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La Maison jaune

di Amor Hakkar

Una storia semplice

Le ventose e aspre montagne dell’Aurès sono ancora una volta protagoniste dei racconti del cinema algerino: La Maison jaune (Amor Hakkar, 2007) è un film sull’elaborazione del lutto, sulla capacità di affrontare il dolore nella consapevolezza che possiamo contare solo sulle nostre forze. Presentato alla 18. edizione del Festival africano, d’Asia e America Latina, La maison jaune ha già ricevuto numerosi premi in diversi festival europei (Locarno e Valencia su tutti) e a Milano è presente sia nel Concorso lungometraggi Finestre sul mondo che in quello per il Miglior film africano. Hakkar, nato in Algeria ma cresciuto in Francia dove è arrivato all’età di sei mesi, non conosceva il suo paese d’origine che ha scoperto solo nel 2002, anno in cui ha girato il documentario Timgad, la vie au coeur des Aurès. Hakkar ha scelto gli Aurès, una regione povera, di contadini e agricoltori, per ambientare la sua storia, ma ha tenuto a sottolineare che avrebbe potuto girare in qualsiasi altra parte del mondo. Sembra comunque che non sia stato solo un caso che ad ospitare il suo film siano state proprio le affascinanti e ostili montagne della sua regione d’origine, poiché l’idea per La Maison jaune è nata in occasione del suo ritorno negli Aurès per il funerale del padre.

In un piccolo villaggio sperduto tra le montagne, la famiglia di Mouloud, interpretato dallo stesso Hakkar, viene colta di sorpresa dalla notizia della morte del figlio maggiore durante il servizio militare. L’uomo parte immediatamente con il suo triciclo a motore per recuperare il corpo del figlio. Dopo due giorni lunghi e silenziosi di viaggio torna a casa con il corpo del figlio che può essere finalmente seppellito. Da questo momento Mouolud e la sua famiglia devono ricominciare a vivere: la moglie Fatima si lascia andare e la figlia Ayla cerca di aiutare il padre nel lavoro e per trovare una medicina per la tristezza della madre. Una storia semplice che nella prima parte, durante il viaggio solitario e lento di Mouloud ricorda Una storia vera (A Straight Story, David Lynch, 1999). Ma gli Aurès sono protagonisti di un film che ha segnato la storia del cinema algerino, Le Vent des Aurès (Mohamed Lakhdar-Hamina, 1966), dove il dolore di una madre per la perdita del figlio disperso in uno dei numerosi campi di prigionia, la spinge a intraprendere un lungo viaggio per ritrovarlo. Anche nel film di Hakkar le donne hanno un ruolo importante: la madre dopo un momento di depressione, spinta dalla speranza di vedere nuovamente il volto del figlio grazie a una videocassetta riprende le forze e si batte per avere in casa la corrente elettrica, ma è la piccola Alya che prende per mano il padre per farlo tornare a lavoro e si occupa della madre e della casa.

La Maison jaune è un film che racconta il dolore con la semplicità della realtà in cui è ambientato, ma più interessanti sono le sottotracce che segna e lo stile con cui è girato. «Quello che mi ha spinto a fare del cinema è stato il neorealismo italiano» ha dichiarato Hakkar e i tempi, le scene, i movimenti di macchina, aderiscono strettamente alla realtà. Da questa volontà di non tradire la realtà, deriva la scelta di attori non professionisti, fatta eccezione per Aya Hamdi, che parlano il berbero, la lingua degli Aurès. Raccontando una semplice storia in un contesto contadino, Hakkar lancia un’esplicita accusa all’Europa moderna, civile e depressa: la medicina per la tristezza non esiste e tutto parte solo da noi stessi. Il mondo silenzioso, ventoso, ostile degli Aurès offre a Mouloud l’aiuto della comunità: ogni personaggio che incontra nel suo viaggio offre aiuto e comprensione senza porsi domande perché Hakkar sostiene che il messaggio del film è che il popolo può contare solo su se stesso.

Un film intenso e sincero che ha conquistato il pubblico in sala e la giuria, che l’ha premiato come miglior film africano.

Alice Casalini

Cast & Credits La Maison jaune
Regia: Amor Hakkar; sceneggiatura: Amor Hakkar; fotografia: Nicolas Roche; suono: Kamel Mekesseur; montaggio: Lyonnel Garnier; musiche: Jo Macer; interpreti: Amor Hakkar, Aya Hamdi, Tounès Ait-Ali; origine: Francia/Algeria, 2007; formato: 35 mm, colore; durata: 80’; produzione: Céline Brotons per Sarah Films (Francia), M.A. Films (Algeria); sito ufficiale: lamaisonjaune-lefilm.fr

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