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L’Aquarium (Genenet al asmak)

di Yousry Nasrallah

Cairo by night

A tre anni dall’exploit de La Porte du soleil, acclamato film-viaggio nella memoria antica e recente del popolo palestinese, Yousry Nasrallah - l’allievo più eretico di Chahine (che lo produce con la sua Misr) - è tornato con un nuovo film, presentato alla Berlinale nella sezione Panorama. Molto più notturno, intimistico ed enigmatico, Genenet al asmak (L’Aquarium) è stato scritto come El madina (La Ville) insieme a Nasser Abdel Rahman, e interpretato da un tris d’attori di tutto rilievo, cui si aggiunge la presenza feticistica di Bassem Samra, già protagonista di El madina: oltre alla star tunisina Hend Sabri (Les Silences du palais, Poupées d’argile, Yacoubian Building), nei ruoli principali ritroviamo due volti noti al grande pubblico egiziano come il giovane Amr Waked e il vecchio Gamil Rateb, attivo negli anni Novanta anche in Tunisia, come fascinoso vilain.

Siamo nella Cairo tormentata dei giorni nostri, tra silenziose manifestazioni antigovernative e paure legate all’Aids e all’aviaria. C’è nell’aria il bisogno di confessare ansie e blocchi profondi, legati alla sessualità e magari confrontarsi, senza però mettersi davvero in gioco: I segreti della notte, la trasmissione radiofonica notturna che conduce la trentenne Laila (Hend Sabri) è lo spazio giusto per portare avanti un dialogo tanto più diretto quanto anonimo o coperto da pseudonimi. La stessa giornalista, che vive ancora con la madre e il fratello e non riesce ad avere una storia importante, è presa in questa impasse dei sentimenti che blocca la sua generazione. Come lo è uno dei suoi ascoltatori più affezionati, l’anestetista Youssef (Amr Waked), che di giorno lavora in un rispettato ospedale e cura il padre malato terminale (Gamil Rateb), e di notte arrotonda lo stipendio in una clinica dove si praticano aborti clandestini.

In tre giorni di arco narrativo, Nasrallah ci accompagna a scoprire una pletora di personaggi di contorno che Laila e Youssef incontrano ogni giorno oppure per caso, a partire dal giovane regista radiofonico Zakki, innamorato di Leila ma da lei considerato come un fratello. Figure che galleggiano in una città notturna, onirica e magmatica, come i pesci dell’acquario pubblico che Youssef scopre essere il suo luogo d’elezione, dove guardar scorrere le vite degli altri senza essere coinvolti, come fa in clinica, ascoltando le parole pronunciate dai malati sotto anestesia. Da una conversazione notturna con Leila, i due capiscono di essere simili, e per un gioco del destino finiscono per incrociarsi nella clinica clandestina. Un incontro che forse sbloccherà le loro vite, spingendo l’una a lasciare la casa familiare, e l’altro a lasciare la macchina dove passa inspiegabilmente le notti, adattandosi al nuovo appartamento dove da mesi lo aspettano le sue cose ancora impacchettate.

Memore dell’anarchia e della densità narrativa di El madina e della seconda parte de La Porte du soleil, L’Aquarium è un film complesso e sfuggente, che si presta a molteplici chiavi di lettura. Come già nel film precedente, il discorso personale e quello politico si incrociano costantemente, e come già nel saggio A propos des garçons, des filles et du voile è la sessualità il territorio in cui si manifestano tutte le tensioni e le paure di una generazione anestetizzata, politicamente e sentimentalmente bloccata, malgrado i sintomi di fermento sociale rappresentati dal movimento per i diritti civili Kifaya, evocato più volte nel film. Questi rampolli di una borghesia imprenditoriale o dell’élite intellettuale sono paralizzati da un’oziosa abitudine a non rischiare nulla, chiusi in una bolla di potere autoritario che confina le uniche manifestazioni vitali alla sfera privata, alla consumazione notturna di storie clandestine. Un mondo concentrazionario, da polli da batteria.

Ma quest’impasse Nasrallah la racconta senza artifici di architettura narrativa, concedendosi il piacere di seguire una miriade di personaggi, dando ad ognuno di loro la possibilità di tradurre attraverso il linguaggio del corpo o magari un’autoconfessione diretta e metadiegetica, il proprio mondo interiore. Sì, perché il film è stato girato in una doppia versione: l’una, mostrata in anteprima mondiale a Berlino, è costellata da sequenze in cui gli attori commentano azioni e sentimenti dei propri personaggi; l’altra, più cupa ed ellittica, che andrà in onda su Arte, è priva di questi momenti di digressione metadiscorsiva. Una libertà narrativa non comune, che Nasrallah supporta con una rara capacità di direzione attoriale, in una cinematografia dove la deriva nel mélo o nella chiacchiera da musalsal è sempre in agguato, e con un piacere, confessato e a volte praticato in condizioni tecnicamente precarie, del gesto registico, che seducono e spiazzano gli spettatori pronti a condividere questo viaggio notturno nella Cairo di oggi.

Costellato da fulminanti illuminazioni poetiche, come l’immagine dei polli malati abbandonati nel deserto, o il segmento della storia d’amore tra una principessa altera (sempre la Sabri) e un principe trasformatosi in piccione (sempre Samra), girato in bianco e nero con un’esibita nostalgia postmoderna verso un cinema d’altri tempi, L’Aquarium vibra di momenti di grande intensità sensuale, fisica, come nelle sequenze in cui, memore ancora de La Porte du soleil, padre e figlio si concedono un momento di intimità confidente, e l’anestetista si dedica a un lungo e lento massaggio sulla schiena stanca del malato terminale, che non accetta di farsi di morfina forse proprio per non affievolire i sensi, e abbandonarsi al piacere di questi momenti di conforto. È in passaggi come questi che anche lo spettatore più distratto, o perso nel magma senza apparente progressione di questo plot, ritrova lo sguardo fenomenologico di uno dei più brillanti autori del sud.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsGenenet al asmak (L’Aquarium)
Regia: Yousry Nasrallah; sceneggiatura: Yousry Nasrallah, Nasser Abdel Rahman; fotografia: Samir Bahsan; montaggio: Mona Rabi; scenografia: Adel Al Maghrabi; costumi: Nahed Nasrallah; suono: Ibrahim El Dessouky; musiche: Tamer Karawan; interpreti: Hend Sabry, Amr Waked, Gamil Ratib, Bassem Samra, Ahmed El Fichawy, Dorra Zarouk; produzione: Ihab Ayoub per Misr International (Egitto), Archipel (Francia), Pandora Film (Germania); origine: Egitto/Francia/Germania, 2007; durata: 111’

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