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Coup de torchon

di Bertrand Tavernier

Va ad arricchire una già interessante collana, questo nuovo titolo targato Raro Video, che ci permette di riscoprire un piccolo classico del cinema noir francese anni Ottanta. Settimo film diretto da Bertrand Tavernier, Coup de torchon (Colpo di spugna, 1981) ha tra i non pochi meriti, quello di aver collaborato a far riscoprire l’autore di Pop 1280, romanzo hard-boiled da cui è tratto, scritto da Jim Thompson nel 1964 (tradotto in italiano nel 1966 per Mondadori e ristampato nel 2004 da Fanucci). Nonostante abbia lavorato come sceneggiatore per Stanley Kubrick (Rapina a mano armata, 1956; Orizzonti di gloria, 1957), e Sam Peckinpah abbia portato sullo schermo nel 1972 il suo Getaway, è solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1977, che il cinema ha scoperto il talento di Thompson, e allora sono venuti i film di Tavernier, Alain Corneau (Il fascino del delitto, 1978), e più avanti Stephen Frears (Rischiose abitudini, 1990) e James Foley (Più tardi al buio, 1990).

Per adattare questo romanzo di Thompson, ambientato nel Texas a inizio Novecento, dopo il fallimento di un primo progetto di Corneau, Tavernier richiama a lavorare il 77enne Jean Aurenche, che insieme a Pierre Bost aveva siglato la sceneggiatura di L’Horloger de Saint-Paul (L’orologiaio di Saint Paul, 1973), e Le Juge et l’assassin (Il giudice e l’assassino, 1975) e da solo Que la fête commence (Che la festa cominci…, 1975). Aurenche e Bost, celebrata coppia sceneggiatoriale del cinema francese di qualità a partire dal dopoguerra, dopo il virulento attacco compiuto nel 1954 dal jeune turc François Truffaut sulle colonne dei «Cahiers du cinéma», si è vista bollata come l’emblema di un cinéma de papa, vecchio, pretenzioso, costoso e troppo incentrato sulla sceneggiatura. Tavernier è stato il primo della generazione post-Cahiers a rivalutare il lavoro di Aurenche e Bost, fino a dedicare al primo il bel cineritratto storico Laissez-passer (2002).

Di più, per definire le coordinate spaziali e le atmosfere di una cittadina coloniale francese nell’Africa Occidentale di fine anni Trenta, dove vuole riambientare il suo plot, Tavernier chiama per la prima volta accanto a sé un altro grande vecchio del cinema francese e poi americano, il 75enne ungherese Alexandre Trauner, lo scenografo preferito di Marcel Carné, Billy Wilder, Joseph Losey e altri maestri. Anche per incarnare il ruolo dell’inafferrabile Lucien Cordier, Tavernier gioca sul sicuro, riaffidandosi al suo attore feticcio Philippe Noiret e circondandolo di talenti allora emergenti (Isabelle Huppert, Eddy Mitchell) e riconosciuti (Jean-Pierre Marielle). Ma se pensate di trovarvi davanti al classico piccolo capolavoro celibe, autoreferenziale e perfetto come un orologio svizzero siete fuori strada.

Siamo a Bourkassa-Ourbangui, un villaggio di 1275 anime nell’Africa coloniale francese. Lucien Cordier è un poliziotto di mezza età, a suo modo simpatico e liberale nei rapporti con i neri, ma troppo pigro e pavido per farsi rispettare, in famiglia – dove la moglie Hughette (Stephane Audran) lo tradisce con il fratello mantenuto Nono – e nel paese, dove è svillaneggiato tutto il tempo da un losco affarista e da due tracotanti protettori. Unica consolazione, la relazione con la giovane Rose (Isabelle Huppert), sposata con un violento attaccabrighe. Stanco di ricevere mazzate, Lucien va a trovare il collega Chavasson, un animale che ha più in fretta indossato l’ethos razzista e violento della colonia, e impara la lezione, senza smettere la maschera d’inettitudine che lo protegge, impedendo a chiunque di immaginare che sia lui il responsabile degli omicidi insoluti (i due papponi, il marito di Rose, il nero Venerdì) che insanguinano il paese.

