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Cleópatra

di Julio Bressane

Venezia 64. Il corpo e la parola del mito

Riscoperto e celebrato nel 2002 da un’indimenticata retrospettiva del 20. Torino Film Festival, il 61enne Julio Bressane ha sedotto molti con questa sua ultima, attesa fatica, una nuova rilettura del personaggio di Cleopatra, compiuta recuperando le fonti storiche più rigorose, a partire da Plutarco, e affidando il ruolo a una torrida Alessandra Negrini, che recupera – altro che Elisabeth Taylor o Claudette Colbert – il fiammeggiante modello preespressionistico di Theda Bara. Per il resto, le prime, smaglianti, immagini di Cleòpatra, che annunciano le marche di una messinscena fortemente codificata, contrassegnata da uno spazio teatrale povero di segni informativi ma denso di valori plastico-cromatici e circondato da una natura violenta, sono un invito al viaggio irresistibile, la promessa di un’esperienza estatica cui solo è possibile accedere allentando le difese e lasciandosi andare.

Siamo in un Egitto di paccottiglia, ricostruito a partire da pochi ambienti su una località della costa brasiliana. Eroi e comprimari si esprimono in un portoghese colto e aulico, distillato sui modelli alti di Luis de Camões e altri campioni della letteratura lusitana. La scena è presto delineata: eliminato Pompeo, Cesare ha ormai ripreso le redini del potere nella Roma repubblicana, ma il Senato ha fame di nuove ricchezze e sogna l’ultima grande preda rimasta su piazza, il mitico tesoro dei faraoni, tanto più che la dinastia regnante è logorata dalla guerra civile fra Tolomeo e Cleopatra, la regina incestuosa, multilingue, lubrica. Cesare non la teme, ma davanti alla già sofisticata trama di seduzioni della poco più che adolescente Cleopatra, forte di una cultura scientifica ed esoterica sterminate, cede di schianto.

Degna ultima erede della sua stirpe, discendente da Alessandro Magno, Cleopatra concentra in sé le virtù della sapienza greca e della fantasia orientale, cui aggiunge una sagacia politica moderna: è lei a intuire subito le opportunità che offre questo arrivo inatteso di Cesare, lei a stringere un patto di protezione con la comunità ebraica. Anche il solido Cesare, con il capo canuto per le tante battaglie militari e politiche, davanti a lei comincia ad avvertire un senso di inferiorità, che abbraccia l’intera civiltà romana: il tentativo di assimilazione della cultura greca a Roma è fallito, lo spirito latino è condannato alla decadenza e alla dissoluzione. Le crepe diventano voragini, in un Cesare indebolito dalle crisi di epilessia, irretito dalle pratiche erotiche della diva egiziana, tentato dall’investitura imperiale a Roma e, ultima utopia suggestiva, dalla riunificazione dei due imperi in una nuova dinastia giulio-tolemaica.

Ma dal Senato fiutano in fretta il pericolo orientale, e affondano i pugnali nel corpo maturo di Cesare. A ritentare l’impresa egiziana sarà, diversi anni dopo, il più giovane e gladiatorio generale Marco Antonio. Cleopatra ha ulteriormente affinato le doti di seduzione e comando, ma davanti al nuovo inviato di Roma è costretta a mettersi maggiormente in gioco, finendo per rimanere invischiata nella stessa tela morbida e insidiosa che stava tessendo: la passione diventa spettacolo di giochi erotici sempre più torbidi, che coinvolgono ancelle e servi in una vertigine di regressione animalesca e autodistruttiva. Marco Antonio si getta sulla sua spada, Cleopatra è tentata di cedere all’istinto di morte ma la ragion di stato prevale. Sarà il mellifluo Ottaviano, anni dopo, a chiudere la pratica egiziana, schiacciando l’Egitto con la forza delle armi e spingendo la regina a togliersi la vita piuttosto che cedere all’umiliazione della processione a Roma, come preda lungamente ambita.

Cleòpatra è un sontuoso e barocco viaggio misterico, condotto con un controllo rigoroso di tutte le componenti del segno cinematografico. Ma un rigore che obbedisce solo alle libere leggi dell’illuminazione e della sinapsi, di una messinscena che esalta il gioco grafico e plastico fra volumi e forme, di una pregnanza figurativa che travalica gli imperativi della narratività. Vengono in mente i modelli di alcuni classici del muto, come L’Atlantide di Jacques Feyder, i film a colori di Carmelo Bene, l’ultimo Fassbinder, ma anche, perché no il Gaudino di Giro di lune fra terra e mare. Al centro di questo lussureggiante altare, una Cleopatra ferina e cerebrale, signora africana di una terra che attira, per il suo oro e per la sua civiltà millenaria, e poi inghiotte, come una pianta carnivora.

Leonardo De Franceschi

Cast & Credits
Cleópatra
Regia: Julio Bressane; sceneggiatura: Julio Bressane e Rosa Dias; fotografia: Walter Carvalho; montaggio: Virgínia Flores; scenografia: Moa Batsow; costumi: Helen Millet; musica: Guilherme Vaz; interpreti: Alessandra Negrini, Miguel Falabella, Bruno Garcia, Tonico Pereira, Taumaturgo Ferreira, Isabel Gueron, Josie Antelo, Nildo Parente; origine: Brasile, 2007; formato: 35 mm; durata: 116’; produzione: Tarcisio Vidigal e Lúcia Fares per Filmes do Rio de Janeiro / Grupo Novo de Cinema e Tv

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