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Fados

di Carlos Saura

Il mondo in una stanza

Un’apertura nel segno della musica, della memoria e del viaggio quella del Roma Independent Film Festival, che si è chiuso lo scorso 24 aprile, grazie allo splendido film del regista spagnolo Carlos Saura, Fados. «Il fado si canta con gli occhi chiusi, però bisogna guardarlo con gli occhi bene aperti e ascoltarlo con il cuore disposto a sentire»: queste alcune delle note di regia pubblicate sul sito ufficiale del film. E in effetti Fados ci invita ad un viaggio da fare con gli occhi e con il cuore, dentro noi stessi e dentro la storia di un genere musicale che ha attraversato più di 150 anni mantenendo intatta la sua forza espressiva.

Dall’origine incerta, il fado è nato per le strade di Lisbona, negli ambienti popolari del porto, cantando e raccontando storie di nostalgia e dolore, lamenti e malinconia nei confronti di chi se ne è andato. Un genere musicale che esprime nella sua complessità e mescolanza la storia di tutto il Portogallo, esprimendo le radici storiche e musicali che hanno trovato un humus fertile nelle strade dell’Alfama – il più antico quartiere di Lisbona – grazie agli emigranti che si sono trasferiti nella capitale portoghese provenendo dalle zone rurali del Portogallo e dalle colonie d’oltremare. La forza del fado è proprio nel suo métissage musicale e culturale: dal canto degli schiavi arrivati con le navi ancora nel XIX secolo fino al sofisticato sincretismo musicale del XXI secolo, passando per le tradizioni rurali e delle colonie portoghesi. Un percorso di tutto rispetto, che ha portato il fado – dopo un periodo di oblio – ad essere riscoperto nel nuovo millennio dai più grandi musicisti portoghesi e internazionali, tanto da essere candidato ad essere riconosciuto come patrimonio artistico mondiale dall’Unesco.

Carlos Saura ha scelto per il terzo capitolo della sua trilogia sulla tradizione musicale cittadina della penisola iberica (dopo Flamenco nel 1995 e Tango nel 1998), uno stile meticcio, quanto la musica di cui ci racconta la storia. All’interno di uno studio – con strutture mobili su un’unica scena che sembra riprodurre il palcoscenico del mondo, come Lisbona sembra simboleggiare tutta l’umanità – si intrecciano immagini, musica e danza. Gli esterni sono stati girati a Lisbona d’estate, mentre gli interni in studio, d’inverno. Le immagini di repertorio si alternano e si mescolano con le riprese effettuate dal vivo, e tutte vengono proiettate sullo sfondo, su uno schermo gigante, oppure sulle diverse quinte del palcoscenico, che prendono vita assieme alle fotografie, agli attori e ai ballerini, ai cantanti e ai musicisti: un grande métissage ottenuto grazie ad una serie di quadri storico-musicali interpretati dai più grandi interpreti del fado contemporaneo, da Mariza a Caetano Veloso, da Carlos do Carmo a Lila Downs, da Toni Garrido a Camané, da Argentina Santos a Lura.

Così, accanto al repertorio del fado classico, scopriamo il ritmo che viene dalle colonie africane e si suona e balla in occasione delle “feiras” (Grupo Kola San Jon); oppure il Fado Flamenco, in cui il fado si mescola con la più grande tradizione musicale del Sud della Spagna (l’intenso Meu Fado Meu interpretato da Mariza e Miguel Poveda); o ancora, il Fado Hip Hop, con una performance delle più giovani generazioni; fino al momento finale della Casa del Fado, in cui ognuno può alzarsi in piedi e cantare, reinterpretando le arie tradizionali. Un caleidoscopio che diviene ancora più struggente quando mescola le storie cantate dal fado alla Storia con la “s” maiuscola: le immagini che ci parlano dell’immigrazione dalle colonie e dalle zone rurali del Portogallo e, soprattutto, la lunga sequenza dei festeggiamenti per la fine della dittatura, con la famosa “rivoluzione dei garofani”.

Il palcoscenico di Saura, come il fado, esprime il mondo racchiuso in una stanza. Di fronte agli occhi dello spettatore si apre una scatola magica che è anche la magia del cinema, l’immagine in movimento che fissa e riproduce per sempre il movimento della vita. Non è un caso che, prima dei titoli di coda, sulla canzone struggente Ó gente da minha terra di Amália Rodrigues interpretata da Mariza, il grande illusionista Saura rivolga l’obiettivo della macchina da presa verso lo spettatore, per invitarlo simbolicamente a sentirsi parte del fado e insieme a prendere parte in prima persona a questo grande movimento del mondo: «È mio e vostro questo fado / destino che ci unisce (…) / Oh gente della mia terra / è solo ora che ho capito / questa tristezza che porto in me / è da voi che l’ho ricevuta».

Maria Coletti

Cast & CreditsFados
Regia e sceneggiatura: Carlos Saura; fotografia: Eduardo Serra; montaggio: Julia Juaniz; suono: Daniel Beckerman; costumi: Isabel Branco; interpreti: Mariza, Camané, Carlos do Carmo, Chico Buarque, Caetano Veloso, Lila Downs, Toni Garrido, Lura, Miguel Poveda, Catarina Moura, Argentina Santos, Cuca Roseta, NBC, SP&Wilson, Vicente da Câmara, Maria da Nazaré, Pedro Moutinho, Ana Sofia Varela, Carminho, Ricardo Ribeiro, Ricardo Rocha, Jaime Santos, Brigada Victor Jara, Grupo Kola San Jon; origine: Spagna/Portogallo, 2007; formato: 35mm, colore, 85’; produzione: Antonio e Carlos Saura; distribuzione: Latido Films; sito ufficiale: www.fados-saura.com

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