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Cannes 2007: L'angolo dei corti

di Alice Casalini

L'Africa allo Short Film Corner di Cannes 2007

All’interno della vasta cornice del Marché della 60. Edizione del Festival di Cannes, di particolare interesse è stata la fucina creativa dello Short Film Corner (16-26 maggio): l’angolo dedicato alla visione di un’ampia e variegata selezione internazionale di cortometraggi dove, accanto alle proiezioni dei film si sono avvicendati incontri, dibattiti e workshop nei quali registi, produttori, distributori e addetti ai lavori, si sono incontrati e confrontati. All’interno dello Short Film Corner, giunto ormai alla sua 4° edizione, è stato possibile, grazie alla presenza di 30 postazioni video, organizzare dei percorsi personalizzati scegliendo tra gli oltre 1.700 titoli presenti.

Non sono stati molti i corti africani selezionati, ma il 20 maggio c’è stata una sessione dedicata ai corti della Namibia realizzati tutti da Jérome Jourlait: cinque lavori dei quali quattro hanno uno scopo didattico e si propongono come brevi riflessioni su alcuni temi e problemi del mondo dell’infanzia e dell’universo femminile in una cultura che si trova nel conflitto tra tradizione e modernità: i più incisivi sono sicuramente Day Off (2007) e Lady Himba (2007). Il quinto cortometraggio si distingue dagli altri per lo stile surreale: Sunstroke (2007) è una commedia che racconta la storia di un francese, fan di Elvis Presely, che invece di arrivare a Memphis, si ritrova in Namibia e si perde nel deserto.

Unico altro corto africano presente alle proiezioni è stato Sarah (2007) della marocchina Kadija Leclere: la storia di una donna di 30 anni che torna in Marocco, dove è nata, per incontrare per la prima volta sua madre che l’ha abbandonata appena nata. Sarah è un dramma intenso che si apre e si chiude sul mare che separa il Marocco dall’Europa e che tocca un tema delicato come quello delle adozioni internazionali, e soprattutto illegali, che viene ripreso anche dal corto tedesco Fair Trade (2007) di MIchael Dreher, nel quale una donna attraversa lo stretto braccio di mare che separa Spagna e Marocco per adottare una bambina.

Gli altri tre cortometraggi marocchini presenti allo Short Film Corner, così come gli altri corti africani, è stato possibile vederli solo grazie alle postazioni video. Il Marocco ha proposto il maggior numero di corti interessanti, in particolare The Window (2006) di Kamal Derkaoui: altra commedia dolce e surreale ambientata in un paesino di campagna nel quale si sviluppano due storie s’intrecciano attorno a una piccola finestra.

Si può dire comunque che il Nord Africa è stato sicuramente il più rappresentato: si passa dal cortometraggio algerino di Naib Lahouari Death Without Visa (2007) che si sofferma sul dramma dell’immigrazione clandestina e dei viaggi della speranza, all’originale e intenso Out of Basarabia (2007), dedicato a l’amour inconditionel, ma che affronta sempre l’argomento dell’emigrazione, utilizzando però uno stile astratto e raccontando la storia di una donna che ha lasciato al Basarabia, una regione che si trova tra Russia e Romania, per vivere in Tunisia. Infine i due corti egiziani, Am I Bothering you?!! (2007) di Ayman Hussein, Mohamed Abdel Raouf, un docu-dramma sulle situazioni di misera di una città sovrappopolata come il Cairo e Kaako (2006) di Omar Khaild.

Per quanto riguarda l’Africa subsahariana oltre ai corti della Nambia sono stati selezionati due corti del Congo, The House of Brothers: Rod’s Fight (2007) di Alain Nkodia e The Wanker Trap (2007), il corto senegalese del bambino che scrive una lettera a Santa Claus chiedendo aiuto per tutti tranne che per sé stesso, Deweneti (Ousmane, 2007) di Dayana Gaye, già presentato anche ad 26ª edizione del Festival International du Film d’Amiens e, infine, cinque interessanti cortometraggi sudafricani che propongono stili e generi diversi, confermando la vitalità della cinematografia del Sudafrica degli ultimi anni. Da seganalare in particolare Perana (2006) di Brandon Oelofsdi che racconta la storia di una strana amicizia tra meccanica e sport, e il surreale horror The Mamtsotsi Bird (2006) di Jo Horn.

Se le produzioni africane non sono state particolarmente presenti, molti invece corti legati all’africa seppur in modi diversi. La Francia in particolare continua a rappresentare attraverso il cinema le difficoltà d’integrazione e i problemi legati ai movimenti migratori: in questo contesto s’inserisce perfettamente Articolo 35 (2007) di Hamid Mokhneche che si sviluppa su due binari paralleli che mostrano la stessa persona in due possibili situazioni caratterizzata l’una dal bianco e nero e l’altra del colore. Tra le produzioni tedesche, oltre al già citato Fair Trade, troviamo un corto, Lovelovelibe (1999) di Branwen Okpako, che riflette sul razzismo attraverso il tema delle coppie miste.

Una piacevole sorpresa è arrivata dalla Svizzera con il divertente e delicato cortometraggio Il neige à Marrakech (2007) di Hicham Alhayat. Per quanto riguarda le produzioni inglesi invece non ci sono particolari corti da segnalare, mentre nel vasto panorama statunitense si è fatto notare un irriverente cortometraggio, May This Be Love (2006) di Diallo French: sei minuti serrati nei quali l’afroamericano Dott. Robert, studioso comportamentale, espone folli teorie sul comportamento violento degli afroamericani. Infine va menzionato il cortometraggio italiano Guinea Pig (2006) di Antonello De Leo con Fiona May, ormai lanciata ufficialmente nel mondo del cinema. Il corto è un breve thriller psicologico che riflette sul razzismo attraverso un macabro esperimento scientifico.

Non è stato possibile dare una visione completa ed esaustiva di un così vasto panorama di cortometraggi, ma è comunque interessante provare a tracciare, attraverso questo ampio campione della produzione internazionale di corti, quale è attualemtne lo stato dell’attività e dell’interesse dell’Africa e sull’Africa.

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