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Nel nome del padre

di Alice Casalini

Il 18° Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina

Giunto alla diciottesima edizione il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano dimostra di aver raggiunto la maggior età congedandosi con un doveroso omaggio al padre del cinema africano Sembène Ousmane e riuscendo sempre più ad amalgamare i tre continenti. La serata di apertura del festival ha segnato subito le tracce del percorso della settimana di cinema e incontri del festival con una performance musicale nella quale si sono fuse Africa e Asia, che ha preceduto un breve documentario di 10 minuti, Sembène di Dominique Sentilhes e B. Josse, prodotto dalla Mediathèque des Trois Mondes, sul cui sito è visibile in permanenza. Se il film d’apertura Padre nuestro (2007) di Christopher Zalla, nato in Kenya, che al suo esordio come regista ha scelto di affrontare il tema dell’immigrazione clandestina dal Messico verso gli USA con un film buio, uno stile da film d’azione, ambientato in una New York di solito invisibile. Prima della proiezione è stata presentata anche la nuova sigla del festival che ha preceduto tutti gli spettacoli della settimana dedicata a Sembene Ousmane.

Ogni giorno si sono alternate alle proiezioni delle varie e storiche sezioni, quelle di tutti i film del regista senegalese scomparso il 9 giugno del 2007 dando l’opportunità di rivedere, o in molti casi per i più giovani, vedere, le opere di Ousmane sul grande schermo da La Noire de… (1966) a Moolaadé (id., 2004). Un programma ricco, con molte anteprima nazionali e con molte opere prime, da Padre nuestro a Il va pleuvoir sur Conakry (Cheick Fantamady Camara, 2007), premio del pubblico all’ultimo FESPACO, da Terra sonambula (Teresa Prata, 2007) che ha vinto il premio SIGNIS a La Maison jaune (Amor Hakkar, 2007), miglior film africano di questa edizione del festival: particolarmente interessante e apprezzato dal pubblico è stato il primo lungometraggio del coreano Lee Isaac Chung Munyurangabo (2007) presentato alla 60° Festival di Cannes in Un Certain Regard, un film composto da un vivace e insolito gruppo di lavoro multietnico che affronta il tema del genocidio del Ruanda.

L’Africa è stata ancora protagonista di questa edizione nella quale insieme agli ultimi lavori di alcuni maestri del cinema africano, Le Chaos (Youssef Chahine e Khaled Youssef, 2007), Nouba d’or et de Lumière (Izza Genini, 2007) di Izza Genini, sono stati presentati molti film di cineasti più giovani come Ngwenya, O Cocodilo (Isabel Noronha, 2007), The Glow of White Women (Yunus Vally, 2007) e l’onirico Andalucia (Alain Gomis, 2007). Se il concorso dei cortometraggi africani ha presentato molte sorprese dimostrando l’esistenza di un vivace e dinamico movimento che attraversa il continente africano, del Marocco al Sud Africa, il concorso dei documentari africani si è tinto di rosa con il voyeristico docuvideo Nightwatch Zion (2007) della sudafricana Nadine Hutton, e con i protagonisti delle lotte politiche comuniste dagli anni ’50 agli anni ’80 in Tunisia, intervistati con garbo e dolcezza da Nadia El Fani (Ouled Lenine, 2007), fino ad arrivare all’intenso documentario della regista senegalese Katy Lane Ndiaye, vincitore di questa sezione, En attendant les hommes (2007) che entra nella sfera privata e intima delle donne della città rossa di Oualata nel deserto della Mauritania.

Questa 18. edizione ha riunito, dopo l’esperienza di Transes (1981), l’ultimo documentario di Izza Genini e Les Coeurs brûles (2007) di Ahmed El Maanouni che dopo anni è tornato alla regia con un film di finzione nel quale la musica ha sempre un ruolo fondamentale. Questa edizione si è caratterizzata anche per la nuova sezione speciale Africa Unite nella quale sono stati presentati film che indagano il variegato universo musicale africano che è sempre più presente come fondante nel cinema del continente, come elemento di ricerca della propria identità. Tra i titoli, oltre a Retour à Gorée (Pierre-Yves Borgeaud, 2006) che segue il viaggio del senegalese Youssoun N’Dour sulle tracce degli schiavi, è stato presentato anche il documentario dal prende il titolo questa sezione, Africa Unite (Stephanie Black, 2008) in occasione del concerto organizzato ad Addis Abeba a 60 anni dalla nascita di Bob Marley per il quale si sono riuniti personaggi della musica e dello spettacolo, tra cui Danny Glover, protagonista del film fuori concorso Poor Boy’s Game (Clement Virgo, 2007), membro della prestigiosa giuria di questa edizione, presieduta dallo scrittore Tahar Ben Jelloun.

Questa edizione del Festival del cinema africano, d’Asia e America Latina ha poi sperimentato una nuova formula per i consueti incontri mattutini con registi, sceneggiatori e attori presenti: un incontro collettivo con i protagonisti dei film del giorno precedente, nel tentativo di stimolare un dibattito dal respiro più ampio. Oltre ai film l’edizione della maggior età si è distinta per l’attenzione all’incontro e a tale scopo ha pensato un nuovo spazio, il Festival Center, dove tra attività di vario genere e una mostra dedicata alle locandine più belle e significative del cinema africano, c’è stata l’occasione di discutere e incontrare registi e attori del nuovo cinema dei tre continenti senza allontanarsi mai dall’ala protettiva del grande padre del cinema africano.

Articoli utili

Sembène Ousmane
Sembène Ousmane: l’ultimo griot, di Alice Casalini
Ceci n’est pas une pipe, di Leonardo De Franceschi

I film
Andalucia (Alain Gomis, 2007), di Leonardo De Franceschi
Les Coeurs brulés (Ahmed El Maanouni, 2007), di Alice Casalini
Heya Fawda (Le Chaos) (Youssef Chahine e Khaled Youssef, 2007), di Leonardo De Franceschi
Il va pleuvoir sur Conakry (Cheikh Fantamady Camara, 2007), di Alice Casalini
La Maison jaune (Amor Hakkar, 2007), di Alice Casalini
Munyurangabo (Lee Isaac Chung, 2007), di Maria Coletti
Oud l’Ward (La Beauté éparpillée) (Lahcen Zinoun, 2007), di Alice Casalini
Poor Boy’s Game (Clemence Virgo, 2007), di Leonardo De Franceschi

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