title_magazine

Il cinema marocchino femminile

di Giulia Bonassi

Quella marocchina è la cinematografia più giovane, cresciuta lasciando tracce meno consistenti in rapporto al cinema degli altri due paesi principali del Maghreb, Tunisia e Algeria. Divenuto indipendente nel 1956, stesso anno della Tunisia, il Marocco, nonostante il Centre Cinématographique Marocain (CCM) fosse già stato fondato nel 1944, non ha goduto di un adeguato sostegno da parte del settore pubblico. Il CCM è un ente di derivazione coloniale, ed era soprattutto intento a realizzare documentari pensati per i turisti. Lo stesso CCM divise poi il proprio intervento economico tra l’appoggio a coproduzioni di lungometraggi stranieri che utilizzavano il Marocco come set e l’aiuto alle prime opere che furono girate da registi marocchini a partire dalla fine degli anni ’60. S’è infatti dovuto aspettare l’ultimo periodo di quel decennio per iniziare a intravedere sugli schermi le prime opere nazionali.

Precedentemente il Marocco prestò i suoi luoghi per un cinema di diverso contenuto e altra destinazione: i primi furono i fratelli Lumière e Felix Mesguish, che documentò l’intervento delle truppe francesi per rendere il Marocco un protettorato, poi arrivarono artisti stranieri del calibro di Welles e Hitchcock (Otello e L’uomo che sapeva troppo) per girare diversi film. A Casablanca e Rabat iniziarono a sorgere studi cinematografici. A porre termine a questa situazione furono Mohamed Tazi e Ahmed Mesnaoui, autori di quello che è ritenuto il primo lungometraggio della storia del cinema marocchino: Vaincre pour vivre (Vincere per vivere) del 1968 ispirato al melodramma musicale egiziano. I primi film hanno generato due distinte tendenze, quella di ricercare una specificità stilistica e tematica e quella di imitare generi commerciali stranieri. Durante gli anni ’80 e ’90 si è consolidato un cinema sociale ed intimista in rapporto con la progressiva modernità e la tradizione.

Questo stile contraddistingue anche le opere delle poche, anzi pochissime, registe marocchine. Due nomi spiccano, sono quelli di Farida Bourquia e Farida Benlyazid. La prima, dopo aver conseguito, nel 1966 a Mosca, una laurea in chimica, si è orientata verso il mondo dell’arte e nel 1982, tornata in patria, ha realizzato La Braise, primo film di una regista donna in Marocco. La seconda, invece, Farida Benlyazid, era già nota ai cinefili marocchini prima di divenire una regista, il suo nome infatti è legato alla scrittura di sceneggiature a partire dalla metà degli anni ’70. Dopo aver collaborato con rinomati registi, nel 1987 ha realizzato il suo primo lungometraggio, Une Porte sur le ciel, una riflessione sulla religione e sull’appartenenza a due diverse culture.

Prendendo spunto dal lavoro svolto da queste due cineaste ho approfondito l’iter che le registe in Marocco devono seguire per arrivare all’essere conosciute, attraverso le istituzioni statali ed il mondo dei festival, passando attraverso il gusto e la selettività del pubblico. Successivamente ho analizzato la biografia e le opere di quattro registe (Farida Bourquia, Izza Genini, Farida Benlyazid e Leyla Triqui), giungendo infine a trattare le estetiche e le tematiche del film marocchino al femminile.

All’inizio di un nuovo secolo la speranza delle cineaste è quella di crescere di numero e di elevare culturalmente un Paese, oggigiorno, succube dello schermo televisivo. Gli anni passati le hanno viste lavorare duramente, arrancare nei palinsesti televisivi per crearsi una posizione rispettabile. Ma colpire lo spettatore cinematografico in Marocco non è così semplice. Il gusto sta mutando e di conseguenza anche ciò che viene richiesto ad una sceneggiatrice o regista. Niente più adattamenti di romanzi da supermercato, niente più favole esotiche con improbabili eroi esclusivamente maschili, niente più denunce di stereotipati soprusi casalinghi.

