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Bled Number One

di Rabah Ameur-Zaimeche

Le dissonanze del desiderio

Presentato nella sezione Un certain regard al Festival di Cannes del 2006, dove ha ricevuto il Prix de la Jeunesse, e poi al festival di Torino dove ha ricevuto la Menzione speciale della giuria Fipresci, Bled Number One del regista algerino Rabah Ameur-Zaimeche arriva di nuovo sullo schermo in Italia, grazie al Tekfestival di Roma, dove è stato presentato come evento speciale al Cinema Farnese. Il regista – che è anche il protagonista del film – lavora in maniera molto personale sul tema dell’esilio e dell’identità, soprattutto mettendo in evidenza le problematiche e le inquietudini legate ad una doppia appartenenza: l’Algeria e la Francia. Già in Wesh Wesh, qu’est-ce qui se passe? (2002) il regista aveva messo in scena il protagonista Kamel (suo alter ego) per rappresentare la generazione degli algerini emigrati in Francia e gettare uno sguardo, dall’interno, sulle cités francesi come microcosmi di convivenza. Come lui stesso ha dichiarato a più riprese, Bled Number One è una sorta di sequel (ma in fondo potrebbe anche essere un prequel) ideale del suo primo film.

Certo è che si tratta di un’opera seconda molto personale e innovativa, capace di disturbare e insieme di andare dritta al cuore dello spettatore: con Bled Number One, il regista Rabah Ameur-Zaimeche, nato in Algeria ma cresciuto in Francia, filma in maniera soggettiva il ritorno al proprio paese natale, mettendosi in scena attraverso il personaggio di Kamel, suo alter ego, un emigrato clandestino rimpatriato dalla Francia subito dopo essere uscito di prigione. Allo spaesamento di Kamel corrisponde il disagio di Louisa, una donna che si ribella alle angherie del marito ma che si trova a dover così sopportare l’ostracismo e un altro tipo di violenza da parte della famiglia, che la accusa di aver arrecato disonore. Lo sguardo straniato di Kamel ci guida alla scoperta di un’Algeria rurale e cittadina, sospesa tra modernità e tradizione, in cui l’emigrato non riesce più a ritrovarsi, così come non riesce a trovare un equilibrio la giovane Louisa, donna, moglie e madre che deve confrontarsi con una società ancora troppo maschilista. Il suo sogno di poter cantare viene visto come una intollerabile sfida alla dipendenza dal marito, così come il senso di solitudine e di spaesamento di Kamel si esprimono appieno solo attraverso la musica.

A metà strada tra documentario e finzione, con degli inserti musicali di straziante bellezza, in cui Kamel/Rabah sembra indirizzarsi direttamente allo spettatore, il film riflette con amore e partecipazione la deriva integralista di cui è stata vittima l’Algeria, da cui il paese stenta a risollevarsi. Non è un caso che le sequenze iniziali del film mostrino la cerimonia della Zerda, una tradizione molto antica e celebrata da intellettuali del calibro di Assia Djebar. Una cerimonia in cui donne e uomini si dividono: le prime si avviano in processione verso un cimitero sulla collina, dove si ritrovano, parlano, cantano, creando un proprio spazio di libertà; mentre gli uomini sgozzano un toro e ne dividono le carni in parti uguali. Nel corso del film, questa divisione tra maschile e femminile appare in tutta la sua tragica attualità: il sacrificio del toro si tramuta nella folle violenza integralista, mentre il cimitero sulla collina e il manicomio di Costantina sono gli unici due spazi di libertà dove la giovane donna potrà cantare le sue amate canzoni blues.

Il regista sembra voler inscrivere nella geografia asciutta del film il suo sogno utopico, quello di poter vedere finalmente riuniti il maschile e il femminile in un’Algeria da reinventare, e di poter ricomporre così le dissonanze del desiderio.

Maria Coletti

Cast & CreditsBled Number One
Regia: Rabah Ameur-Zaimeche; sceneggiatura: Rabah Ameur-Zaimeche, Louise Thermes; fotografia: Lionel Sautier, Hakim Si Ahmed, Olivier Smittarello; suono: Nikolas Javelle; montaggio: Nicolas Bancilhon; musica: Rodolphe Burger; interpreti: Rabah Ameur-Zaimeche, Meriem Serbah, Abel Jafri, Farida Ouchani, Ramzy Bedia; origine: Francia/Algeria, 2005; formato: 35 mm; durata: 97’; produzione: Sarrazink Productions; distribuzione: Les Films du Losange.

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