title_magazine

Les Coeurs Brûlés

di Ahmed El Maanouni

Il tormento della fuga

La 18a edizione del Festival del cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano è entrata nel vivo con la presentazione in anteprima nazionale dell’ultimo lungometraggio di Ahmed El Maanouni, Les Coeurs Brûlés (I cuori bruciati, 2007) in concorso nella sezione Miglior Film Africano. Il 2007 è stato l’anno del ritorno del regista marocchino: il film che ha portato El Maanouni al successo, Transes (1981), film culto della cinematografia marocchina, prodotto dalla regista Izza Genini, è stato restaurato dalla World Cinema Foundation di Martin Scorsese e presentato nella sua nuova veste in occasione del 60° Festival di Cannes. Mentre Transes ricominciava il suo giro per il mondo, passando da un festival all’altro, El Maanouni ha portato a termine, dopo anni di assenza dagli schermi, il suo nuovo lavoro.

Il regista marocchino, che si è formato presso l’INSAS di Bruxelles, ha scelto un film di finzione per il suo ritorno dietro la macchina da presa. Les Coeurs Brûlés racconta il viaggio al contrario di Amin, un uomo che dopo essere diventato un architetto di successo in Francia, decide di tornare a Fès, la sua città natale, per far visita allo zio malato. Il rientro a casa e l’incontro dopo anni con lo zio fa tornare Amin indietro nel tempo: in lui riaffiorano i dolori di un’infanzia difficile, degli studi desiderati ma ostacolati dallo zio, che l’ha cresciuto dopo la morte della madre. Questo viaggio costringe Amin a confrontarsi con sé stesso, a riappropriarsi della sua identità e della consapevolezza di non voler tornare in Francia, scontrandosi allo stesso tempo con i giovani del suo paese che invece non desiderano altro che fuggire altrove.

El Maanouni gioca nel titolo con il verbo "brûler" (letteralmente “bruciare”), che in Marocco – e in tutto il Maghreb – viene usato per indicare coloro che emigrano clandestinamente in Europa e costruisce il suo film attorno al dramma della fuga e del desiderio di una vita diversa, creando una dialettica tra l’impaziente attesa dei giovani che cercano di ottenere in tutti i modi il visto per andare all’estero, e il tormento dell’esistenza spezzata, dell’identità smarrita del protagonista. Questa idea che è alla base del film non viene sostenuta con forza dalla struttura e dalle scelte stilistiche del regista. El Maanouni inizia il suo film con un discorso retorico sull’avidità degli uomini, introduce il personaggio tormentato di Amin attraverso passaggi lirici e simbolici che vengono contrapposti a momenti comici e stacchi musicali che mescolano dramma, musical e commedia in un mélange poco chiaro, nel quale sembra perdersi anche il regista.

El Maanouni intreccia anche le storie di diversi personaggi: da Amin, intimista e tormentato nel suo ruolo drammatico, si passa a ruoli tagliati in modo secco, senza sfumature, come quella del ragazzo che sogna di andare in Giamaica e che incarna il topos del matto del villaggio, o quella del vecchio “cattivo” che sfrutta i ragazzi orfani e abusa delle bambine. Anche le figure femminili si trovano incastrate in questo meccanismo: si passa dalla giovane che vuole fuggire e sua madre che legge il futuro e cerca di difenderla dall’atteggiamento prepotente del fratello, alla donna matura ricca ma libera che seduce e organizza feste danzanti. A questo si aggiunge un ridondante susseguirsi di simboli: dal fuoco iniziale al volo di un uccello in seguito alla liberazione emotiva di Amin, e soprattutto l’uso del bianco e nero. L’assenza del colore è interessante per la fotografia del film ma non per il suo significato, soprattutto se si pensa alla breve sequenza a colori nella quale Amin prende coscienza della necessità di liberarsi dal peso del rancore e del passato: chiaro il significato simbolico, ma poco efficace.

Ancora una volta, il ruolo della musica è centrale: ne Les Coeurs Brûlés accompagna tutto il percorso di Amin, ma lo fa in un modo didascalico che risulta anch’esso ridondante nel voler sottolineare, con i testi delle canzoni, i diversi momenti emotivi dei personaggi. Sembra che il regista si sia perso in questo eccesso di simboli, parole, temi, forse a causa dell’urgenza di voler dire molte cose, trattare troppi aspetti.
L’attesa e la curiosità per il ritorno alla regia di El Maanouni sono stati in parte delusi, ed è un peccato che non ci sia la possibilità di un confronto diretto con il regista in queste giornate, per poter comprendere il percorso che l’ha portato a questo film, nel quale ha messo parte della sua esperienza personale, come ci fanno capire le parole che chiudono i titoli di testa: A mia madre che non ho conosciuto.

Alice Casalini

Cast & CreditsLes Coeurs Brûlés (I cuori bruciati)
Regia: Ahmed El Maanouni; sceneggiatura: Ahmed El Maanouni; fotografia: Pierre Boffety; suono: Fawzi Thabet; montaggio: Oussama Oussidhoum; musiche: Mohamed Derhem, Abdelaziz Tahiri; interpreti: Hicham Bahloul, Mohamed Derhem, Mohamed Marouzi, Az Al Arab Kaghat, Amel Setta, Nadia Alami, Soumya Khouloud, Rafiq Boubker, Mohamed Sekkat; origine: Marocco, 2007; formato: 35mm, b/n e colore; durata: 84’; produzione: Rabii Films Production; distribuzione: Ks Vision.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
lunedì 21 maggio 2018

Cannes 71: premiato Spike Lee

Spike Lee, lanciato nel 1986 proprio dal Festival di Cannes con Lola Darling, si è aggiudicato (...)

mercoledì 18 aprile 2018

Cannes 71: DuVernay e Nin in giuria

Annunciata anche la Giuria ufficiale del prossimo Festival di Cannes (8-19 maggio), presieduta (...)

martedì 17 aprile 2018

Cannes 71: Mohamed Ben Attia alla Quinzaine

Il film tunisino Weldi (Mon cher enfant) di Mohamed Ben Attia sarà presentato in prima mondiale (...)

venerdì 13 aprile 2018

Cannes 71: per i 100 anni di Nelson Mandela

Nelson Mandela avrebbe compiuto 100 anni nel 2018. Tra le anticipazioni del programma del (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha