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Cartouches Gauloises

di Mehdi Charef

Douce Algérie

Sembra impossibile quantificare il tempo necessario per guarire le ferite provocate dalla separazione, dalla guerra, dalle ingiustizie con le quali la storia mette continuamente alla prova l’uomo: la colonizzazione, la guerra d’Algeria e tutto quello che è seguito negli anni immediatamente successivi all’indipendenza, sono sicuramente ferite ancora non completamente rimarginate. L’ovazione del pubblico nella nuova Salle du 60e per Cartouches Gauloises di Mehdi Charef - presentato fuori concorso a Cannes 2007 - è la prova tangibile di quanto ancora sia viva quella pagina dolorosa della storia del Mediteranneo.

Il regista - di origini algerine e francese di adozione - dopo anni di film scritti e realizzati in Francia e dedicati alle figure fragili che vivono ai margini della società e molto spesso dimenticate, era tornato idealmente in Algeria già nel 2001 con Bint Keltoum (La figlia di Keltoum), alla ricerca delle sue radici: la giovane Rallia, vissuta sempre in Svizzera, si avventurava nelle montagne desertiche dell’Algeria alla ricerca della madre perduta. Sei anni dopo, con Cartouches Gauloises, Charef racconta la sua esperienza attraverso gli occhi del piccolo Ali, un ragazzo algerino che frequenta i ragazzi, suoi coetanei, della scuola francese e distribuisce i giornali per portare un po’ di soldi a casa e aiutare la madre che vive da sola, perché il marito è partito con il FNL.

Estate 1962: con l’indipendenza dell’Algeria si mette fine ad un conflitto sanguinoso, ma alla gioia dei resistenti algerini per la libertà conquistata si contrappone la tristezza dei francesi che scappano sapendo di andare in un paese che non li accetta: «In Francia gli harki li odiano» dice Gino a Paul quando i genitori vengono a prenderlo per partire. Nico (francese) e Ali (algerino) sono i due protagonisti innocenti di un dramma che vivono a modo loro, da bambini: prima si lanciano accuse e battute taglienti sentite dire dagli adulti - frasi che forse loro non capiscono fino in fondo, come «Tuo padre è un terrorista?!» - e poi come se niente fosse iniziano le corse nei campi e le partite di pallone con i bambini di un campo profughi. Le loro vite s’intrecciano nella capanna sotto il ponte dove passa il treno, il rifugio nel quale possono dimenticare le atrocità del mondo esterno, e la guerra che li divide.

Cartouches Gauloises è un dramma classico, girato con cura, senza osare, ma con la luce definita, intensa e indimenticabile dei paesi africani. Charef - attorno alle figure centrali di Nico Ali e i loro amici, che dirige sapientemente - traccia i profili di tanti altri personaggi secondari, ma fondamentali alla ricostruzione del clima, misto tra euforia e terrore, dell’estate del ’62: dal caporale algerino dell’esercito francese, rifiutato come traditore e collaborazionista prima dalla famiglia e poi dal suo esercito, al capo stazione francese che, con un discorso metacinematografico definisce e descrive la sua partenza come quella di un perfetto melodramma.

Il discorso metalinguistico ricorre d’altronde a più riprese nel film: Ali si rifugia spesso nella cabina del protezionista del cinema del quartiere e quando anche il luogo magico della sala viene abbandonato e rovinato a causa della guerra, il ragazzo fa partire il suo film preferito, Los Olvidados (I figli della violenza, Luis Bunuel, 1950), toglie l’audio e ripete a memoria le battute del giovane protagonista. Una scelta quanto mai indicata quella del film di Buñuel, dei ragazzi di strada abbandonati e poveri, della solitudine di Pedro e sua madre, nella quale Ali si riconosce.

La scelta del personaggio del ragazzo solo, e dell’assenza delle figure adulte, di genitori più o meno presenti, è un tema che ricorre nell’opera di Charef fin dal suo primo film, Le Thé au harem d’Archimède (id., 1985) con il quale il regista vinse il Cèsar e che lo portò al successo. Se la figura della madre, forte e presente, è sempre positiva, quella del padre entra in una sfera diversa, quasi mitica: il padre è un modello, un eroe della patria, all’opposto dei padri della prima generazione d’immigrati, sconfitti sotto ogni aspetto. Cartouches Gauloises è un film dolce, un ricordo delicato di un momento confuso e doloroso, è il film della maturità di Charef, la biografia della sua infanzia che, con il tempo, ha saputo rielaborare con saggezza.

Alice Casalini

Cast & CreditsCartouches Gauloises
Regia e sceneggiatura: Mehdi Charef; fotografia: Jerôme Almeras; suono: Olivier Hespel, Jonathan Gargui dit Marco, Olivier Goinard; montaggio: Yorgos Lamprinos; musica: Armand Amar; scenografia: Hélène Melani, Adel Kacer; interpreti: Hamada, Thomas Millet, Tolga Cayir, Julien Amaté, Zahia Said, Assia Brahmi; origine: Francia/Algeria, 2007; formato: 35 mm, colore; durata: 92’; produzione: Michèle Ray-Gavras per KG Productions; distribuzione: Pathè Distribution; sito ufficiale: www.pathedistribution.com

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