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Inatteso

di Domenico Distilo

In attesa di essere riconosciuti uomini liberi

La rassegna "Italia Francia, le nuove generazioni", organizzata dall’Accademia di Francia a Roma-Villa Medici, ha dedicato l’ultima serata italiana al documentario, con Inatteso (2005) di Domenico Distilo. Il film, già presentato alla 56a Berlinale nella sezione Forum, è il saggio di diploma che il giovane regista ha realizzato al Centro Sperimentale di Cinematografia: un’interessante sorpresa, un lavoro profondo e consapevole che esplora il mondo nascosto degli immigrati in fuga dalle guerre dell’Africa post-coloniale.

Distilo organizza il suo documentario come un viaggio a tappe, illustrato da un coro di tre rifugiati che mettono in scena, riadattandolo, il testo sui rifugiati scritto da due di loro, Lual Schoul Adam e Joanna W.M. Henneman, sfruttando come cornice la scenografia monumentale dei Fori Romani e del Colosseo. Inatteso inizia dove finisce il viaggio della speranza dei migranti nordafricani, dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente: Distilo segue gli sbarchi a Lampedusa, osserva in silenzio, a debita distanza, senza influire sulle operazioni e, soprattutto, senza entrare nei CPT (Centri di Permanenza Temporanea). Il regista sceglie di non lasciarsi andare a ridondanti scene patetiche e d’impatto, come accade nei reportage televisivi sull’argomento: il suo obiettivo non è quello di puntare sullo shock e sulla commozione, ma quello di plasmare la realtà per riordinarla e cercare di darle un senso. Una volta arrivati in Italia, i migranti richiedono l’asilo politico, ma l’iter burocratico è lungo e complesso: viene dato loro un permesso di soggiorno trimestrale per circolare liberamente, ma tre mesi non bastano mai e, prima di portare a termine la loro pratica, possono passare degli anni. In questo periodo, però, i migranti non possono lavorare e, dovendo sopravvivere, si trovano costretti a fare i lavori più duri e in nero, senza alcun rispetto e tutela.

Distilo segue l’Odissea italiana dei migranti seguendo le loro tracce, le strade che li portano nelle abitazioni di fortuna e nei campi. Il regista parte da Roma, più precisamente dai capannoni dell’ATAC in disuso, dove si è creato una vero e proprio quartiere multietnico e autogestito nel quale vivono centinaia di famiglie: un mondo di odori e colori inaspettato che di recente è stato sgomberato per ordine del Comune, ma nel quale molti immigrati sono tornati e vivono ancora. La storia si ripete al Sud, dove i migranti trovano lavoro nei campi: anche qui si adattano a vivere in case abbandonate, in edifici in disuso, e anche da questi vengono cacciati. Distilo osserva i migranti, entra con pudore e rispetto nel loro mondo e riesce a dar loro il modo di parlare. Inatteso dona una voce ai migranti utilizzando due soluzioni opposte tra loro: il regista alterna infatti le interviste, delle quali si sente solo la risposta dell’immigrato, con la lettura di testi scritti, in arabo, in inglese e in italiano. Questi testi vengono interpretati dai migranti, sullo sfondo di scenografie diverse, come se stessero leggendo un copione: provocando così uno straniamento che ricorda inevitabilmente Jean-Marie Straub e Danièle Huillet che, non a caso, vengono ringraziati nei titoli di coda.

Lo spunto più interessante di Inatteso si trova dunque proprio in questa fusione, apparentemente contrastante, tra una messa in scena teatrale e una rappresentazione del reale che è la più oggettiva possibile, alla ricerca di un iperrealismo che metta nudo una realtà nascosta. Distilo svela con eleganza una realtà vergognosa che lo Stato continua ad alimentare, perseverando nell’errore di applicare leggi evidentemente inefficaci, e riesce a farlo dimostrando una consapevolezza matura del mezzo, lasciando ben sperare per il futuro.

Alice Casalini

Cast & CreditsInatteso
Regia: Domenico Distilo; soggetto: Domenico Distilo, Chiara Faraglia, Addam Mounir, Chiara Pazzaglia; sceneggiatura: Domenico Distilo, Federico Fava, Iosella Porto; fotografia: Christian Burgos, Maurizio Tiella, Massimiliano Tarocco; suono: Francesco Tumminello; montaggio: Paola Fournasier; interpreti: Mohammed Ali Abubakar, Samuel Teklu, Lual Schoul Adam, Joanna W.M. Henneman, Gianni Calastri, Ridvan Ozmen, Nur Mohammed Jamshidi; origine: Italia, 2005; formato: 16 mm (1:1:33) e beta digitale, colore; durata: 52’; produzione: Centro Sperimentale di Cinematografia; sito ufficiale: www.csc-cinematografia.it

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