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Io, l'altro

di Mohsen Melliti

Contro la guerra permanente

"Alle vittime della guerra contro il terrorismo". Questa dedica chiude la dichiarazione politica nei confronti dell’azione militare contro il terrorismo in Iraq che Mohsen Melliti ha stilato realizzando Io, l’altro (2007), sua prima prova di regia che sarà nelle sale dal 18 maggio per la 20th Century Fox, prodotto e diretto da Raoul Bova. Il dramma dei 700 mila morti iracheni, vittime innocenti della guerra al terrorismo, trova la sua rappresentazione simbolica nel conflitto che una notizia della radio scatena tra due amici, Giuseppe e Yousef (che è poi lo stesso nome, in italiano e in arabo).

Io, l’altro racconta la storia di due pescatori che, dopo anni passati sotto padrone, riescono ad avere una barca di proprietà con la quale non riescono ad evitare comunque i problemi con i malavitosi locali. Giuseppe e Yousef dopo anni di lavoro insieme sono diventati anche amici: una mattina come le altre partono come sempre per la pesca, i due sono soli in mare per giorni e l’unica voce esterna che li tiene legati al resto del mondo è quella della radio che annuncia la caccia a uno dei terroristi dell’attentato di Madrid, che si chiama Yousef. Un’omonimia che in questi tempi, soprattutto in un paese come l’Italia, è difficile che riesca a tenere lontano dubbi e sospetti. Proprio le paure nate dal sospetto verso l’altro mettono in discussione la fiducia, e di conseguenza anche l’amicizia, tra i due pescatori.

Il dramma di questi due uomini nel film viene rappresentato attraverso una forma espressiva che si colloca in una posizione di confine tra il teatro e il cinema ed è amplificato dall’isolamento, perché i due pescatori si trovano nel mezzo del mare che, come dice Giuseppe, «devi rispettare perché non lo conoscerai mai fino in fondo». Io, l’altro in breve tempo prende una forma che sia avvicina a quella del thriller psicologico, alternando il punto di vista di Giuseppe a quello di Yousef, per poi prendere le vesti di una tragedia: il tradimento in un sentimento profondo come l’amicizia, o l’amore, non si può perdonare, e non a caso la barca si chiama Medea. Io, l’altro è dunque soprattutto un film di attori, e se Raoul Bova non è del tutto convincente nel ruolo del pescatore siciliano, Giovanni Martorana è un sorprendente immigrato tunisino, forse per le sue origini che sono legate ai quartieri periferici di Palermo dove vivono molti immigrati arabi ai quali si è ispirato l’attore siciliano.

Giuseppe e Yousef sono vittime di un sentimento di paura e terrore nei confronti dell’altro che viene indotto dall’esterno e in particolare dai media che condizionano a tal punto da non essere più in grado di capire chi abbiamo davanti: così nel film la radio diventa il verbo o come dice Yousef: «Adesso la radio cos’è? Corano?». Purtroppo ne Io, l’altro, per evidenti necessità, si percepisce che i notiziari sono stati ricostruiti appositamente per il film, e questa evidente finzione, diminuisce l’efficacia del ruolo centrale nel film della voce della radio.

Il pericolo che si corre quando ci si lascia prendere dalla paura dell’altro ha coinvolto e appassionato i due protagonisti: se Martorana vive il disagio direttamente sulla sua pelle perché viene fermato dalle forze dell’ordine ogni volta che prende un treno ed un aereo, Bova dice di aver aderito con passione al progetto di Melliti perché «dopo l’11 settembre ho scoperto la paura per ogni valigetta incustodita e verso ogni extracomunitario su un aereo riguardava anche me, ed era una paura verso una civiltà intera». Un modo per reagire che l’ha portato a trasformare il suo compenso in finanziamento per realizzare Io, l’altro del quale è quindi anche produttore.

Melliti che vive in esilio da molti anni, ha già raccontato il mondo dell’immigrazione attraverso i suoi romanzi, Pantanella, canto lungo la strada (Edizioni Lavororo, ISCOS, Roma, 1991) e I bambini delle rose (Edizioni Lavoro, Roma, 1995), ed è infine approdato al cinema, per il quale ha scritto diverse sceneggiature: un’intellettuale che porta il suo sostegno alla lotta contro il regime che governa la Tunisia dal golpe bianco del 1987, al quale partecipò attivamente l’Italia. Melliti con Io, l’altro ha ricordato la situazione difficile della Tunisia attraverso la voce di Yousef, per poi dichiarare direttamente «nel mio paese non ci sono giornali liberi e a migliaia sono i condannati per libertà di espressione, così anche se sono lontano e mi dispiace di non poter lottare contro queste cose, ho voluto esprimere in qualche modo il mio dissenso. La mia sceneggiatura era un’analisi sul fatto che questa guerra è stata pilotata dall’alto. Prima c’era la paura dei rossi, poi è stata sostituita con questa, finché tutti sono stati terrorizzati e si poteva così vendere una guerra permanente».

Una voce importante quella di Melliti, intellettuale in esilio che ha messo la sua creatività al servizio di una causa e continuerà a farlo con il suo prossimo progetto, un film sul conflitto Israelo-Palestinese per il quale «sarà molto difficile trovare i fondi». Ma l’esperienza di Io, l’altro dovrebbe lasciare aperta la strada verso la speranza di poter parlare e raccontare le vergogne e le paure dei nostri tempi senza temere di schierarsi politicamente ed apertamente.

Alice Casalini

Cast & CreditsIo, l’altro
Regia: Mohsen Melliti; sceneggiatura: Mohsen Melliti; fotografia: Maurizio Calvesi; fonico presa diretta: Gilberto Martinelli; montaggio: Marco Spoletini; musiche: Louis Siciliano, Roberto Colavalle; costumi: Carolina Olcese; interpreti: Raoul Bova, Giovanni Martorana; origine: Italia, 2007; formato: 35 mm, colore; durata: 80’; produzione: Maurizio Sentinelli per la Trees Pictures, Raoul Bova per la Sanmarco Film, Aldo Arcangioli per la USMarketing, Alberto Leotti per la Midollo Film e Lorenzo Von Lorch per la Password; distribuzione: 20th Century Fox; sito ufficiale: www.iolaltro.it.

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