Trasferendo gli umori razzisti e torbidi del romanzo di Thompson, dal sud degli Stati Uniti – dove due anni dopo avrebbe girato il documentario Mississippi blues (1983), omaggio alla musica nera che precede il successivo e più noto Round ‘Midnight (1986) – all’Africa coloniale francese – il film è stato girato in Senegal –, Tavernier recupera a suo modo, ma rovesciandola di segno, l’atmosfera cupa, astratta e metafisica, del cinema coloniale degli anni Trenta, esemplificato da Alerte en Méditerranée (Léo Joannon, 1938) proiettato nel cinema all’aperto. In quest’Africa dai colori caldi, ma senza contrasti, filtrata da Pierre-William Glenn in una gamma cromatica che insiste sui toni pastello, e che grazie alle ambientazioni ricreate da Trauner ci sospende in uno spaziotempo letterario, sottratto alle ragioni della Storia, irrompe nel 1939 la dichiarazione di guerra, segnando la fine di un mondo irredimibilmente marcio, senza regole che non siano quelle della sopraffazione: il legionario in cerca di riscatto naviga a vista, sempre pronto a tradire, e non ci sono contrasti tra amore e ragioni di stato che possano distrarlo dall’oziosa ricerca del male minore per sé.

Poggiando su uno script di grande modernità, aperto e antideterministico, Tavernier si limita a seguire passo passo gli scarti del suo antieroe, scommettendo contro ogni naturalismo sul libero gioco della dialettica attoriale con gli altri interpreti e rimescolando continuamente i registri drammaturgici. La sua cinepresa, tutta giocata su un uso virtuosistico della steadycam, regala all’occhio del cinefilo alcuni saggi di regia in continuità di ardito preziosismo, come il lungo piano sequenza che annuncia l’entrata in guerra della Francia e segue Rose mentre corre da Lucien ad annunciare a Cordier la nuova di un doppio omicidio, senza sapere che è stato lui a orchestrarlo sapientemente.

L’edizione Raro Video, a cura di Gabrielle Lucantonio e Stefano Curti, arricchita da un booklet ben documentato, con schede sul regista, testi di Silvana Silvestri e Lucantonio, estratti da interventi d’epoca di Tavernier e Aurenche, e due pregevoli extra, come l’intervista a Pierre-William Glenn e una a Giorgio Gosetti su Thompson e il noir, consente di accompagnare la visione con un corredo di saperi e informazioni di tutto rispetto. Per gli incontentabili, rimane sempre l’edizione DVD Studio Canal (il master video, ottimo per definizione, è lo stesso), che comprende tra gli extra altre interviste (Tavernier, Noiret, Mitchell) e un finale alternativo.

Leonardo De Franceschi

Cast & Credits

Coup de torchon (Colpo di spugna)
Regia: Bertrand Tavernier; sceneggiatura: Jean Aurenche e Bertrand Tavernier, dal romanzo Pop 1280 di Jim Thompson; fotografia: Pierre-William Glenn; montaggio: Armand Psenny; suono: Michel Desrois; musica: Philippe Sarde; scenografia: Alexander Trauner; interpreti: Philippe Noiret, Isabelle Huppert, Jean-Pierre Marielle, Stephane Audran, Eddy Mitchell, Guy Marchand, Irene Skobline; origine: Francia, 1981; durata: 128’; produzione: Adolphe Viezzi per Les Films de la tour, Film A2, Little Bear; distribuzione italiana: William italiana.

DVD nella confezione: 1; supporto: 5, singolo strato; regione: 2; formato video: 16/9, 1.66:1; formato audio: Originale francese, italiano (Dolby Digital 2.0 Dual Mono); distribuzione homevideo: Raro Video; scheda del DVD: www.rarovideo.com; sottotitoli: Italiano; extra: Intervista a Pierre-William Glenn, intervista a Giorgio Gosetti, trailer originale, differenze tra sceneggiatura e girato; biografie e filmografie di Alexandre Trauner, Jean Aurenche, Philippe Noiret (traccia rom).


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