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Talent Campus: Focus Africa

di Alice Casalini

Una nuova mappatura del cinema mondiale

Nel 2003 il Festival Internazionale di Berlino aprì un nuovo spazio dedicato all’incontro e al confronto tra i giovani filmmakers provenienti da tutto il mondo. Giunto alla sua sesta edizione, il Berlinale Talent Campus ha dedicato una serie d’incontri all’analisi dello stato del cinema africano: Focus Africa, attraverso otto eventi, si è proposto di riflettere con i giovani partecipanti alle sei giornate del Talent Campus sulla rappresentazione e sull’immaginario della realtà del continente. Numerosi gli ospiti che hanno partecipato agli incontri dedicati all’analisi dei nuovi linguaggi, dei temi e delle forme di produzione in campo cinematografico in Africa.

La prima giornata dedicata agli incontri del Focus Africa ha visto due degli eventi più interessanti: Hot Spot Africa, aperto purtroppo solo ai partecipanti del Talent Campus, e Cairo Underground, un percorso su nuovi percorsi artistici indipendenti e nuove possibilità produttive che si stanno sviluppando al Cairo e in Egitto da sempre importante centro di produzioni cinematografiche e televisive del Medio Oriente e dell’Africa. L’interessante viaggio nei percorsi poco conosciuti dei percorsi artistici indipendenti in Egitto è stato moderato dalla documentarista Viola Shafik, attualmente docente all’Università Americana del Cairo.
Cairo Underground ha visto gli interventi della documentarista egiziana Galal Hala che, basandosi sull’esperienza della SEMAT, la casa di produzione che ha fondato, ha centrato la riflessione sulla possibilità di una produzione indipendente, slegata dai canali di finanziamento più istituzionali. Oltre alla Galal, erano presenti l’artista Shady El-Noshokaty, il giovane film maker “Kaiser” Mohammed Fatthi Moussa e il montatore e regista Emad Mabrouk che ha spostato il centro del discorso dal Cairo ad Alessandria, lanciando in modo provocatorio anche la possibilità di decentrare l’attività artistica e produttiva del cinema dal Cairo ad altri centri come Alessandria.
Il lavoro più recente di Mabrouk è The Dead Won’t Mind (id., 2004) che è stato prodotto proprio dalla Semat, ma il suo impegno rimane quello di dare la possibilità ai giovani artisti e filmmaker di Alessandria di esprimersi senza dover andare al Cairo: a tale scopo ha fondato un’associazione nella sua città proprio per raccogliere gli artisti e promuoverne il lavoro. Cairo Underground tra interventi e brevi estratti di alcune opere degli artisti presenti ha permesso di aprire una porta sui movimenti artistici indipendenti e di riflettere sull’uso dei media staccato dalle logiche politiche e dalla supervisione delle istituzioni.

Un’altra interessante riflessione sulle vie alternative per la diffusione del cinema e in particolare dei cortometraggi, è stata proposta nell’incontro Short Film Expanded Cinema, durante il quale sono stati presentati dai vari rappresentanti i festival e le iniziative dove presentare cortometraggi. A riflettere sulle vie per la diffusione dei corti vari esperti provenienti da diversi paesi tra cui Abderrahmane Ahmed Salem filmmaker e direttore della “Maison des cinéastes” in un paese dove il cinema è ancora praticamente assente, soprattutto a livello di produzioni, come la Mauritania. Una figura affascinante che investe la sua vita nella diffusione del cinema nel suo paese e lo fa attraverso due modi diversi: l’organizzazione di un festival “La Semaine National du Film” che si svolge ogni anno a giugno e che ha come tema le migrazioni e la civilizzazione e attraverso una carovana del cinema con la quale porta in tutto il paese: durante il suo intervento sono state proiettate delle immagini girate durante un viaggio della carovana.
Abderrahmane Ahmed Salem ha portato l’attenzione su un paese che cinematograficamente, e non solo, viene spesso dimenticato, e ha messo a fuoco alcuni temi, in particolare quello della memoria: dopo 25 anni di dittatura e in un paese nomade dove convivono 4 etnie, dove non ci sono università e il 65% della popolazione è analfabeta il regista ha chiaro il ruolo sociale che deve avere il cinema. "In un paese come la Mauritania devi pensare al contesto prima di girare o programmare un film […]", ha dichiarato Salem, che, girando con la carovana nel pese, riprende i luoghi e le persone nel tentativo di costruire il patrimonio storico audiovisivo della Mauritania.

Dopo l’interessante e affascinante incontro con Abderrahmane Ahmed Salem, il Focus Africa ha visto tra i protagonisti di un incontro d’impronta diverso dagli altri Newton Aduaka, vincitore del Fespaco 2007 con il suo film Ezra (id. 2006). Il regista nigeriano è stato inviato a riflettere sulla rappresentazione dei lati oscuri degli uomini e della storia nell’incontro The Dark Side of Cinema: la tavola rotonda ha avuto come protagonisti attori e registi di tre film presentati nell’ultima edizione della Berlinale, Hiam Abbas, attrice protagonista del film Lemon Tree (id., 2007) presentato in Panorma, Josef Fares, regista del film Leo (id. 2007), presentato sempre in Panorama e Damien Harris regista del film in concorso Gardens of the Night (id., 2007).
I toni e i temi della riflessione sono stati dunque diversi dall’indagine sui nuovi linguaggi, le nuove forme d’espressione, produzione e diffusione proposte dagli altri incontri, ma particolare attenzione è stata riservata alla presenza di Aduaka e soprattutto al suo film, per il tema dei bambini soldato, per la sua esperienza, per l’approccio alla sceneggiatura e l’interesse alla reazione dei giovani protagonisti.

L’ultimo evento del Focus Africa è stato giustamente dedicato all’analisi della diffusione e dell’influenza della musica hip-hop nella cultura e dunque anche nel cinema africano che come hanno dimostrato anche alcuni film presentati alla Berlinale, come Jerusalema di Ralph Ziman (id., 2007) e Divizionz (id., 2007) del collettivo Yes! That’s Us, è sempre più presente come fondamentale mezzo di comunicazione e affermazione della propria identità.
Focus Africa ha aperto la strada ad alcune riflessioni, ha lanciato spunti e permesso di affacciarsi su diverse realtà produttive e artistiche africane e non solo, fatta eccezione per Cairo Underground, gli eventi presentati avevano ospiti provenienti da diverse parti del mondo, soprattutto dall’Europa e dall’Asia. In questo melting pot culturale d’incontri sempre pieni e partecipati, il Focus Africa ha proposto le sue riflessioni sullo stato del cinema africano nel tentativo, attraverso un percorso articolato, di tracciarne una nuova mappatura.

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