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Furto di Stato

di Giorgio Fornoni

La nostra miniera in Congo

Il reportage Furto di stato di Giorgio Fornoni, pezzo forte della puntata di Report andata in onda domenica 25 maggio su Rai 3, conferma due incrollabili certezze. La prima, di segno fortunatamente positivo, è che Report, trasmissione che andrebbe mostrata e studiata nelle scuole, sia un gioiello dal valore inestimabile che il nostro Paese farlocco probabilmente non merita; la seconda certezza, dal sapore terribilmente amaro, riguarda l’incancrenito marciume su cui si basa il “sistema-mondo”, l’inarrestabile voracità capitalistica, lo sfruttamento senza fine e senza via di uscita delle nazioni più povere, degli individui più deboli, di coloro che mangiano, giorno dopo giorno, polvere e fango. Report, purtroppo, non sarà eterno…

Furto di stato, documento di brutale efficacia, riassume con dovizia di particolari e ricchezza di testimonianze la tragica condizione socio-economica della Repubblica Democratica del Congo, uno dei luoghi più ricchi (di risorse) del nostro pianeta: petrolio, oro, diamanti, legname, energia idroelettrica, coltan e cassiterite… Le puntuali parole della conduttrice Milena Gabanelli chiariscono subito il valore del coltan, minerale naturalmente sconosciuto ai più:

Non abbiamo trovato nessuno con competenza specifica che ci parlasse a viso scoperto di questo tantalio, perché è un materiale strategico che viene usato principalmente come conduttore nell’industria spaziale ed elettronica. Si trova nei telefonini, nei computers, nelle play station, navigatori satellitari e i pod. Il tantalio è un derivato del coltan. Che faccia ha e dove si trova questo coltan? L’80 % della produzione mondiale si estrae in un paese solo, il più ricco e fra i più poveri della terra. Il Congo. Il Congo è il più ricco perché nel suo sottosuolo oltre al coltan c’è di tutto. Però la parola Congo fa venire in mente due immagini:quella del bambino malnutrito e quella del bianco colonizzatore che sfrutta senza pietà.

Furto di stato, ammirevole per rigore giornalistico e per chiarezza di esposizione, scava a fondo – fin dove possibile, ovviamente – nei meccanismi che regolano i traffici di materie prime nello stato africano: mentre la gente muore di fame seduta sopra montagne d’oro, la criminalità locale e i politici corrotti intrecciano vantaggiosi rapporti commerciali con multinazionali straniere. America, Europa e l’ultima arrivata, ma molto temuta, Cina si spartiscono le risorse, lasciando alla popolazione un pugno di mosche o poco più – il poco più potrebbe essere rappresentato dalle più vantaggiose proposte dei cinesi, decisi a fare concorrenza ai colonizzatori storici. Una sorta di ingiustizia minore o, se vogliamo, di sfruttamento umanitario

Il reportage di Fornoni, recuperabile sul sito di Mamma Rai, percorre le tortuose strade del traffico – inizialmente illegale e, passate le frontiere, magicamente legale, con ricca soddisfazione delle aziende occidentali: l’ONU pare un po’ distratta… – del suddetto coltan, risalendo fino alla fonte, le miniere di Walikale, luogo-inferno di inumano sfruttamento. Il breve dialogo tra il giornalista e un lavoratore congolese è, senza dubbio, una testimonianza che ferisce, indigna e ribadisce la loro, ma anche nostra, impotenza:

Fornoni: Walikale, è uno dei centri minerari più ricchi del Congo, qui vicino c’è il Coltan. Le miniere stanno a 80 chilometri, percorsi su e giù per le montagne attraversando foreste e fiumi in piena. Si può fare solo a piedi.
Fornoni: E’ dura?
Barabba: Si, 80 chilometri.
Fornoni: Come ti chiami?
Barabba: Barabba.
Fornoni: Ciao Barabba! Quanto pesa?
Barabba: 50 chili.
Fornoni: E quanto tempo hai impiegato per arrivare fino a qui?
Barabba: 2 giorni.
Fornoni: E quando riparti per un altro viaggio?
Barabba: Domani.

I congolesi muoiono di fame, di malattie varie, non hanno la luce elettrica, non hanno praticamente strade, scuole, ospedali e via discorrendo; il Congo è una terra con pochissima luce elettrica, eppure le immense dighe Inga, completata nel 1972, e Inga 2, costruita dieci anni dopo, producono moltissima energia. Energia che, ça va sans dire, è appannaggio di altri Paesi. Come il petrolio. Come l’oro. Come i diamanti… Il Congo è una sorta di abnorme discount a cielo aperto: il presidente Kabila, sulle orme del celeberrimo predecessore Mobutu, è il generoso e ben ripagato cassiere.

Report e Furto di stato ci raccontano tutto questo, e molto altro: ci raccontano anche della bella favola della cancellazione del debito del Congo – più di 200 milioni di euro – da parte del governo italiano e del coinvolgimento delle nostre aziende, dalla Ansaldo alla Astaldi, passando per Olivetti, IMI San Paolo, Cantieri Navali Breda e tutto quel che segue. Dietro questo slancio umanitario si annida altro marciume. Anche noi abbiamo il nostro piccolo impero coloniale. Evviva.

Enrico Azzano

Cast & CreditsFurto di Stato
Regia di: Giorgio Fornoni; tratto da : Report; in onda: 25 maggio 2008, ore 21:30; durata: 62’; sito: www.report.rai.it

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