La regista marocchina vuole uscire dai confini della sua arida terra facendo decollare all’estero una cinematografia rimasta nell’ombra per diversi anni. Chiede di uscire dai clichè che la tengono imprigionata all’immagine della casalinga che non può alzare lo sguardo e che passa la giornata cucinando cous cous. Le registe che ho menzionato nella mia tesi sono riuscite ad evadere, mostrando sfaccettature della propria vita, dando peso ai loro valori, dimostrando che la musica che le ha accompagnate nel proprio cammino non deve finire nell’oblio, partecipando ai festival per farsi strada, realizzando anche telefilm pur di guadagnare per produrre il proprio film. Tutto ciò senza mai scordarsi di essere donne, mogli e madri.

Qualcuna di loro ha assistito a lungo allo strapotere dell’uomo cineasta vedendosi relegata a lavori marginali nel campo cinematografico, ma una nuova generazione di registe si sta facendo largo per rilanciare il cinema marocchino. Tra queste Leyla Triqui, realizzatrice trentunenne speranzosa e di larghe vedute, che onorata ha accettato di farsi intervistare da me e con la quale sono rimasta in contatto durante questi mesi. Mi auguro vivamente che tutte le speranze, sue, e delle sue colleghe, non crollino di fronte agli ostacoli che probabilmente troveranno lungo il loro percorso, perché quello marocchino è un cinema che sa parlare e che deve parlare ancora molto. Che ascolta e che deve essere ascoltato.

Giulia Bonassi
Dietro il velo, lo schermo. Evoluzione, cinematografia contemporanea, figure chiave, estetiche e tematiche del cinema marocchino femminile
Relatore: Michele Fadda
Correlatore: Veronica Innocenti
Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia
Tesi di laurea (vecchio ordinamento)
A.A. 2005-2006
pp. 117


INDICE

Introduzione

1. Breve storia ed evoluzione del cinema in Marocco
1.1. La scoperta del cinematografo in Marocco
1.2. I generi cinematografici del film coloniale
1.3. I marocchini producono il proprio cinema

2. Analisi della cinematografia contemporanea in Marocco
2.1. L’ingresso nel mondo del cinema
2.2. Difficoltà o agevolazioni. Le istituzioni statali
2.2.1. Le infrastrutture cinematografiche in Marocco: le Centre Cinématographique Marocain
2.3. Le istituzioni statali
2.4. Il mestiere della regista
2.5. I festival, un trampolino di lancio
2.6. Il pubblico marocchino

3. Il cinema marocchino al femminile e le sue figure principali
3.1. Farida Bourquia. La prima regista
3.2. Izza Genini. Musica prima di tutto
3.3. Farida Benlyazid. Dalla sceneggiatura alla regia
3.4. Leyla Triqui. La nuova generazione.
3.4.1. Vita e opere
3.4.2. Intervista a Leyla Triqui

4. Estetiche e tematiche del film marocchino al femminile
4.1. Le tematiche
4.1.1. La tendenza tradizionale
4.1.2. La tendenza innovatrice
4.2. L’immagine e l’islam
4.3. La femmina nel cinema marocchino
4.4. Immagine della femmina decaduta
4.5. Una tendenza femminista
4.6. Tendenza machista all’interno dei film delle donne

5. Conclusioni

Bibliografia
Filmografia

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
Documenti allegati
fine_sezione
title_news
venerdì 10 ottobre 2014

Serata Afronauts ad Afrodisia

Sabato 18 ottobre 2014 Cinemafrica - Africa e diaspore nel cinema presenta, in collaborazione (...)

venerdì 10 ottobre 2014

Blaxploitalian al Caffè Letterario

Venerdì 17 alle ore 18 un’altra occasione per chi è a Roma per scoprire il progetto di (...)

martedì 7 ottobre 2014

Pelo Malo in sala dal 30 ottobre

"Pelo malo è un film sulla violenza che viviamo in Venezuela, tanto forte da essere passata (...)

domenica 5 ottobre 2014

Cinema africano a Brescia

Per l’ottavo anno, l’associazione Kamenge organizza a Brescia una rassegna di lunghi e corti (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha