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Primeval

di Michael Katleman

Lacrime di coccodrillo

Con luglio, come sempre, arrivano i saldi di fine stagione. Nonostante la tagline tragga volutamente in inganno, alludendo a un misterioso serial killer, Primeval (Paura primordiale), distribuito dalla disneyana Buena Vista International, si presenta di fatto come un classico killer croc movie, con quel tocco di esotismo che l’ambientazione africana garantisce. Tanto i lettori di IMDB quanto i critici americani passati in rassegna da Metacritic.com lo hanno liquidato con un misero 3 e mezzo di score. Certo è che, nonostante sia stato bollato negli States con la categoria R (Vietato ai minori di 17 anni non accompagnati), il film è destinato a scontentare gli eventuali amanti degli slasher o (men che mai) dei torture porn movies come Saw o Hostel richiamati dalla locandina, e a insospettire i più per un’imprevista (ma vedremo poi quanto motivata) chiave di lettura simbolica.

Il giornalista televisivo d’assalto Tim Manfrey (Dominic Purcell, star della serie Prison Break), sulle spine per un servizio coperto con fonti inattendibili, è costretto dal capo ad accettare l’offerta della cronista Aviva Masters (Brooke Langton) di partire subito per il Burundi, in piena guerra civile, per documentare una spedizione mirata a catturare il temibile Gustave, un coccodrillo dalle dimensioni smisurate che dopo aver massacrato centinaia di pescatori del lago Tanganika, ha pensato bene di variare il menù, aggredendo anche un’inviata bianca delle Nazioni Unite. Per consolazione, si porta dietro il fedele operatore Steven (Orlando Jones), un simpatico nero che ricorda gli antieroi coon di Eddie Murphy. Estroso, spaccone, ironico: appena mette piede nella terra dei nonni, già sappiamo che fine farà.

Appena sbarcati, in un aereoporto assediato dall’esercito, fanno la conoscenza di Henry, un ambiguo funzionario del governo incaricato di assisterli nella missione, e vengono a sapere che la regione del lago è controllata da Little Gustave, un sanguinario leader della guerriglia Hutu. Alla spedizione si uniscono ben presto, oltre al giovanissimo burundese Jojo (Gabriel Malema), due figure antitetiche: l’apollineo erpetologo Matthew Collins (Gideon Emery), che per catturare vivo Gustave ha costruito una gigantesca gabbia, e la rude guida Jacob Krieg (Jurgen Prochnow), deciso invece a far fuori il mostro. Ma basta poco a capire che, avendo sottovalutato la pericolosità del gigantesco rettile, i nostri si trovano tra due fuochi, costretti a difendersi anche dagli assalti dei guerriglieri, che hanno spie all’interno del campo. Anche perché, avventuratosi da solo nella brousse con la videocamera, Steven filma non visto l’esecuzione brutale da parte dei ribelli di uno sciamano che alcuni giorni prima aveva propiziato la loro missione, e questo scatena le ire del signore della guerra Hutu. Decimati e braccati dai due Gustave – non meno feroce il bipede del quadrupede – gli improvvidi inviati dovranno far ricorso a tutte le proprie risorse per portare a casa la pelle e la videocamera testimone della loro sanguinosa avventura in terra d’Africa.

Diretto dal veterano Michael Katleman, con alle spalle decenni di televisione ma qui all’esordio nel lungometraggio, Primeval esibisce una confezione tecnico-artistica da film di serie A, anche se la maggior parte della troupe – Prochnow a parte, qui nel ruolo congeniale di un invecchiato Crocodile Dundee – si è formata sul piccolo schermo. Nonostante l’abbondanza di didascalie, soprattutto nella prima parte, miri a convincerci del contrario, non è in Burundi che è stato girato il film ma nella terra di Mandela, ed è grazie anche alla professionalità delle maestranze sudafricane che la produzione riesce ad ancorare il convenzionale intreccio a un ventaglio di location ampio e suggestivo. Ma è proprio il trattamento della cornice storico-ambientale a meritare qualche considerazione, dal momento che il plot lavora su materiali, fatti e circostanze reali.

Vera è la macrostoria della guerra civile Hutu-Tutsi, in parte legata alle vicende del confinante Rwanda, che serpeggia nell’ancora instabile paese dell’Africa centrale, nonostante il doppio cessate il fuoco del maggio 2005 (puntualmente evocato dalla didascalia finale) e del settembre 2006. Ma vera è anche la microstoria del leggendario coccodrillo Gustave – un esemplare ultrasessantenne lungo sei metri e con alle spalle centinaia di cadaveri – che infesta tuttora le acque del fiume Rusizi, sulle cui tracce si muove da decenni, quasi ricalcando il modello hemigwayano, lo scienziato Patrice Faye, che ha vanamente supervisionato diverse spedizioni tra cui una finanziata dal National Geographic Channel (vedi l’ampio reportage che figura sul sito del network). Questa doppia ipoteca del referente in qualche modo fa slittare il film fuori dai binari del filone, anche per effetto di alcuni passaggi dialogici, legati quasi sempre al personaggio del brillante operatore: si ironizza sulle tragicomiche vicende del nero in un’Africa da incubo ma non mancano frecciate all’indifferenza dello spettatore americano medio davanti ai genocidi del Rwanda o del Darfur.

Finché - ma è pur sempre il bianco giornalista d’assalto, un autentico asshole come richiede il mestiere, a fare l’ultimo collegamento, ricordando le parole borbottate dal coreografico sciamano locale - l’aggressività di Victor non viene giustificata proprio in relazione alla guerra civile, che nel corso dei decenni ha disseminato centinaia di cadaveri nel fiume, modificando la catena alimentare dei rettili. È qui che la medietà/mediocrità del film seriale, messa in cortocircuito da questa singolare sottopista analitica, esplode in tutta la sua evidenza, perché, nella tessitura dell’intreccio, nell’articolazione della scrittura filmica, nella direzione degli attori, l’anonimo director non sa ne può giustificare – se non come mera cornice funzionale – il riferimento alla guerra civile Hutu-Tutsi, né tantomeno riesce a validare sul piano della verosimiglianza – se non come timido escamotage semiotico – la presenza di un discorso simbolico più profondo sui rapporti fra uomo e natura. Non resta, allora, che un vano pianto sul sangue versato, mentre il buon Victor continua a ridersela.

Leonardo De Franceschi

Cast & Credits
Primeval (Paura primordiale)
Regia: Michael Katleman; sceneggiatura: John Brancato, Michael Ferris; fotografia: Edward J. Pei; montaggio: Gabriel Wrye; sonoro: Tim Walston, Scott Wolf; scenografia: Johnny Breedt; costumi: Diana Cilliers; musica: John Frizzell; interpreti: Dominic Purcell, Brooke Langton, Orlando Jones, Jürgen Prochnow, Gideon Emery, Gabriel Malema, Linda Mpondo, Lehlohonolo Makoko, Dumisani Mbebe, Eddy Bekombo, Chris April, Ernest Ndhlovu; origine: USA, 2007; formato: 35 mm; durata: 93’; produzione: Gavin Polone per Pariah; distribuzione: Buena Vista International; sito originale: video.movies.go.com/primeval/

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