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In arrivo il 61. Festival di Cannes

di Maria Coletti

Guida alla programmazione panafricana sulla Croisette

E’ ormai completo il cartellone del 61. Festival di Cannes, dopo le presentazioni della selezione ufficiale e delle due principali sezioni parallele, la Quinzaine des Réalisateurs e la Semaine de la Critique. Rimane abbastanza sguarnita la rappresentanza panafricana nella selezione ufficiale: oltre alla presenza, nella giuria presieduta da Sean Penn, del regista franco-algerino Rachid Bouchareb, autore dell’intenso Indigènes, presentato proprio a Cannes un anno fa, bisogna segnalare il progetto di un’opera prima dalla Somalia selezionato per partecipare all’Atelier della Cinéfondation (Queleh di Abdi Ismael Jama).

Sul versante più spettacolare del festival, legato alla presenza di star internazionali a movimentare il tappeto rosso sulla Croisette, è assolutamente da tener d’occhio il film d’apertura del festival, Blindness del regista brasiliano Fernando Mereilles, interpretato dal grande Danny Glover, accanto ad un trio di tutto rispetto come Julianne Moore, Mark Ruffalo e Gael Garcia Bernal. Sceneggiato da Don McKellar, dal romanzo Cecità di José Saramago, Blindness - in concorso - è un thriller in cui la moglie di un medico (Julianne Moore) diventa l’unica persona in grado di vedere quando la città in cui vive viene colpita da una misteriosa epidemia di cecità improvvisa.

Infine, nella sezione Un certain regard, spiccano due titoli di interesse panafricano: Johnny Mad Dog del francese Jean-Stéphane Sauvaire e Tyson dello statunitense James Toback.
Prodotto da Mathieu Kassovitz e tratto dall’omonimo romanzo del congolese Emmanuel Dongala, il film affronta la questione dei bambini soldato rimanendo il più possibile fedele al racconto, in parte autobiografico, di Dongala e scegliendo uno stile a metà strada fra documentario e finzione, tanto che sono proprio alcuni ex bambini soldato a recitare nel film, interpretando se stessi e le storie dei tanti ragazzi come loro, vittime e carnefici allo stesso tempo. Johnny Mad Dog ha 15 anni e non conosce pietà. Vive di istinto, freddezza e violenza, aggirandosi per le strade della città con uno squadrone della morte. Laokolé è invece una ragazza che cerca di sopravvivere alla follia della violenza, difendendo la madre e il fratellino, mentre il gruppo di Johnny si avvicina, sempre più minaccioso. Il film è stato girato in Liberia, dove sono stati selezionati i 15 ragazzini protagonisti, con i quali il regista ha lavorato per circa un anno prima di arrivare alla realizzazione del film. Un cammino insieme che sembra continuerà: il regista ha infatti creato la Fondazione Johnny Mad Dog, che aiuterà questi ragazzi a reinserirsi nella vita civile, andando a scuola o trovando un lavoro.

E’ invece diretto dal regista newyorchese James Toback il documentario Tyson, sulla vita fuori e dentro il ring del più grande e discusso pugile degli ultimi 25 anni, Mike Tyson. Il film si è costruito a partire dalle più di trenta ore di interviste realizzate con Tyson, dando vita ad un vero e proprio excursus all’interno della sua carriera e della sua vita, dal primo titolo conquistato giovanissimo nel 1985 alle recenti accuse di stupro, violenza e consumo di droga che lo hanno portato a trascorrere diversi mesi in prigione. Toback ha comunque dichiarato che nel film non vi è alcuna intenzione di riabilitare Tyson, ma solo quella di raccontarne la storia, di ricostruirne ascesa e caduta, con la massima sincerità.

Se nella Semaine de la Critique non troviamo nessun titolo da segnalare, applaudiamo invece il ritorno sulla Croisette del regista franco-algerino Rabah Ameur-Zaimeche, con il film Dernier maquis, in concorso nella Quinzaine des Réalisateurs. Terzo lungometraggio di Ameur-Zaimeche, il film dovrebbe chiudere la sua ideale trilogia in parte autobiografica, iniziata con Wesh, wesh, qu’est-ce qui se passe? (2002) e proseguita con Bled Number One (in concorso nella sezione Un certain regard al Festival di Cannes nel 2006). Scritto dal regista assieme a Louise Therme, Dernier maquis affronta il tema dell’Islam in Francia, nei quartieri popolari e nel mondo del lavoro, prendendo spunto dalla storia del padrone di un’officina che apre una moschea nei sotterranei di un hotel di cui è proprietario. Nel cast del film, accanto allo stesso Rabah Ameur-Zaimeche, troviamo fra gli altri Fellag (L’Ennemi intime, Michou d’Auber), Sotiguy Kouyaté (Little Senegal) e l’intenso Abel Jafri, che ha già recitato con lui in Bled Number One e che abbiamo visto di recente anche nel film L’Autre moitié dello svizzero Rolando Colla, presentato in anteprima italiana a Panafricana 2007.

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