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Lo specchio della vita

di Douglas Sirk

Without love you’re only living an imitation of life: le parole della canzone interpretata da Earl Grant che dà anche il titolo originale del film (Imitation of life) fanno da sfondo nei titoli di testa a una cascata di diamanti. Niente di più bello e di più preciso per raccogliere in un’immagine il senso del film: la perfezione del diamante, che racchiude la sua bellezza, ma anche la sua freddezza. L’ultimo dei melodrammi di Douglas Sirk è davvero un capolavoro ed è finalmente disponibile in edizione home video. Un’occasione per riscoprire e rileggere un film di genere che – come ogni capolavoro – sa anche guardare oltre i confini del melodramma.

Come in una sorta di woman’s film d’autore, Sirk traccia i destini opposti e paralleli di due donne sole in a man’s world, alle prese con le figlie da crescere e con il sogno di poter riscrivere la propria vita, cambiandola in meglio. La piccolo-borghese Lora – giovane vedova in ristrettezze economiche – sogna di diventare una grande attrice. Annie – una donna di colore di umili origini – lotta per crescere da sola la figlia dalla pelle bianca, Sarah Jane, e tenerla al riparo dall’umiliazione razzista. Il loro incontro casuale le porterà ad unirsi, ricreando una sorta di piccolo nucleo familiare alternativo, anche se, al di là della solidarietà e dell’affetto, la linea del colore e quella di classe manterranno ben separati i due mondi: Lora sarà sempre “Miss Lora” per Annie, anche in punto di morte.

Sirk – all’anagrafe il tedesco Detlef Sierck, emigrato ad Hollywood negli anni Trenta – conosceva bene i drammi sociali di Brecht e del nuovo realismo e li aveva anche messi in scena: al di là di due temi melodrammatici per eccellenza, come il rapporto tra madri e figlie e il contrasto fra la carriera e l’amore, il regista riesce a penetrare nei meandri più bui della società americana, rivelando la faccia nascosta dell’american dream. I sogni di riscatto sociale – in apparenza possibili, come dimostra in grande la parabola del successo di Lora e, in piccolo, la dignità difesa a denti stretti da Annie – sono in realtà il prezzo da pagare per una vita irreale, che si nasconde dietro l’imitazione della felicità per non vedere veramente cosa c’è da vedere in America: razzismo, maschilismo, determinismo sociale, un universo chiuso in cui le lotte per i diritti civili sono ancora lontane, anche se vengono idealmente richiamate dallo splendido gospel cantato, nella sequenza del funerale di Annie, da Mahalia Jackson.

Il tocco del regista è magistrale anche nel saper scivolare pian piano nel corso del film da un personaggio all’altro, passando dalla storia di Lora a quella – ben più profonda e drammatica – di Annie e sua figlia Sarah Jane, la “negra bianca” che cerca di nascondere le proprie origini. Un aspetto che Rainer Werner Fassbinder, grande ammiratore di Sirk, ha saputo cogliere alla perfezione, in I film liberano la testa: «Sarah Jane vuole passare per bianca non perché questo colore sia più bello del nero ma perché si vive meglio quando si è bianchi. Lana Turner vuole recitare a teatro non perché la cosa le piaccia ma perché quando si raggiunge il successo, si ha un posto migliore nella vita. E Annie desidera un funerale spettacolare non perché potrà farle piacere dopo la morte, ma perché vuole valorizzarsi retrospettivamente agli occhi del mondo, dato che in vita tale privilegio le era stato negato. Nessuno dei protagonisti si rende conto che tutto, pensieri, sogni, desideri, deriva dalla realtà sociale e ne viene manipolato. (…) Lo specchio della vita inizia come un film sulla figura di Lana Turner e impercettibilmente si trasforma nel film di Annie, la donna nera».

Se il difficile rapporto con le figlie avvicina idealmente Lora e Annie, in realtà è la giovane e inquieta Sarah Jane a rappresentare il vero doppio di Lora, e non è un caso che siano proprio loro due ad essere inquadrate spesso dal regista mentre si guardano allo specchio oppure incorniciate all’interno di finestre o di altre superfici riflettenti. Il teatro per Lora e il cabaret per Sarah Jane sono le due imitazioni della vita, i surrogati perfetti in cui poter essere liberamente se stesse.

Proprio il personaggio di Sarah Jane è del resto quello più moderno ed attuale – nella sua disperata ed impossibile ricerca di una identità ben definita – e forse anche quello in cui deve essersi più rispecchiato lo stesso Sirk, che, con questo film, ha detto addio ad Hollywood e alle sue splendide, perfette e fredde imitazioni della vita…

Maria Coletti

Cast & CreditsLo specchio della vita (Imitation of Life)
Regia: Douglas Sirk; soggetto: dal romanzo di Fannie Hurst; sceneggiatura: Eleanore Griffin, Allan Scott; fotografia: Russell Metty; montaggio: Milton Carruth; scenografia: Alexander Golitzen, Richard H. Riedel; musiche: Frank Skinner, Trouble of the World cantata da Mahalia Jackson, Imitation of Life cantata da Earl Grant; interpreti: Lana Turner, John Gavin, Sandra Dee, Susan Kohner, Juanita Moore, Robert Alda; origine: Usa, 1959; durata: 120’; produzione: Ross Hunter per Universal International Picture; distribuzione homevideo: Cecchi Gori Home Video/Flamingo Video/Teodora Film; data di uscita: 18 marzo 2008
DVD nella confezione: 1; supporto: DVD9 singolo lato doppio strato; regione: 2 (Europa); video: 1,85:1; audio: Italiano Dolby Digital 2.0, Inglese Dolby Digital 2.0; sottotitoli: Italiano, Italiano per non udenti; extra: Vieri Razzini sul film, trailer originale, galleria fotografica, biografia regista e attori principali, accesso diretto a 16 scene.

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