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Ezra

di Newton I. Aduaka

Nella memoria di chi non vuole ricordare

Premiato con il massimo riconoscimento all’ultimo Fespaco di Ouagadougou, dopo l’anteprima mondiale al Sundance, Ezra ha conquistato anche gli spettatori del 17. Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, aggiudicandosi il Premio del Pubblico. Particolarmente apprezzata è stata la determinazione con cui il quarantunenne autore nigeriano, Newton I. Aduaka, si è battuto per garantire almeno una proiezione a Milano nonostante il veto dei produttori, dovuto al fatto che il film è stato selezionato anche dalla Semaine de la Critique di Cannes. Ma a colpire è stata soprattutto la strategia emozionale sulla quale il regista ha scommesso le sorti del film, raccontando la tragedia dei bambini-soldato dal punto di vista di un sopravvissuto, vittima e carnefice al contempo, senza concessioni al sensazionalismo o cedimenti a un sentimentalismo ricattatorio.

In un paese dell’Africa occidentale, è il 13 luglio 1992. Ezra, sui 7 anni, si affaccia sul cortile della scuola elementare frequentata dalla sorella di poco maggiore Onitcha, appena in tempo per essere rapito, come lei e altri bambini, da un commando di ribelli della Blood Brotherhood, un movimento di ispirazione radicale, e arruolato a forza. Sotto la guida dell’inflessibile Rufus e la minaccia dello squilibrato Terminator, Ezra impara in fretta, diventando capo di un’unità d’assalto. Ficnhé il 6 gennaio 1999 non succede un fatto che cambierà per sempre la sua vita: imbottito di anfetamine come gli altri, il ragazzo partecipa a una feroce incursione notturna in tre villaggi vicini, fatta a scopo intimidatorio per dissuadere la popolazione dal partecipare alle imminenti elezioni politiche. In preda agli allucinogeni, incattivito dalla stanchezza e dalla mancanza di cibo, Ezra non si rende conto che si trova nel villaggio dov’è nato e finisce per uccidere i propri genitori sotto gli occhi della sorella.

Passano altri anni. La guerra civile è finita e il paese si è incamminato sulla strada della pacificazione. Ma davanti al tavolo della Commissione per la Verità e la Riconciliazione, Onitcha deve decidere se testimoniare o no contro il fratello. Ed Ezra, se ricordare o no, il crimine che non ammette di aver commesso. Ne nasce un sottile gioco delle parti in cui si schierano anche un sostenuto ex-generale afroamericano e una sensibile giudice a latere, ma i veri protagonisti sono fratello e sorella, che a brandelli ci riportano ai terribili anni della guerra, vissuta, sempre e comunque, dalla parte dei vinti. Sulla loro strada, dalla memoria emerge il fantasma vitale e dolente di Mariam, ragazza-soldato che Ezra ama e sposa, condividendo un quotidiano di ordinaria follia e atrocità, davanti ai segni sempre più evidenti che la causa del movimento è ormai diventata pretesto per la sete di potere e ricchezza di Rufus, abbagliato dai diamanti di sangue di cui abbonda il sottosuolo.

Scritto in collaborazione con Alain-Michel Blanc (Vai e vivrai, 2005) sulla base di una commissione dell’emittente franco-tedesca Arte, in mano a un talento meno borderline di quello di Aduaka, Ezra sarebbe potuto diventare l’ennesimo sottoprodotto di un’anacronistica e monodimensionale estetica dell’urgenza, a basso potenziale espressivo, bene esemplificata da film come Delwende (2005). Fortunatamente, il giovane autore nigeriano non ha avuto paura di rischiare sul terreno del racconto né su quello della scrittura filmica, consegnandoci un saggio di salutare disequilibrio e irriconciliabile libertà poetica. Aduaka opta infatti per una struttura narrativa aperta, plurale, disarticolata dalla presenza di più punti di vista, disseminata da incongruenze non suturabili neanche a posteriori. Questa libertà ha l’effetto di spostare l’attenzione dello spettatore sulle performances attoriali, armonizzate da Aduaka con un talento renoiriano: il cast eterogeneo e panafricano è composto da un non professionista del Sierra Leone (il protagonista Mamoudu Turay Kamara, un volto dalla presenza scenica notevole), una studentessa di teatro della Sierra Leone che vive a Londra (Mamusu Kallon, una Mariam malinconica e toccante), un’attrice di teatro franco-senegalese (Mariam N’diaye, una Onitcha di efficace sobrietà), un interprete afroamericano consumato (Richard Gant, con alle spalle numerose serie tv e titoli anche recenti come Norbit e Kingdom Come), un vilain credibile e sperimentato (Emile Abossolo-Mbo, Si le vent soulève les sables, Les saignantes), un ex-bambino soldato (Yao Yankey Yankson, utilizzato anche come consulente militare).

Ma il respiro narrativo dialettico, come emerge dall’intervista, emerge da una concezione interminabile del fare cinema, in cui l’energia del girato fa saltare gli equilibri della pagina scritta e riscalda la nuova partitura audiovisiva costruita al tavolo di montaggio. In questo senso, come già in Rage, particolarmente elaborata risulta la ricerca sul sonoro: Aduaka inserisce con efficace misura gli interventi di commento di Nicholas Baby, lasciando ampie pause che moltiplicano la forza delle performances attoriali, e l’impatto espressivo delle immagini, come nel magistrale epilogo. In ultima analisi, Ezra sta a Blood Diamond come Sometimes in April sta a Hotel Rwanda, come dire che Aduaka recupera da Raoul Peck la libertà espressiva e la capacità di costruire tensione patetica da un cast eterogeneo, sacrificando sull’altare della ricerca espressiva la quadratura narrativa e spettacolare che offrono i film di Edward Zwick e Terry George. Ma il Premio del Pubblico di Milano dimostra che quella di Aduaka è una scelta vincente anche in termini di impatto comunicativo. L’auspicio è che i nostri distributori non se lo lascino scappare.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsEzra
Regia: Newton I. Aduaka; sceneggiatura: Newton I Aduaka e Alain-Michel Blanc; fotografia: Carlos Arango De Montis; montaggio: Sébastien Touta; scenografia: Yann Dury; costumi: Sophie Campana; musiche: Nicolas Baby; interpreti: Mamoudu Turay Kamara, Mariame N’Diaye, Mamusu Kallon, Richard Gant, Mercy Ojelade, Emile Abossolo-Mbo, Merveille Lukeba; origine: Francia/Nigeria/Austria, 2006; formato: 35 mm, 1:1,85; durata: 110’; produzione: Michel Loro e Gorune Aprikian per Cinéfacto, in collaborazione con Arte France, Amour Fou FilmProduktion e Sunday Morning; sito ufficiale: http://www.amourfou.at

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