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Cinémas africains d’aujourd’hui

Catherine Ruelle, Antoinette Delafin (a cura di)

Viaggio nel cinema africano

J’affirme et je soutiens que le cinéma africain existe bel et bien
(Gaston Kaboré)

Nel 2005 il cinema africano, in occasione della XIX edizione del FESPACO, ha festeggiato i suoi primi 50 anni: un cinema giovane che fatica, soprattutto in Italia, a farsi conoscere, ma che esiste e resiste. Da questa premessa parte e si sviluppa Cinémas africains d’aujourd’hui (Éditions Karthala, Paris, 2007) curato da Catherine Ruelle, Antoinette Delafin per Radio France Internationale. Il testo cerca di organizzare e dare una forma al vasto e complesso panorama cinematografico africano: gli autori dei saggi presenti nel libro con questo lavoro hanno realizzato una vera e propria guida attraverso l’universo del cinema dell’Africa, come d’altra parte viene esplicitato nel sottotitolo Guide des cinématographies d’Afrique.

Cinémas africains d’aujourd’hui è diviso in dieci capitoli composti da brevi articoli e da schede tecniche e informative sui temi trattati. Il libro si apre con un capitolo introduttivo, Tendances d’aujourd’hui, nel quale viene affrontato il tema dell’identità del cinema africano che dipende strettamente dal contesto storico politico e sociale nel quale si è formato il continente: possiamo dunque parlare di cinema africano ma tenendo sempre presente la varietà di cinematografie nazionali profondamente diverse tra loro. Questa riflessione su una possibile definizione di cinema africano è il filo rosso sul quale si organizza Cinémas africains d’aujourd’hui che parlando delle tendenze attuali porta come esempi due film come Ezra (2007) di Newton Aduaka e Il va pleuvoir sur Conakry (2007) di Cheick Fantamady Camara: due film che hanno segnato la XX edizione del FESPACO e che sono strettamente legati ai drammi attuali del continente. Seguendo l’idea di una possibile identità multiforme delineata nel prima parte del libro, il secondo capitolo, Les pays-phares, si sofferma sull’analisi dello stato di salute dei alcuni paesi che negli ultimi anni hanno dimostrato di una particolare vivacità di idee e una particolare capacità produttiva: Senegal, Burkina, Nigeria, Marocco, Sud Africa e Tunisia, mentre nel quinto capitolo, Les grandes figures, vengono tracciati i profili dei più importanti registi africani, tra i quali Sembène Ousmane.

La diffusione e la conseguente conoscenza del cinema africano passa attraverso i festival internazionali: il quarto capitolo, L’Afrique en Festival, è dedicato proprio a questo aspetto. Non è un caso dunque che proprio in occasione della 60a edizione Festival di Cannes, presso il padiglione de Les Cinémas du Sud, sia stato presentato Cinémas africains d’aujourd’hui e ci sia stato un omaggio al FESPACO in occasione dell’uscita di un cofanetto con due dvd nei quali sono raccolti tutti gli Étalon d’Or: Cannes e il FESPACO sono i due festival che, più di ogni altro, hanno permesso la diffusione e l’affermazione del cinema africano. La Francia ha anche un ruolo importante nella produzione, un tema particolarmente delicato e complesso che viene affrontato nel sesto capitolo, Le défi industriel: all’attività dell’OIF (Organisation International de la Francophonie) si affianca l’esigenza sempre più sentita di una politica culturale fatta dagli stati africani come ricorda Dalila Barritane riportando il pensiero di Abderrahmane Sissako: “il regista reclama una vera politica dell’immagine africana che vuole dire portata avanti interamente dagli Stati africani”. In un discorso sui problemi produttivi non può mancare una riflessione sulla diffusione, le possibilità e i rischi dell’avvento del digitale al quale viene anche dedicato l’ottavo capitolo, La vague numérique: si parla di speranza perché sembra che si possa rendere possibile quello che potrebbe essere impossibile.

Il percorso che Cinémas africains d’aujourd’hui propone è vasto e variegato ma alla fine di un lungo viaggio pieno di informazioni e di spunti riflessivi, Olivier Barlet, nel nono capitolo, La mémoire et l’oeil critique, dedicato appunto alla critica, si sofferma sull’importanza dello sviluppo della cinefilia e dunque della critica in Africa, necessaria alla formazione e alla crescita di un pubblico. Si deve dunque cominciare dalla passione dall’educazione all’immagine per discutere, dibattere e sostenere il proprio cinema perché “la riflessione critica cerca di aiutare a far chiarezza oltre che a sviluppare il dibattito”. Proprio con l’intento d’interessare e far discutere i radioascolatatori è stata pensata la collana Passeports RFI: un’iniziativa che Radio France Internationale ha deciso d’inaugurare con Cinémas africains d’aujourd’hui, al quale hanno collaborato Gaston Kaboré, Olivier Barlet e Sita Tarbagdo.

Alice Casalini

Cast & CreditsCatherine Ruelle, Antoinette Delafin (a cura di)
Cinémas africains d’aujourd’hui.

Paris, Éditions Karthala, 2007, 142 pp.

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