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La tavola rotonda su Sembène Ousmane al FCAAAL

di Alice Casalini

In ricordo di un maestro

La 18a edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina di Milano si è caratterizzata per l’attenzione posta alla possibilità d’incontro e discussione, sia con gli appuntamenti del Festival Center, che con le conferenze della mattina. Tra tutti gli appuntamenti, il più atteso e il più emozionante è stato sicuramente la tavola rotonda dedicata al ricordo di Sembène Ousmane che il 9 giugno 2007 ha lasciato orfano il cinema africano e il progetto della mega produzione Samori, un film che rimane incompiuto.
All’incontro dedicato al ricordo del regista e scrittore senegalese hanno partecipato Itala Vivan, docente all’Università Statale di Milano ed esperta di letteratura africana, il critico cinematografico Thierno Ibrahima Dia, l’attrice protagonista de La Noire de… (id., 1966) Thérèse M’Bissine Diop, e il regista senegalese e aiuto regia di Sembène, Clarence Delgado, presente al festival anche in veste di membro della giuria dei cortometraggi africani.

La tavola rotonda è stata aperta da Itala Vivan, che ha voluto tracciare il profilo di Sembène soprattutto come scrittore e uomo, ricordandone il carattere forte e appassionato. La Vivan ha dunque percorso la storia di Sembène per parlare dei suoi libri e dell’amore immenso per la scrittura e per la parola, ricordando però che lui stesso diceva che la scrittura è più importante, ma il cinema è più utile per raggiungere la gente. Del cinema di Sembène ha parlato Thierno Ibrahima Dia, partendo dal cortometraggio Borom Sarret (Il carrettiere, 1963) che associa al cinema neorealista per la ricerca della verità, per il modo di stare addosso ai personaggi. Il critico è partito dalle origini per ricostruire il cinema di Sembène attraverso i film e i temi trattati dal regista senegalese nelle sue opere. Un viaggio che non ha tralasciato il controverso rapporto con il cinema di Leni Riefenstahl, della quale lo colpì Olympia: Dia sottolinea come Sembène dichiarò di non amare il cinema della regista tedesca, ma il simbolo che ha offerto ai neri africani.

I veri protagonisti di questo incontro sono stati Thérèse M’Bissine Diop e Clarence Delgado che tracciano i loro ritratti personali di Sembène attraverso ricordi, aneddoti e regalando momenti di commozione e divertimento: due testimonianze dirette e sentite di lunghi percorsi e di esperienze umane di vita vissuta insieme al regista. M’Bissine Diop racconta del primo incontro durante il quale Sembène fece diverse fotografie a lei e alla sua amica, fino alla decisione di prenderla per La Noire de…, ma non nasconde la difficoltà di ricordare il regista e l’uomo che conosceva bene e la situazione contraddittoria nella quale si trova quando deve ricordare Sembène, divisa tra la difficoltà nel trovare le parole adatte e quella di avere fin troppi racconti da poter parlare per ore e ore. Con il suo volto sereno e sorridente, M’Bissine Diop racconta divertita i continui litigi con il regista, sempre duro ed esigente con i suoi attori, e passa la parola a Delgando dicendo «ora parla di tuo papà».

Il regista senegalese si riallaccia ai ricordi di M’Bissine Diop e inizia il suo racconto dagli ultimi giorni di Sembène, ricordando che non ha mai smesso di lavorare, sempre pronto a prendere appunti sulle nuove idee perché era malato di lavoro. Delgado ricorda commosso che Sembène lo chiamava per scrivere e segnare tutte le sue idee e come scriveva pur sapendo che il regista, ormai malato, non avrebbe potuto portarle a termine.

Una tavola rotonda insolita, perché non si è analizzata dettagliatamente l’opera, non si sono sviscerati i temi uno a uno, ma l’attenzione si è concentrata sul ricordo dell’uomo che nel caso di Sembène non si può separare dal ricordo del regista, dello scrittore, dell’intellettuale. Un fiume di ricordi, impressioni, aneddoti che hanno permesso a chi non ha mai potuto incontrare Sembène di avvicinarsi alla sua persona, di conoscerlo al di là dei film e dei libri. Delgado ricorda come il regista, debilitato dalla malattia, abbia permesso solo a pochi intimi di avvicinarsi perché voleva che di lui rimanesse l’immagine e l’anima del combattente.

Il giusto proseguimento della tavola rotonda è stata quindi la proiezione de La Noire de… e dell’intervista appassionata di Christine Delorme Sembène Ousmane, tout à la fois (2007), un incontro che la regista francese ha registrato nel 1992 alla fine delle riprese di Guelwaar e sul quale è riuscita a lavorare solo sedici anni dopo.

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