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Regarde moi

di Audrey Estrougo

Adolescenti in banlieue: ferire per essere riconosciuti

Presentato nella sezione Forum della Berlinale 2008, Regarde moi è opera di un’esordiente francese classe 1985, Audrey Estrougo, e si basa anzitutto sulla scoperta della banlieue che lei stessa ha compiuto anni addietro, trasferendosi da Parigi insieme alla madre in una cité. Tranche de vie intepretata da attori rigorosamente non professionisti, e costellato di episodi di ordinaria violenza, il film rimane lontano dalle atmosfere rarefatte e dalle strategie metadiscorsive de La schivata, e si ricollega piuttosto a un filone di banlieue movies avviato all’inizio dei Novanta con L’odio, tentando di contemperare i furori espressionistici di Kassovitz con il realismo fenomenologico di Kechiche. Il risultato, pur evidenziando un talento plastico-visivo di peculiare energia drammatica in vari passaggi della seconda parte, lascia sul tappeto una serie di dubbi di fondo circa l’eticità formale dello sguardo.

La vita di un intero complesso di edilizia residenziale è in qualche modo toccata da un evento eccezionale. Jo, giovane nero atletico e dai modi gentili, sta per vivere il suo ultimo giorno in banlieue, ingaggiato dal settore primavera dell’Arsenal. La sua ragazza Julie, che vive con un padre alcolista in un tugurio, lo evita, cercando rifugio dalle uniche due amiche, la vivace Eloise e la timida Daphné. Il miglior amico di Jo è Yannick, un ebreo bianco perennemente su di giri e in affari con lo spacciatore della zona, che ostenta il suo controllo sulla sorella Eloise, malcelando la passione che lo rode ancora per la giovane nera Melissa, che non vuole saperne più di lui.

Quello in banlieue è un mondo diviso per generi, dove tutti esibiscono una maschera di sicurezza e nascondono i propri sentimenti, e basta poco per passare dalla solidarietà all’irrisione e all’emarginazione di chi si trova a compiere un gesto non condiviso dal clan. La nera Fatimata, per esempio, cerca vanamente di attirare su di sé l’attenzione di Jo, indossando una parrucca bionda e un trucco più vistoso, così da suscitare l’ironia cattiva delle ragazze e l’ipocrita sarcasmo dei maschi, rivolto anzitutto verso il fratello maggiore Mouss, che vede sminuito il proprio machismo. Ma l’ennesimo rifiuto di Jo, congiunto al riappacificarsi di lui con Julie, dà l’avvio a una cieca esplosione di violenza femminile di gruppo, e di colore, contro la sua prescelta.

Pur trattandosi di un’opera prima, legata tematicamente a esperienze personali, Regarde moi poggia su una struttura narrativa non lineare, che interpola insieme progressione temporale e coerenza di punto di vista, per poi stringere sullo snodo drammatico dello scontro tra Fatimata e Julie, che sintetizza un’energia negativa lungamente covata. Se la prima parte è giocata sulla preminenza dell’angolazione – etica e ottica – dei ragazzi (soprattutto Jo, Yannick e Mouss), la seconda ribalta la prospettiva, restituendo la soggettività a Fatimata, Julie e Melissa, così da ingenerare un sistema ritardato di campi/controcampi. Questa scelta, come evidenziano le dichiarazioni della Estrogo, è funzionale all’intento di dare visibilità alle peculiarità del punto di vista maschile e femminile, all’interno di un microcosmo segnato dallo scontro costante, venato da quell’ipocrisia che impedisce tutti di fare i conti con la sessualità, e finisce per far sembrare meno evidente il carattere convenzionale delle situazioni dialogiche.

Ma a non convincere sul piano etico, più della ricorrenza di cliché ed espressioni verbali, sono da un lato proprio l’artificio narrativo del plot bipartito, dall’altro la pervicace e didascalica insistenza sulle mille manifestazioni di violenza quotidiana che inquinano i comportamenti degli adolescenti, abbandonati a loro stessi da genitori inadeguati, debilitati dai vizi o ancorati a riti fuori contesto. Tra il realismo costruito attraverso il lavoro con gli attori di Kechiche e l’iperrealismo grafico di Kassovitz, Estrogo cerca una terza via di difficile definizione, in cui la performance diventa sempre autorappresentazione, caricandosi di un fastidioso overacting (in Yannick, in Mouss, ma anche nei loro omologhi al femminile), che denota la volontà di essere riconosciuti attraverso la dissimulazione, nelle ragazze, del potenziale di seduzione femminile, umiliato quando si manifesta, e più in generale attraverso la pratica di un linguaggio fisico e spaziale autoreferenziale, centripeto, e quindi intriso di violenza. In ultima analisi, una prova d’esordio resa interessante dalla direzione delle due giovanissime protagoniste, Emilie de Preissac e Eye Haidara, e dalla capacità di far vibrare le mille figure di fondo di questo microteatro, più che dalle ambiziose pratiche manipolatorie dell’impianto narrativo, squilibrato peraltro da un epilogo assai didascalico.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsRegarde moi
Regia: Audrey Estrougo; sceneggiatura: Audrey Estrougo; fotografia: Guillaume Schiffman; montaggio: Marie Pierre Reynaud; scenografia: Florence Emery; costumi: Corinne Salen; suono: Madone Charpail; musiche: Baptiste Charvet; interpreti: Emilie de Preissac, Terry Nimajimbe, Paco Boublard, Lili Canobbio, Eye Haidara, Salomé Stévenin, Jimmy Woha Woha, Oumar Diaw, Djena Tsimba, Renaud Astegiani, Marie-Sohna Condé; produzione: Bruno Petit per 7e Apache, Gaumont; origine: Francia, 2007; durata: 97’

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