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New Home Movies from the Lower 9th Ward

di Jonathan Demme

Quel posto per vivere

Cinema. Festa Internazionale di Roma.

Presentato in anteprima europea, dopo la premiere mondiale al Silverdocs di giugno, nel variegato programma delle altre visioni di Extra, è arrivato anche questo New Home Movies from the Lower 9th Ward di Jonathan Demme. Proiettato a poche settimane dalla trasmissione su Fuori Orario della docu-epopea When the Levees Broke (2006), il film ha deluso diversi tra quanti avevano amato il fluviale viaggio di Spike Lee nel presente e nella memoria di New Orleans, devastata nell’agosto 2005 dal terribile uragano Katrina, ma anche molti che custodiscono con cura il ricordo di altre piccole perle della filmografia non fiction di Demme, da Cousin Bobby (1992) a The Agronomist (2003), passando per il recentissimo Jimmy Carter: Man from Plains presentato alla Mostra di Venezia.

Certo è infatti che, chi non conosce le modalità produttive peculiari di questo progetto può rimanere sconcertato dal carattere semiamatoriale della confezione, dichiarato fin dai titoli di testa. Il fatto è che New Home Movies from the Lower 9th Ward va letto anzitutto come un’operazione di videodocumentazione di una lotta per la sopravvivenza, quella degli abitanti di uno dei quartieri più poveri e dimenticati di New Orleans, il Lower 9th Ward appunto, visitato a più riprese da Demme insieme a una piccola troupe, dal gennaio 2006 al gennaio 2007. È infatti per istinto e volontà di testimonianza che, ad appena cinque mesi dalla tragica tempesta che ha squassato gli stati del Sud, provocando oltre mille morti e un milione di senza casa, Demme ha deciso di recarsi sul posto, per catturare e restituirci la cronaca di un’ordinaria lotta per il ritorno a condizioni di vita accettabili, a partire da un quartiere di insediamento relativamente recente, abitato nella stragrande maggioranza da neri di modesta estrazione sociale, già gravemente colpito nel 1965 dall’uragano Betsy, anch’esso di categoria cinque.

Ne emerge una collezione di piccoli ritratti, ordinati in una serie di cinque macroblocchi che corrispondono ai viaggi di Demme a New Orleans (gennaio, giugno, agosto, ottobre 2006 e gennaio 2007). Si va dal pastore (Melvin Jones), che riscattando un passato di droga e malavita ha messo su un certo di recupero sociale per giovani disoccupati, all’insegnante (Cherice Harrison-Nelson) che custodisce con amorevole cura la memoria del fratello ballerino Donald e non vuole sentirne parlare di trasferirsi a Houston come vorrebbero quelli della famigerata agenzia Fema, fino alla studentessa (Kyrah Julian), costretta a lasciare la prestigiosa Syracuse University a poche settimane dall’iscrizione, per dar manforte alla madre vedova nella ristrutturazione della casa. Storie di eroismo quotidiano, che parlano di una comunità consapevole, solidale, rabbiosamente ancorata a un progetto di rinascita del quartiere, ostacolato da una municipalità che investe le risorse federali - i 150.000 dollari a persona menzionati ricordano tanto i 40 acres and a mule da dispensare a ogni schiavo liberato - solo nel quartiere francese e nelle zone turistiche, immaginando di trasformare l’area del Lower 9th Ward in una città boutique.

Questo approccio modesto e coinvolto, questo sguardo senza griffe, che punta soprattutto a rispettare l’automessinscena prodotta dagli intervistati, produce un’immagine sporca, instabile – che è poi quella alla portata di videocamere digitali a bassa risoluzione. Ritratti di donne ed uomini incorniciati sullo sfondo di ciò che resta delle loro case, oscillanti travelling che quasi in soggettiva ce le mostrano dall’interno, svuotate dai loro arredi e precariamente puntellate, cameracar che insistono su spettrali distese di macerie. Materiali vibranti di una vita che resiste, tessuti da uno score denso, costruito sulle evoluzioni del violino di Djamel Ben Yelles, e arricchito da inserti che rinviano a glorie locali (Ernie K-Doe, l’Al Johnson della leading track), o lontane (il Salif Keita di Folon). Ancora un sentito omaggio all’identità coloured degli States, per un filmmaker che ci ha regalato un indimenticato adattamento da un classico della letteratura black (Beloved, 1998), e che da produttore non ha mancato di sostenere registi afroamericani di talento (il Carl Franklin di Devil in a Blue Dress) e firmare documentari importanti come Mandela (Jo Menell, Angus Gibson, 1997) e Beah: A Black Woman Speaks (Lisa Gay Hamilton, 2003).

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsNew Home Movies from the Lower 9th Ward
Regia: Jonathan Demme; fotografia: Jonathan Demme; montaggio: Abdul K. Franklin; musiche: Barry Eastmond, Steve Elson, Donald Harrison jr., James McBride, Al Johnson; origine: USA, 2007; formato: DigiBeta Pal; durata: 107’; produzione: Jonathan Demme, Daniel Wolff e Abdul K. Franklin per Clinica Estetico; speciale del film: http://www.pbs.org

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