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Bunny Chow (Know Thyself)

di John Barker

Festival di Cannes: il Sudafrica in un panino

Tre ragazzi, tre amici, tre aspiranti attori e scrittori di commedie - Dave, Kags e Joey - sono i tre protagonisti del primo lungometraggio di John Barker, Bunny Chow (Know Thyself) (2006). Il regista sudafricano nasce come grafico e solo in un secondo momento ha deciso di dedicarsi al cinema. Il suo esordio, dopo una esperienza da regista della serie televisiva The Pure Monate Show (2003-2004), l’ha inserito subito di diritto nella nuovo panorama del cinema sudafricano: Bunny Chow ha fatto il suo esordio intenazionale al Toronto International Film Festival 2006 ed ha poi riscosso successo al Cape Town World Cinema Festival. L’attenzione intenazionale verso il film di Barker è continuata con la selezione per il concorso dell’International Film Festival di Rotterdam e la presenza al 17° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina all’interno del Panorama sul cinema africano. In questi giorni Bunny Chow è stato presentato anche alla 60a edizione del festival di Cannes sia all’interno della vasta cornice del Marché che nella selezione del Pavillon Les Cinémas du Sud.

Il rapido percorso che ha condotto Barker ha imporsi come una presenza interessante e innovativa è sicuramente dovuto al soggetto del film che si presenta come un focus sulla generazione dei ragazzi sudafricani tra i venti e i trenta anni, nel mélange di lingue, accenti, culture e colori che è il Sudafrica di oggi. Bunny Chow si presenta come un docu-fiction che segue i tre ragazzi protagonisti a seguire il loro amico Cope al festival rock di Oppikoppi. Dei tre aspiranti attori, Dave è il più determinato, ma il più precario e meno affermato, ma non è il solo a vivere un forte conflitto. Joey ad esempio è musulmano e si trova nella condizione di non poter conciliare la sua passione con la sua religione: non riuscendo a trovare una soluzione, soffre nel sentirsi perennemente in lotta contro qualcosa. Il folle week-end a Oppkioppi diventa un breve, intenso viaggio di formazione che alla fine porta ai ragazzi qualche elemento di maggiore consapevolezza sulle prospettive, i limiti, i difetti e le certezze sulla loro vita.

L’efficacia del ritratto generazionale dipinto in Bunny Chow è legato al fatto che i protagonisti interpretano loro stessi: sono quasi tutti effettivamente attori più o meno noti, alcuni sono anche autori e non a caso il soggetto del film è di Barker e di David Kibuuna (Dave), che ha collaboratoanche alla sceneggiatura, Joey Rasdien (Josey) e Salah Sabiti (Salah). Il doppio volto di Bunny Chow permette di concentrare l’interesse su due aspetti: il primo riguarda la finestra sulla nuova generazione di artisti sudafricani tra i quali vale la pena ricordare l’affascinante Kim Engelbrecht (Kim) già interprete di The Flyer (Revel Fox, 2005); il secondo è la scoperta del nuovo tessuto sociale che si sta formando in Sudafrica, un interessante melting pot culturale che vede convivere, e mescolarsi diverse culture e religioni, i protagonisti Barker e i suoi colleghi sono i rappresentanti di una cultura pop che si sta sviluppando.

La chiave di questa nuova cultura che sta formando anche un nuovo linguaggio è nella prima sequenza e nel breve scambio di battute, in almeno tre lingue diverse, tra Joel e il propietario del locale dove va ad acquistare un panino nel quale c’è un po’ di tutto, come in Sudafrica. Il linguaggio usato nel film è quello che i ragazzi usano abitualmente, lo scopo di Barker è quello di restituire il più possibile la realtà per com’è, per questo forse ha lasciato che in alcune scene i dialoghi venissero improvvisati, e per questo predomina la camera a mano e la luce è sempre naturale.

Bunny Chow è un progetto interessante e ben strutturato che si può considerare un’ulteriore conferma all’articolo Le couleur du futur del supplemento "Le Cinéma africain au présent" sui «Cahiers du Cinéma» n. 620 (febbraio 2007) nel quale ci si soffermava sul momento particolarmente vivace del cinema sudafricano. Dopo l’esordio fortunato di Bunny Chow, non resta che aspettare una conferma del talento di John Barker.

Alice Casalini

Cast & CreditsBunny Chow (Know Thyself)
Regia: John Barker; soggetto: John Barker, David Kibuuna, Salah Sabiti, Joey Rasdien; sceneggiatura: John Barker e David Kibuuna; fotografia: Saki Bergh; musica: Joel Assaizky; interpreti: David Kibuuka, Kagiso Lediga, Jason Cope, Salah Sabiti, Kim Engelbrecht, Keren Neumann, Joey Rasdien, Angela Chow; origine: Sudafrica, 2006; formato: 35 mm, Dolby Digital 5.1; durata: 95’; produzione: MTV Films Europe e Dog Pack/Dv8 Films, in co-produzione con Film I Väst, South African Broadcasting Corporation e in associazione con National Film and Video Foundation, Sterk-Kinekonr Product Distributio, Ministery of Illusion, Mangus Visual, Terralpe; sito ufficiale: www.bunnychowmovie.com

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