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Ghost Son

di Lamberto Bava

Nel nome del padre

E’ uscito il 4 maggio grazie a Moviemax Ghost Son, che segna il ritorno di Lamberto Bava al 35 millimetri a 15 anni da Body Puzzle (1991), dopo le ripetute prove televisive. Un ritorno in grande stile, per un film di coproduzione, girato in Sudafrica in presa diretta inglese con un cast internazionale che comprende star di prima grandezza come la lynchiana Laura Harring (Mulholland Drive, Inland Empire), John Hannah (La mummia) e Pete Postlethwaite (Omen-Il presagio, The Constant Gardener). Peccato che il film, presentato in anteprima mondiale al PiFan (Puchon International Fantastic Film Festival) di Seoul e di recente al RIFF, con tanto di protagonista presente, sia destinato a deludere le attese anche degli amanti del genere.

Stacey (Laura Harring) è una giovane ricercatrice che, per amore, rinuncia alla carriera ed accetta di andare a vivere con Mark (John Hannah), un allevatore di cavalli che vive in una grande fattoria isolata nella savana. Dopo alcuni mesi felici di matrimonio, un tragico evento, preceduto da sinistri presagi, sconvolge le loro vite: Mark muore in un incidente col fuoristrada. L’ambiente che circonda la casa, costellata dalle lugubri sculture lignee realizzate dal vecchio Bongani (Jeremiah Ndlovu), non è dei più rassicuranti, né la cameriera adolescente Thandi (Mosa Kaiser), che continua a parlare con la madre morta anni prima, può far molto per consolare Stacey, che continua a sentire lo spirito di Mark aleggiare nelle stanze. L’amico di famiglia Doc (Pete Postlethwaite), dottore in servizio per una ONG straniera, le consiglia di lasciare la casa, ma Stacey non vuole sentire ragioni. Superata a stento la tentazione del suicidio, scopre di essere incinta di Mark.

Dopo un ellissi di qualche mese, la vediamo felicemente realizzata come allevatrice di cavalli. Dal parto, doloroso e inquieto, nasce un bimbo, subito accolto dalla diffidenza di Thandi e della vecchia Leleti (Mary Twala), moglie di Bongani. Assistita a distanza da Doc, Stacey si lancia con entusiasmo nel neomestiere di mamma, ma il roseo pargolo non tarda a lanciare strani segnali che fanno insospettire la donna. Ossessionata dalla presenza di Mark, Stacey rimane irretita in uno strano triangolo sovrannaturale, dove oscure forze la spingono a riunirsi, contro la sua volontà, all’amato ex-compagno. Lotterà con tutte le proprie forze per conservare la vita, sua e del bambino, e la memoria di Mark. Finché un giorno è costretta a scegliere.

Partendo dall’infelice spunto di realizzare una sorta di sequel di Ghost in chiave gotica, Bava ce la mette tutta nel dare credibilità a questi personaggi, impegnandosi in un apprezzabile tour de force nella direzione degli attori. La Harring e Hannah nel complesso non sfigurano, garantendo una qualche tenuta espressiva al plot, che purtroppo comincia a girare a vuoto laddove più dovrebbe innescarsi la progressione drammatica, cioè con la nascita del ghost son. Dentro e intorno a questa spettrale casa a vetri, tutta scale e corridoi, lo scenografo Davide Bassan (Il partigiano Johnny, Rosso come il cielo) riesce a costruire una diegesi di apprezzabile forza drammatica. Ma una volta delineato questo singolare triangolo, con la complicità di Silvia Ranfagni (Maternatura, Il mio peggior nemico), Bava non riesce a delinearne con la necessaria profondità le implicazioni, forse sovrestimando le sue capacità registiche e quelle del curatore degli effetti speciali, peraltro modesti.

Pur appoggiandosi a volti in qualche modo familiari, apparsi in film di coproduzione sudafricana come Waati, Hotel Rwanda, e In my country, di cui pur rifrange una sinistra ma profonda carica panica, Bava non riesce a trarre tutto il potenziale dal materiale umano e dalle location a disposizione: miti e suggestioni ambientali accumulate stentano a dare complessità al nucleo drammatico. Quanto alla regia, un insistito ricorso a espedienti di genere, secondo una formula spettacolare che riecheggia l’horror all’italiana anni ’80, lungi dal tenere viva la tensione patetica, dà all’operazione una singolare, e a suo modo tenera, patina vintage.

Leonardo De Franceschi

Cast & Credits Ghost Son
Regia: Lamberto Bava; sceneggiatura: Lamberto Bava e Silvia Ranfagni; fotografia: Giovanni Canevari; scenografia: Davide Bassan; costumi: Michela Marino; montaggio: Raimondo Aiello; suono: Andrea Lancia; musiche: Paolo Vivaldi; interpreti: Laura Harring, John Hannah, Pete Postlethwaite, Carolina Cataldi Cassoni, Mosa Kaiser, Jake David Matthewson, Jeremiah Ndlovu, Mary Twala, Susanna Laura Ruedenberg; origine: Italia/Sudafrica/Spagna/Gran Bretagna, 2005; formato: 35 mm, colore; durata: 96’; produzione: Marco Guidone, Enzo Giulioli e Gabriele Andreoli per Star Edizioni Cinematografiche, AE Media Corporation, con il contributo del MiBAC; distribuzione: Moviemax; sito ufficiale: www.ghostson.com; uscita italiana: 4 maggio 2007.

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