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Il va pleuvoir sur Conakry

di Cheick Fantamady Camara

Il dramma della modernità

Il conflitto fra tradizione e modernità, tra la cultura dei padri e quella dei figli, è un tema evidentemente ancora non superato in molti paesi africani, non è un caso quindi che si trovi ancora al centro di molte sceneggiature. Non fa eccezione il primo lungometraggio di Cheick Fantamady Camara, Il va pleuvoir sur Conakry (id., 2006), presentato da Les Cinéma du Sud a Cannes 2007 durante la giornata dedicata al cinema africano nella sezione Tous les Cinémas du Monde. Il regista guineano - dopo aver realizzato un documentario e tre cortometraggi (Konorofili, Little John e Be kunko) - affronta un lungometraggio di finzione con il chiaro tentativo di ritrarre l’intreccio complesso e sempre più articolato della società guineana contemporanea.

Camara sceglie come protagonisti due giovani ragazzi ventenni: Bangali Bayo, detto anche BB - vignettista satirico e figlio di un Imam - che lavora nel giornale del padre della bella Kesso, web designer, della quale è innamorato. Due famiglie e due realtà a confronto: la legge del business da un lato e quella della religione e degli spiriti degli avi dall’altro e nel mezzo BB e Kesso che aspettano un figlio e vorrebbero semplicemente vivere insieme felici e realizzarsi professionalmente.

Il va pleuvoir sur Conakry è idealmente diviso in due parti: la prima, nella quale BB deve decidere se accettare o meno di diventare Imam e seguire così il destino scelto per lui dagli antenati; la seconda, nella quale i ragazzi contro il volere delle famiglie decidono di vivere insieme e tenere il bambino. Senza dubbio la più interessante delle due parti è la prima, nella quale Camara affronta i vari ostacoli che si presentano ai due ragazzi con ironia e con scelte in alcuni casi originali come il contrasto tra il tormento di BB sul suo possibile futuro da Imam e la scelta “frivola” di Kesso che partecipa al concorso di Miss Guinea.

Tra l’inizio del film, dal ritmo sostenuto, dai toni ironici che accompagnano una presentazione accurata dei protagonisti, si passa a una struttura classica che ripropone personaggi stereotipati cadendo così in un schema rigido e forzato: il rito che gli anziani fanno al villaggio per presentare il bambino agli avi ha un chiaro richiamo alla tradizione orale, ma la messa in scena teatrale è talmente forzata da far perdere completamente la forza drammatica del momento. A questo aspetto si aggiunge una regia debole: Camara sceglie di riprendere Conakry dall’alto sia all’inizio che alla fine del film, ma poi non riesce a scegliere il punto di vista dal quale raccontare la storia, di volta in volta passa da uno sguardo all’altro senza seguire, almeno apparentemente, uno schema preciso.

Il va pleuvoir sur Conakry, che ha vinto il premio del pubblico al FESPACO 2007, ha un soggetto interessante che purtroppo il regista non è riuscito a sviluppare in modo del tutto consapevole e sembra piuttosto che sia la storia a prendere il sopravvento su scelte stilistiche troppo deboli e forse poco chiare al regista stesso.

Alice Casalini

Cast & CreditsIl va pleuvoir sur Conakry
Regia: Cheick Fantamady Camara; sceneggiatura: Cheick Fantamady Camara; fotografia: Robert Millié; suono: Marc Nouriyéga; montaggio: Joelle Dufour; musica: Ismaël Sy Savané; interpreti: Alex Ogou, Moussa Kéïta, Jeannot Coker, Fifi Dalla Kouyaté, Kadé Seck, Aïcha Konaté; origine: Guinea, 2006; formato: 35 mm, colore; durata: 97’; produzione: Djoliba Productions; distribuzione: C.O.P. Films - Les Films Djoliba (Conakry Ouagadougou Paris Films).

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