nonostante – o forse proprio per – l’estrema eterogeneità dei brevi film, e la scelta – probabilmente obbligata e comunque consapevole – di assemblare lavori preesistenti. Di notevole impatto lo short che apre la serie, Zwichen (Tra), un libero impasto di videoarte e teatro-danza, centrato sulle coreografie solitarie di un ballerino nero (Todd Ford, coregista insieme al gruppo Diegonante), che danza su un ponte trafficato, sfiorando passanti indifferenti, mentre una voce di commento irretisce lo spettatore, evocando la condizione dello sradicamento, dell’esilio, della marginalità. A seguire, il corto di animazione Turmspringer (Nuotatore) ci immerge in un universo urbano concentrazionario, livido, segnato dalle incursioni di un misterioso terrorista, che viene intercettato da un hacker con poteri paranormali: galleggiando con acida ironia sui moduli del fumetto, esplicitamente evocati dalla struttura compositiva e sintattica, il grafico etiope Ezra Tsegaye dà prova di una brillante vena narrativa, costruendo un intreccio da thriller che questo pilot avvia con incisiva carica visiva.

Dalle due donne del gruppo arrivano due storie intimiste, raccontate da un punto di vista femminile, che si va a configurare come ancora più eccentrico, periferico, instabile. Landing, film di diploma della 37enne nigeriana Branwen Okpako (all’attivo una decina di titoli di vario formato, tra cui il lungo Tal der Ahnungslosen), è un apologo lineare, che galleggia in un bianco e nero sporco e in un impasto sonoro magmatico. L’io narrante è una giovane e sensuale africana, che si risveglia accanto al suo compagno, un inglese bianco, e scopre di essere diventata invisibile. In strada, in metropolitana, nei luoghi più affollati, nessuno sembra accorgersi della sua presenza, e gli unici segni di vitalità arrivano da uomini e donne in crisi, che si rinfacciano l’un l’altro le proprie frustrazioni; la ragazza decide così di abitare questa condizione di invisibilità, di trasformarsi in energia affettiva, approfittando delle nicchie che la vita gli offre. Cherish, diretto dall’eritrea Winta Yohannes, segue passo passo le microvibrazioni che il ritorno dall’Africa del padre mai conosciuto provoca in una teenager, dall’iniziale rifiuto al desiderio di calarsi nei panni della madre, per capire come l’amore ti fa sentire a quindici anni.

Sul versante non fiction, Und Wir Waren Deutsche e You Are Welcome! aprono, sul passato della Germania nazista e sul presente delle relazioni nel mondo globalizzato, due diversi sguardi prospettici, accomunati dall’intento di sollevare il velo su questioni mai troppo indagate dai media. John A. Kantara (Bonn, 1964), con alle spalle una cospicua produzione di reportage televisivi, ci fa conoscere due intellettuali tedeschi che hanno condiviso un’amicizia tenace, l’esperienza della persecuzione razziale negli anni Quaranta e l’impegno nella testimonianza e nella lotta per i diritti civili: l’uno, Ralph Giordano, di famiglia ebraica, si è imposto come scrittore con un romanzo memoriale da cui è stato tratto un fortunato film televisivo (The Bertinis); l’altro, Hans-Jurgen Massaquoi, bollato come Rassechande perché figlio di una coppia mista afro-tedesca, è emigrato negli Stati Uniti dove è diventato una delle firme principali di Ebony, intervistando Mohammed Ali, Martin Luther King e altre personalità afroamericane. Con You Are Welcome!, l’afroghanese Otu Tetteh costruisce un intrigante crosscutting fra Germania e Ghana, Europa e Africa, mettendo a confronto i punti di vista di due tedeschi in Ghana (di cui uno figlio di africani) e di un ghanese che ha vissuto in occidente: ne viene fuori un divertente cortocircuito di stereotipi e pregiudizi, che chiude su una chiave leggera e ironica l’antologia di corti.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsNeue Bilder – Schwarzer Filmschaffender in Deutschland
origine: Germania/Gran Bretagna, 2007; formato: DigiBeta; durata: 109’; produzione: SFD – Schwarze Filmschaffende in Deutschland; sito ufficiale: http://www.sfd-net.com
Zwichen
Regia: Todd Ford e Diegonante; origine: Germania, 2006; formato: DigiBeta; durata: 6’; produzione: Diegonante + Todd Ford
Turmspringer
Regia: Ezra Tsegaye; origine: Germania, 2006; formato: DigiBeta; durata: 18’; produzione: The Eye-Listen Book Ltd.
Landing
Regia: Branwen Okpako; origine: Germania, 1996; formato: 16 mm; durata: 10’; produzione: Branwen Okpako
Und Wir Waren Deutsche
Regia: John A. Kantara; origine: Germania, 1999; formato: DigiBeta; durata: 35’; produzione: John A. Kantara
Cherish
Regia: Winta Yohannes; origine: Gran Bretagna, 2000; formato: DigiBeta; durata: 17’; produzione: The London Film School
You Are Welcome!
Regia: Otu Tetteh; origine: Germania, 2006; formato: DigiBeta; durata: 16’; produzione: Own Productions

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