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Shooting Dogs

di Michael Caton-Jones

Rwanda, la scuola degli orrori

Lunedì 14 aprile Arte (Sky 544) ha trasmesso in prima visione Shooting Dogs (Michael Caton-Jones, 2005), terza rivisitazione cinematografica del genocidio rwandese del 1994, dopo l’acclamato Hotel Rwanda (Terry George, 2004) e il più personale Sometimes in April (Raoul Peck, 2005). Dopo sono seguiti i canadesi Un dimanche à Kigali (Robert Favreau, 2006) e il più recente Shake Hands with the Devil (Roger Spottiswoode, 2007), dall’autobiografia del generale Romeo Dallaire, ma nessuno di questi titoli, salvo sporadiche comparsate in festival di nicchia ha avuto mai il privilegio di una distribuzione, o di un passaggio tv. Peccato, anche perché il genocidio rwandese rimane una ferita aperta nell’immaginario occidentale, e sarebbe interessante analizzare le modalità con cui ognuno di questi film ha tentato di esorcizzarla.

Shooting Dogs, distribuito negli States col titolo Beyond the Gates, prende spunto dalle reali vicende accadute nel 1994 all’Ecole Technique Officielle (ETO) di Kigali, dove più di duemila fra uomini, donne e bambini tutsi furono massacrati dalle milizie estremiste hutu, dopo essere stati abbandonati dalle forze ONU. Il plot, scritto dal televisivo David Wolstencroft su soggetto dei produttori Richard Alwyn e David Belton, è incentrato sul punto di vista di due occidentali: il generoso e carismatico direttore, padre Christopher (John Hurt), e il giovane professore di belle speranze, Joe Connor (Hugh Dancy). All’interno del recinto della scuola, un presidio di soldati ONU comandati dal capitano, belga ed ebreo, Delon (Dominique Horwitz) basta a tenere fuori dal cancello decine di sbandati miliziani armati di machete, ma non ad arginare l’orrore che viene consumato appena pochi metri fuori.

Appellandosi burocraticamente al rispetto delle regole d’ingaggio, che impediscono loro di sparare se non attaccati, i caschi blu si preoccupano però di uccidere i cani che mangiano al di là del cancello le carogne dei civili tutsi abbandonati in strada - da qui il titolo del film. Se l’affetto del professorino per Marie (Clare-Hope Ashitey), studentessa provetta e maratoneta in erba, quando il gioco si fa duro e i camion francesi si portano via solo gli occidentali, non basta a trattenerlo a terra, solo l’ispirato padre Christopher accetta di dare la vita per i rifugiati, pur di portare fuori dall’inferno dell’ETO almeno i bambini e, fra loro, la stessa Marie che, in un epilogo ambientato cinque anni dopo, non risparmierà al fuggitivo Joe (e, metafora a caratteri cubitali, all’occidentale-che-ha-voltato-le-spalle-davanti-al-genocidio) il pistolotto finale: assumiamoci almeno la responsabilità di testimoniare quello che è successo.

Diretto con mano impersonale da un Caton-Jones forse già proiettato sul sequel di Basic Instinct (2006), Shooting Dogs ha l’unico pregio di rivelare il talento della giovane afro-inglese Clare-Hope Ashitey (I figli degli uomini, 2006). È stato criticato peraltro, come e più degli altri cineromanzi sul genocidio rwandese, in particolare per la raffigurazione dell’eroico padre Christopher, ritagliato a detta dello sceneggiatore/produttore David Belton sulla storia di un prete croato. La chiesa rwandese e i missionari bianchi non sembra invece che nella realtà si siano distinti per coraggio e spirito d’iniziativa, rendendosi in qualche caso persino complici della mattanza. Incongruenze storiche a parte, il film pecca di schematismo e superficialità nell’approccio a una pagina così buia della storia, rifuggendo a monte da ogni volontà di spiegazione contestuale - affidata a qualche battuta di dialogo e a una sequenza di repertorio sulle balbettanti dichiarazioni di un portavoce ONU - ma rimanendo al di qua anche di un’analisi fenomenologica e relazionale di qualche spessore. Rimane, questa sì, il riconoscimento di un’impotenza storica, ma raddoppiata qui da un’insipienza espressiva che consegna il film a un meritato oblio.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsShooting Dogs
Regia: Michael Caton-Jones; soggetto: Richard Alwyn, David Belton; sceneggiatura: Richard Alwyn; fotografia: Ivan Strasburg; scenografia: Bertram Strauß; costumi: Dinah Collin; musica: Dario Marianelli; suono: Frank Kruse; montaggio: Christian Lonk; interpreti: John Hurt, Hugh Dancy, Dominique Horwitz, Louis Mahoney, Nicola Walker, Steve Toussaint, David Gyasi, Susan Nalwoga, Victor Power, Jack Pierce, Musa Kasonka Jr., Kizito Ssentamu Kayiira, Clare-Hope Ashitey; origine: Gran Bretagna/Germania, 2005; formato: 35 mm, 1:2.35; durata: 115’; produzione: David Belton, Pippa Cross e Jens Meurer per BBC Films, Egoli Tossell Film, UK Film Council, CrossDay Productions Ltd.; sito ufficiale: www.shootingdogsfilm.blogspot.com/

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