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Il 2. Festival Cines del Sur di Granada

di Maria Coletti

Mille angoli di mondo nel cuore dell’Andalusia

A circa un mese dalla chiusura della 2. edizione di Cines del Sur di Granada (30 maggio-7 giugno 2008), proviamo a fare un bilancio di questo festival giovane, nato nel cuore dell’Andalusia per aprire il gusto del pubblico a mille angoli di mondo, puntando sul pubblico locale ma al contempo promuovendo gli scambi internazionali, coinvolgendo altri festival e i professionisti del settore (registi, attori, produttori, critici).

Cominciando dal Palmarès, bisogna evidenziare una ridotta presenza di titoli africani tra i film premiati, con una predominanza dei registi di area asiatica e sudamericana, nonostante la giovane regista marocchina Yasmine Kassari e l’attrice maliana Fatoumata Coulibaly figurassero tra i membri della giuria. Un dato che, se ci ricorda le difficoltà che i registi africani devono affrontare e il momento di impasse creativa che sembra caratterizzare il cinema del continente che è stato la culla del genere umano, testimonia anche la completa autonomia e schiettezza del lavoro della giuria, fuori dalle strategie di equilibrio tra aree geografiche che spesso finiscono per influenzare i giurati nei festival cinematografici panafricani o delle cinematografie del Sud.
Ecco dunque che l’Alhambra de Oro per il miglior lungometraggio (50.000 euro per il film e 20.000 euro al distributore spagnolo, oltre al trofeo) è andato al brasiliano Jogo de Cena (id., 2008) di Eduardo Coutinho, mentre l’Alhambra de Plata per la miglior regia (30.000 euro e trofeo) è stata attribuita all’opera prima del regista indiano Shivajee Chandrabhushan, Frozen (id., 2008), che ha conquistato anche il Premio del Público (solo trofeo); infine, l’Alhambra de Bronce - Premio speciale della giuria (solo trofeo) è stata assegnata alla regista cinese Xiaolu Guo per il suo We Went to Wonderland (id., 2008).

Certo è un peccato che un film come L’Aquarium (Genenet al Asmak) dell’egiziano Yousry Nasrallah non abbia conquistato la giuria, nonostante diversi aspetti degni di nota: la delicatezza e la profondità dei toni e questa insolita ed inquietante visione notturna del Cairo; il gioco di specchi tra desideri repressi e conformità sociale, visti attraverso la distanza data dal ricorso al genere (una rilettura egiziana del melodramma sirkiano); la convincente prova attoriale (prima fra tutti la splendida ed incandescente Hend Sabry); la costruzione narrativa ellittica e visionaria di uno dei talenti del cinema egiziano contemporaneo.
Anche gli altri due titoli africani selezionati in concorso sono caratterizzati da un approccio originale: Fi intidar Pasolini (En attendant Pasolini) del marocchino Daoud Aoulad-Syad getta un ponte cinefilo tra Italia e Marocco attraverso la malinconica storia di una ex comparsa che aspetta il ritorno del mitico regista italiano Pasolini, che aveva conosciuto a Ouarzazate quaranta anni fa; mentre il film sudafricano Confessions of a Gambler – scritto, diretto ed interpretato dalla scrittrice Rayda Jacobs alla sua opera prima – getta uno sguardo anticonformista e femminista sulla comunità musulmana di Cape Town, attraverso il ritratto di una donna che, in seguito alla morte del figlio omosessuale a causa dell’Aids, si rifugia nel gioco d’azzardo e in qualche modo sovverte le regole del proprio clan familiare e sociale.

