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Victoire Terminus, Kinshasa

di Renaud Barret, Florent De La Tullaye

Un pugno per la vita

Kinshasa, 2006: un ragazzo corre per le strade sporche della città invasa da cartelli elettorali in vista delle imminenti elezioni presidenziali, corre fino ad arrivare allo stadio d’atletica dove ragazzi e ragazze fanno i loro allenamenti di boxe. Victoire Terminus, Kinshasa (id., 2008) di Renaud Barret e Florent De La Tullaye nella prima sequenza mette subito a fuco i due temi centrali del documentario, entrando subito nel cuore della realtà che i due registi hanno scelto di raccontare. Victoire Terminus, presentato alla 58a edizione della Berlinale all’interno della sezione Forum, si presenta come un documentario originale che s’interroga sulla difficile situazione della Repubblica Democratica del Congo attraverso la vita di una squadra femminile di boxe.

Renaud Barret e Florent De La Tullaye lavorano in Africa da diversi anni e in particolare dal 2003 hanno girato film e scoperto nuovi talenti musicali in Congo fino a realizzare nel 2006 Jupiter Dance, un documentario musicale su Jupiter, il leader del gruppo. Victoire Terminus segue la preparazione di una squadra femminile di boxe di Kinshasa allenata dal coach Judex in un luogo simbolo del riscatto, l’antico Stadio Tata Raphael dove nel 1974 avvenne lo storico incontro tra Mohammed Ali e George Foreman: a oltre trent’anni di distanza, in questo luogo ormai in rovina, si allenano centinaia di ragazzi che fanno dello sport la ragione di vita, l’unico modo per reagire e sopravvivere con dignità e rispetto. Il coach Judex spiega come Mohammed Ali l’ha ispirato e definitivamente colpito al cuore, spingendolo, non solo a creare con le sue forze una palestra per allenare i giovani, ma anche a trovare lo spirito per andare oltre e formare una squadra femminile: Judex è un personaggio chiave, calmo, che crede nella disciplina dello sport e nel suo progetto per il quale cerca fondi e sponsor, come succede in qualsiasi altra parte del mondo, ma in un un paese che cerca di sopravvivere in uno stato di confusione totale. Oggi sono molte le ragazze che ne fanno parte, spinte da un naturale rifiuto del ruolo che la società vorrebbe imporre loro, decise a vincere le gare per guadagnarsi da vivere.

Victoire Terminus segue il gruppo delle ragazze allenate dal coach Judex, nella palestra dove si prega insieme, perché Dio dia loro la forza, nello stadio Tata Raphael, e nelle loro case. Renaud Barret e Florent De La Tullaye entrano nelle vite di Rosette, Mimi, Wivine e delle altre ragazze, le seguono nelle loro giornate, divise tra la famiglia e gli allenamenti. Molte di loro hanno già dei figli: la boxe diventa il modo per poter concretamente pensare di pagare le cure mediche o di farli studiare. Combattere sul ring per non finire a prostituirsi in mezzo alla strada: in un paese logorato dalla dittatura e dalle violenze una delle ragazze ricorda che la boxe spazza via i brutti ricordi dalla memoria. I registi entrano, senza invaderli, negli spazi privati, nelle vite, negli affetti, alternando la documentazione degli allenamenti e degli incontri caratterizzati da primi piani, come per non perdere il contatto con i loro sguardi, e interviste nelle quali le ragazze si raccontano.

Se lo stadio semiabbandonato e in rovina, ma pieno di giovani che cercano di trovare la propria strada, potrebbe essere l’immagine della Repubblica Democratica del Congo, sicuramente la scelta d’intrecciare strettamente le vicende della squadra femminile di boxe alle tormentate elezioni che si sono svolte proprio nell’estate 2006, non è casuale e particolarmente interessante. Lo scontro tra Jean-Pierre Bemba e Joseph kabila, figlio di Laurent Désiré Kabila che nel 1997 spodestò il regime del dittatore Mobutu per poi essere assassinato nel 2001. Uno scontro acceso che si è concluso solo nell’autunno in seguito al primo ballottaggio dell’indipendenza: tensioni e scontri tra i diversi schieramenti hanno coinvolto tutta la popolazione, comprese le giovani pugili che vengono riprese mentre commentano gli ultimi eventi politici.

Victoire Terminus racconta, con la pecca di una bassa qualità delle immagini penalizzate dalle riprese di un digitale a bassa risoluzione, la formula che alcuni giovani hanno trovato per reagire, perché, come ricorda Rosette, la sottomissione del popolo africano ha un limite.

Alice Casalini

Cast & CreditsVictoire Terminus, Kinshasa
Regia: Renaud Barret, Florent De La Tullaye; sceneggiatura: Renaud Barret, Florent De La Tullaye; fotografia: Renaud Barret, Florent De La Tullaye; suono: Renaud Barret, Florent De La Tullaye; montaggio: Yannick Coutheron; con: Hélène Mukadi Efuto, Jeannette Mukendi, Rosette Ndongala, Martini Lomboto, Mimi Mauwa, Wivine Tshilidi, Flore Nkanki, Coach Judex Thsibanda Wata, Tshiri Tshara; origine: Congo/Francia, 2008; formato: Beta Digital, 16/9; durata: 80’; produzione: Emilie Blézat (SCIAPODE); distribuzione: Wide Management; sito ufficiale: www.widemanagement.com.

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