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Mafrouza/Coeur

di Emmanuelle Demoris

Un’estate d'Egitto

Un ragazzo, Hassan Stohi, canta una canzone in arabo, dopo qualche strofa inzia a cambiare il testo improvvisando, ride e si diverte. Dietro di lui la bidoville di Alessandria d’Egitto, Mafrouza, povera e degradata, dove il ragazzo vive. Un quartiere-città con strade sterrate, e piene di rifiuti, dove per sopravvivere forse è necessario riuscire e ridere e sperare.
Mafrouza/Coeur (Mafrouza/Cuore, 2007) è il titolo della seconda parte del documentario fiume realizzato dalla regista francese Emmanuelle Demoris e presentato nella sezione Forum di questa 58a edizione della Berlinale. Il progetto del documentario prevede infatti cinque episodi di due ore ciascuno, destinati sia all’uscita nelle sale, sia a un’edizione finale in dvd. A luglio 2007 è stato presentato il primo episodio Mafrouza – Oh la nuit! (Mafrouza – Oh la notte!, 2007) che racconta l’impatto con il quartiere e i primi incontri.

La Demoris ha vissuto per due anni a Mafrouza ripredendo la vita del quartiere grazie al sostegno economico ottenuto con la Bourse Louis Lumière (Villa Médicis hors le murs) e della Bourse Brouillon d’un Rêve della Scam. Un lungo periodo necessario per costruire un rapporto di fiducia con gli abitanti di Mafrouza raccontando il passare dei giorni e della vita del quartiere seguedo di volta in volta alcune famiglie e dei personaggi particolari. La presenza della regista è dichiarata e fa parte dell’esperimento di registrare la reazione degli abitanti di fronte alla macchina da presa: se i bambini chiedono di essere ripresi e giocano divertiti con il mezzo, gli adutli, e le donne in particole, lavorano e parlano provando a far finta che non ci sia. L’esperimento è quello di vedere le reazioni della gente davanti al mezzo cinema che entra nelle loro case, nelle loro vite: la risposta sorprendente è quella di un’estrema naturalezza, della consapevolezza di far parte di un gioco. Gli abitanti di Mafrouza sono entrati nel meccanismo della ricerca della regista che ha saputo guadagnarsi la loro fiducia: in una scena uno dei protagonisti, entrando in una casa con la Demoris, tranquillizza gli abitanti dicendo "ti può filmare, vuole far vedere come la gente vive in Egitto. Non aver paura".

Mafrouza/Coeur è organizzato in lunghe sequenze nelle quali la regista, accompagnata da un traduttore, osserva la vita delle famiglie, i loro lavori e segue i dialoghi senza interrompere, come durante la lunga giornata di Om Bassiouni, imponente donna che viene dalla campagna, che si costruisce un forno per fare il pane con l’aiuto di alcune donne. Una sequenza lunghissima che ha come effetto la partecipazione alla fatica della giornata nella quale non mancano momenti di distensione grazie anche al bagno della nipote di una della donne. Le vicende dei nuclei che la Demoris segue si alternano tra di loro: nei dialoghi spesso ci sono i riferimenti alla vita in Europa, soprattutto in quelli che si svologno nel negozio della Manel Khattab, luogo pubblico di scambi e d’incontro del quartiere. Estremamente interessante è l’intrusione della regista nella crisi coniugale della famiglia Chenabou, che viene risolta grazie all’intervento di un’amica cristiana della moglie. La Demoris riesce a partecipare alle discussioni in un momento delicato, a condividere la sofferenza e l’umiliazione, testimoniando anche l’estrema generosità degli abitanti che le hanno offerto le loro vite. Una disponibilità che non era scontata, se si pensa alle parole di uno dei protagonisti che descrive l’Egitto dicendo "[...] oggi siamo in un paese affamato".

Mafrouza/Coeur è il racconto di un’estate nel quartiere, con feste e matrimoni: la vita nelle strade si alterna a quella nelle case e Hassan Stohi, con le sue canzoni, traccia il filo rosso che unisce le storie raccontate. Il documentario è un esperimento antropologico interessante sia per la documentazione della vita nel quartiere - che diventa anche una denuncia da parte degli abitanti delle condizioni in cui devono vivere - sia per la riflessione sull’utilizzo del mezzo cinematografico e sulle reazioni che scatena.

Alice Casalini

Cast & CreditsMafrouza/Coeur
Regia: Emmanuelle Demoris; sceneggiatura: Emmanuelle Demoris; fotografia: Emmanuelle Demoris; suono: Emmanuelle Demoris; montaggio: Claire Atherton; traduzioni: Amir Younan Kaldas, Philippe Tastevin, Ahmed Farouk, Karim Boutros Ghali e Alexandre Buccianti; con: Mohamed el Manel Khattab, Om Bassiouni, La famille des Chenabou, Hassan Stohi; origine: Egitto/Francia; formato: DigiBeta PAL, 4:3; durata: 166’; produzione: Jean Gruault per Les Films de la Ville, e Céline Maugis per La Vie est belle e Studio des Arts Contemporains du Fresnoy.

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