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Ginga

di Hank Levine, Marcello Machado e Tocha Alves

Un calcio alle sofferenze

Tre registi hanno scelto di raccontare il Brasile attraverso i suoi miti: il calcio e la capoeira legati dall’aura magica della ginga che Ruy Castro, giornalista brasiliano che ha scritto, studiato e analizzato il suo paese attraverso i suoi miti definisce come «un modo di prendere la vita troppo sul serio, combattendo le avversità con l’uso delle dita dei piedi, dei tacchi e i fianchi». Hank Levine, Marcello Machado e Tocha Alves hanno incontrato, intervistato nove ragazzi e una ragazza che vivono nella varie parti del Brasile: dieci storie diverse accomunate dalla passione per il calcio e dai sogni che circondano quel mondo.

Ginga, presentato di recente al RIFF, è dunque un documentario diviso in dieci capitoli nei quali incontriamo la piccola Karim che abita a Sao Paulo e detiene il primato nei palleggi, il giovane Wescley, aiutato da un’associazione a inseguire il suo sogno nonostante l’amputazione di entrambe le gambe, mentre i tre registi ci presentano anche la storia di Robinho, campione che gioca nel Real Madrid. Ma il filo conduttore del viaggio è l’indagine che ha come scopo quello di scoprire la fusione naturale tra il calcio e lo sport (o la filosofia, o lo stile di vita) della capoeira. Il legame tra la capoeira - arrivata dall’Africa, praticata come danza dagli schiavi per allenarsi ai combattimenti e alla ribellione- e la ginga è stretto, visto che il termine ginga è arrivato in Brasile proprio attraverso la capoeira. Un legame mitico che spiegherebbe l’abilità dei movimenti famosa in tutto il mondo dei brasiliani: la ginga infatti è qualcosa che si possiede naturalmente, non si apprende.

Non è un caso quindi che il ragazzo incontrato a El Salvador non sia solo un bravo giocatore di calcio ma anche un maestro di capoeira. Il viaggio nel magico mondo del calcio brasiliano è anche una porta su un mondo di tornei, campionati colorati che si svolgono a ritmo di samba, tra danze e divertimento, inseguendo un sogno che solo pochi realizzeranno in pieno. L’esempio più sorprendente di questo fenomeno sono la passione e il viaggio danzante e gioioso sul Rio delle Amazzoni che Celso e i suoi compagni fanno per andare a Manaus per partecipare ad un torneo: un gruppo di giovani che si allena in un luogo lontano dalla città, dai campi da calcio, immersi nel simbolo della natura, la foresta Amazzonica.

Un sogno a ritmo di musica, Ginga è organizzato e montato con suoni del Brasile: non è un caso che i tre registi abbiano avuto esperienze con video musicali e che dietro alla produzione ci sia la mano di Fernando Meirelles (City of God, The Constant Gardener, Cidade dos homens) del quale si ritrovano alcuni tratti stilistici. Ginga è un viaggio affascinante nei miti del Brasile che cerca di spiegarne alcuni aspetti, ma lascia perplessi l’operazione commerciale organizzata dalla Nike - che ha coprodotto il documentario - soprattutto sul web. Sembra in qualche modo stridente raccontare lo spirito libero del Brasile attraverso una multinazionale come la Nike, ma in fondo, riflessioni socio-economiche a parte, il documentario rappresenta visivamente quello spirito e quel modo di essere che non fa prendere le cose troppo sul serio, chiamato appunto ginga.

Alice Casalini

Cast & Credits Ginga
Regia: Hank Levine, Marcello Machado e Tocha Alves; sceneggiatura: Hank Levine, Marcello Machado e Tocha Alves; fotografia: Raul Fernanadez; montaggio: Lessandro Sócrates, Márcio Canella e Oswaldo Sant’Ana; interpreti: Romarinho, Wescley, Paulo Caesar, Celso, Sergio, Falcao, Karim, Robinho; origine: Brasile, 2006; formato: Beta SP, colore; durata: 81’; produzione: 02 Filmes e Nike; sito ufficiale: www.ginga.o2.art.br

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