
Corazones de mujer
di Kiff Kosoof (Pablo Benedetti e Davide Sardella)
Vivere e pensare oltrepassando i confini

Il viaggio come mezzo per scoprirsi, guardarsi e accettarsi è un topos letterario e cinematografico che spesso diventa solo un strumento senza forza o un elemento aggiuntivo e superfluo di molte sceneggiature. In Corazones de mujer (Cuori di donne, 2007) di Pablo Benedetti e Davide Sardella - in arte Kiff Kosoof - il viaggio è l’elemento fondamentale per un racconto di ricerca e scoperta. Presentato alla 58a edizione della Berlinale nella sezione Panorama, Corazones de mujer è stato accolto con entusiasmo dal pubblico, che ha apprezzato l’ironia e la visione libera da schemi fissi dei due autori.
Corazones de mujer racconta la storia di un viaggio: Zina, una ragazza di origini marocchine che vive a Torino, deve sposarsi e Shakira, un travestito marocchino che fa il sarto, le sta preparando gli abiti per il matrimonio. Zina però ha un problema, non è più vergine e non sa come fare. Shakira propone di aiutarla: convince i genitori a dare una settimana di tempo per andare a prendere le stoffe più belle in Marocco: le due partono e arrivano nel loro paese d’origine via terra. Un lungo viaggio che ha come destinazione finale Casablanca, dove Zina potrà tornare vergine grazie a un piccolo intervento chirurgico.
Verità e finzione si confondono in Corazones de mujer e Davide Sordella e Pablo Benedetti sono stati abili nel lavorare e manipolare il materiale raccolto nel viaggio, facendo tornare a loro favore il bassissimo budget a disposizione per il loro film, definito giustamente ultraindipendente. I due registi sono partiti al seguito di Zina (Ghizlane Waldi) e Shakira (Aziz Ahmeri) solo con la macchina da presa, senza una sceneggiatura scritta. Hanno registrato, seguito, scoperto - anche loro in fieri l- ’evoluzione degli eventi e dei personaggi. Il film, ricco di citazioni, alterna le immagini del viaggio con quelle di un’intervista, girata a Torino, a Shakira che diventa voce narrante della storia e il filo rosso che tiene insieme gli eventi.
Zina e Shakira si muovono e si esprimono liberamente grazie alla discrezione della regia che si è limitata, nella fase delle riprese, a registrare, per poi rielaborare e manipolare il materiale, anche graficamente, in un secondo momento. Interessante vedere come Zina e Shakira si rapportino con il Marocco che conoscono, ma dal quale si sentono anche distanti: la ragazza non sempre si esprime perfettamente in arabo, mentre Shakira deve dimenticare la sua identità per farsi accettare dalla famiglia. Una scoperta per Zina e un amore disincantato per Shakira, che ricorda come c’è un’età in cui s’impara a non sognare più. I nodi, i dolori, le difficoltà emergono lentamente, tra incontri, liti e foto ricordo del viaggio, scattate con una polaroid dall’indiscutibile fascino retrò.
Corazones de mujer è un film ironico, una riflessione anarchica sulla libertà di essere chi scegliamo di essere, di vivere e pensare oltrepassando i confini. La formazione internazionale dei due registi forse ha influito nel rendere questo film italiano particolarmente cosmopolita e se per Davide Sordella questa era la seconda prova di regia per un lungometraggio, dopo Fratelli di sangue del 2005, per Pablo Benedetti Corazones de mujer è l’esordio alla regia di un lungometraggio di finzione. Dopo il successo berlinese, si spera dunque in una prossima distribuzione in sala, prevista in Italia ad aprile, per un film divertente, riflessivo e interessante che colpisce anche nel finale sorprendente e lontano da inutili stereotipi.
Alice Casalini


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