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War Child

di Christian Karim Chrobog

C’era un’atmosfera di grande attesa al Babylon, grande monosala dalle architetture moderniste che ha accolto la prima mondiale di War Child, proiettato nella sezione Generation della Berlinale 2008, biopic documentario della hiphop star sudanese Emmanuel Jal. A dirigerlo, Christian Karim Chrobog, un filmmaker tedesco di madre marocchina, che vive negli States dove ha fondato ben due case di produzione (la Tangier Pictures e la 18th Street Films) con cui peraltro progetta di realizzare una biografia del noto viaggiatore medievale Ibn Battutah. La presenza in sala del regista e del noto rapper ex-bambino soldato, con alle spalle una parabola che ricorda quella di Senait Mehari (al centro dell’atteso e già controverso Heart of Fire di Luigi Falorni) ha amplificato l’entusiasmo del pubblico presente, che ha salutato il film con cinque minuti di applausi e un partecipato Q&A.

Nato il 31 dicembre 1979 nei dintorni di Bentiu, in una regione a maggioranza cristiana del Sud Sudan, devastata da una pluridecennale guerra civile, Emmanuel è figlio di un leader del SPLA (Sudan People’s Liberation Army), principale movimento di opposizione al regime integralista di Omar Hassan Ahmed al-Beshir. Le sue sventure sono cominciate quando insieme ad altri 400 ragazzini è stato imbarcato su un battello che avrebbe dovuto portarli in Etiopia per favorirne la scolarizzazione: sovraccarico, il barcone è andato a picco, causando la morte di tutti i piccoli passeggeri, salvo Emmanuel e un pugno di coetanei. Abbandonato dai suoi, si ritrova nel campo profughi di Kakuma, dove viene ripreso da una troupe impegnata nel 1989 per un documentario commissionato dall’Onu. «La matita è la mia patria» canta nel video con i suoi compagni nella scuola del campo, ma di lì a poco, arruolato dalle forze del SPLA, viene addestrato per combattere.

Destino vuole che, dopo mesi di combattimenti e malnutrizione, Emmanuel venga soccorso e adottato da una giovane cooperante sposata a un ufficiale del SPLA, che però muore a 29 anni in un incidente d’auto. Trasferitosi in Kenia, trova asilo in una scuola a Nairobi e nel coro di una chiesa scopre la vocazione per la musica. Nel 1995 incide "Gua" e il singolo sfonda in tutta la regione. Diventa una sorta di ambasciatore morale del Sud Sudan, raccontando la sua storia in molte scuole statunitensi. Ma diversamente da altri lost boys, Emmanuel ha avuto il coraggio di tornare in Sudan, riabbracciare i genitori che non vedeva da oltre 15 anni e lanciare il progetto di una scuola per ex-bambini soldato, attraverso la fondazione Gua Africa, che ha creato a questo scopo.

Il documentario, costruito con una struttura narrativa piuttosto elementare ma efficace, è arricchito dalle immagini girate nel 1989 nel campo di Kakuma, che fotografano lo sguardo ancora innocente di un bambino cui la sorte avrebbe riservato esperienze di atroce sofferenza, dalle quali grazie a un’incredibile forza di volontà e al concorso di numerosi angeli custodi, è riuscito a riemergere. L’approccio del regista tende a privilegiare il punto di vista interno di Emmanuel nel racconto della guerra in Sudan, non senza lasciar trapelare tutta l’ambiguità lacerante della sua condizione, di bambino arruolato, come tutti i suoi coetanei, nel SPLA, che si ritrova a compiere un riconciliatorio viaggio di ritorno, incontrando persino la vedova del leader John Garang e alla fine il padre, cui non riesce a rimproverare né a perdonare il fatto di averlo abbandonato, dopo l’incidente con la barca. Un grumo di vissuto che l’esperienza non è riuscito a sciogliere, di cui lo sguardo fermo e non sensazionalistico del filmmaker riesce a rendere l’angosciante eredità.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsWar Child
Regia e sceneggiatura: Christian Karim Chrobog; fotografia: Stanley Staniski; montaggio: Nels Bangerter; musiche: Emmanuel Jah; origine: USA, 2007; formato: HD; durata: 94’; produzione: Christian Karim Chrobog, Afshin Molavi per 18th Street Films; sito ufficiale: www.18thstreetfilms.com

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