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Sguardi africani al Tribeca Film Festival

di Maria Coletti

E’ in corso in questi giorni a New York il Tribeca Film Festival (23 aprile-4 maggio 2008) con un ricchissimo cartellone, che include 122 film da 31 diversi paesi, tra cui ben 55 anteprime mondiali. Nato nel 2001 per iniziativa di Robert De Niro, Jane Rosenthal e Craig Hatkoff come reazione all’attacco alle Torri Gemelle per rivitalizzare economicamente e culturalmente Manhattan, il Tribeca è particolarmente attento ai nuovi autori e alle produzioni indipendenti, ma sarà animato anche da un ricco programma di discussioni con alcuni grandi nomi del cinema, della letteratura e dei media aperte al pubblico, tra cui quelle incluse nella nuova sezione "Behind the Screens: films and conversations about truth, clarity and responsibility". In questa sezione è previsto il prossimo 1° maggio un attesissimo incontro con il celebre regista afroamericano Melvin Van Peebles (padre del non meno talentuoso Mario), che presenta al Tribeca il film con cui torna dietro la macchina da presa a 75 anni anni, un film dal titolo inconfondibile: Confessionsofa Ex-Doofus-ItchyFooted Mutha (2008).

Diversi altri titoli di interesse panafricano sono in programma al Tribeca, disseminati nelle numerose sezioni del festival. Innanzitutto segnaliamo, nel concorso internazionale per lungometraggi World Narrative Feature Competition, il film L’Aquarium del regista egiziano Yousry Nasrallah, discepolo di Chahine ed uno degli sguardi più originali ed interessanti del cinema egiziano contemporaneo. Nel concorso internazione dedicato ai documentari World Documentary Feature Competition troviamo invece il film Kassim The Dream, del regista statunitense Kief Davidson: il ritratto appassionante di Kassim "The Dream" Ouma, ex bambino soldato ugandese diventato un campione mondiale della boxe.

Un altro titolo da tenere d’occhio è stato selezionato nella sezione Encounters: parliamo di Whatever Lola Wants della giovane promessa del cinema marocchino Nabil Ayouch, arrivato al suo quarto lungometraggio mantenendo la sua carica visiva e anticonformista. Dopo tre film 100% marocchini, con Whatever Lola Wants Ayouch propone una storia interculturale che sembra sostenere il lato buono della globalizzazione, sulle tracce di una giovane danzatrice che si sposta da New York al Cairo sulle orme dell’uomo che ama e della sua passione per la danza orientale, scoperta grazie alla celebre Ismahan.
Sempre nella sezione Encounters, è in cartellone anche il documentario I Am Because We Are di Nathan Rissman: prodotto da Madonna, affronta il tema dei bambini orfani in Malawi, a causa dell’Aids.

Temi di scottante attualità sono affrontati anche nella sezione Discovery, ma con un accento più intimo, volto a raccontare da vicino le storie di chi resiste ogni giorno alla miseria, alla guerra, al disagio sociale. Come in Marina of the Zabbaleen, il documentario egiziano di Engi Wassef, che segue da vicino una ragazzina, Marina, che vive nella bidonville alla periferia del Cairo, i cui abitanti sopravvivono raccogliendo e riciclando l’immondizia. Oppure, in War Child di C. Karim Chrobog, che racconta la storia esemplare di un ex bambino soldato nella guerra nel sud del Sudan ed ora divenuto l’artista hip hop Emmanuel Jal.

Grande appeal avrà sicuramente la sezione Showcase Section, in cui il Tribeca propone alcuni dei titoli internazionali più interessanti, selezionati nei maggiori festival internazionali. Tra i titoli di questa sorta di greatest hits non poteva naturalmente mancare il pluripremiato La Graine et le mulet (Cous cous) del franco-tunisino Abdellatif Kechiche. Nella sezione, un altro importante titolo maghrebino: Algérie, histoires à ne pas dire del regista algerino Jean-Pierre Lledo.

Infine, nella sezione Restored/Rediscovered, un classico del nuovo cinema africano, Mirt sost shi amit (Harvest 3000 Years/Il raccolto dei 3000 anni, 1975) dell’etiope Haile Gerima: restaurato dalla Cineteca di Bologna e presentato a Cannes qualche anno fa, rimane una delle pietre miliari del cinema d’autore africano, capace di mescolare linguaggio sperimentale, tematica politica e riferimento alla cultura popolare ed alle tradizioni millenarie africane.

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