A trionfare nella sezione “Mediterráneos” non poteva che essere lei, la regista marocchina Izza Genini con il suo ultimo film Nuba d’or et de lumière, il magico documentario sulle radici e sulla presenza della musica andalusa nel bacino del Mediterraneo, che siamo fieri di aver presentato in anteprima italiana alla 7. edizione di Panafricana. Il premio (6.000 euro) è stato istituito dall’Andalusian Radio and Television Group (RTVA) per premiare la miglior creazione ideata e prodotta per la televisione e che abbia come tema la società e la cultura del bacino del Mediterraneo: oltre al premio in denaro è prevista dunque l’acquisizione dei diritti televisivi del film da parte della RTVA. Sul piccolo schermo in Andalusia si potrà quindi vedere a breve – grazie a Cines del Sur – uno splendido documentario musicale del calibro di Nuba d’or et de lumière.

Anche la ricca sezione “Itinerarios” ospitava titoli di interesse panafricano, accostando l’ultimo film del maestro egiziano Youssef Chahine (in questi giorni in coma in seguito ad un’emorragia), Le Chaos – diretto a quattro mani con il regista Khaled Youssef – all’intenso Terra sonâmbula, l’esordio nel lungometraggio della regista portoghese Teresa Prata, che racconta di un orfano in cerca della mamma in mezzo alla violenza e alla disperazione del Mozambico sconvolto dalla guerra civile. Nella stessa sezione era inoltre in programma il documentario Retour à Gorée del francese Pierre-Yves Borgeaud, un’altra riflessione sui legami tra la musica e la storia in Africa: il film segue il viaggio della star della musica senegalese Youssou N’Dour sulle tracce degli schiavi neri e la musica che hanno “inventato” in America, il jazz. Proprio nell’isola di Gorée, da dove partivano le navi cariche di schiavi, Youssou N’Dour propone un repertorio jazz, riportando a casa questa musica, e poi attraversa l’Europa e gli Stati Uniti.

Del resto, la sfida della contaminazione culturale, i mille aspetti, i problemi e le speranze legati alle migrazioni, sono stati affrontati da Cines del Sur all’interno della grande sezione retrospettiva “El Sueño de Europa”, accompagnata da un ricco volume monografico (vedi recensione su Cinemafrica). Inoltre, a completare la programmazione “panafricana” del già ricco cartellone del festival, anche due proiezioni speciali (l’ormai leggendario documentario musicale Transes del marocchino Ahmed El Maanouni ed uno dei classici del cinema africano, Ceddo, del maestro senegalese Ousmane Sembène), due tavole rotonde (sui festival dedicati alle cinematografie del Sud e sulla coproduzione), due mostre (una fotografica, Africa en la mirada, ed una di arte sudanese, Una ventana hacia el Sur) ed alcuni laboratori di danza e musica allestiti nelle piazze animate da Cines del Sur.

Proprio nello spazio vivace della Tenda dell’Intercultura sono avvenute altre due proiezioni speciali, di produzione o coproduzione spagnola: il documentario poetico-musicale La Princesa de África di Juan Laguna – sul tema delle coppie miste e sui sogni incrociati di una ballerina spagnola che scopre l’Africa e una giovanissima aspirante danzatrice senegalese che scopre l’Europa – e il più classico Tapologo di Gabriela Gutiérez Dewar e Sally Gutiérez Dewar, che fa il punto sul programma di lotta all’Aids messo in opera da un’associazione di donne sudafricane.

Insomma, dovendo fare un bilancio – seppure approssimativo, perché non abbiamo potuto seguirlo nella sua interezza – Cines del Sur è sicuramente un festival in crescita, grazie soprattutto al grandissimo sostegno offerto dalle istituzioni pubbliche andaluse ed alla rete di partner privati. Un’abbondanza di mezzi che ha permesso una programmazione ampia, ricchi premi, pubblicazioni, eventi paralleli e incontri, ed uno staff grande, organizzato e sempre disponibile – dal direttore José Sánchez-Montes ai due direttori di programmazione Alberto Elena e Casimiro Torreiro, fino all’ufficio stampa ed al gruppo di infaticabili volontari.

Nella città di Granada, Cines del Sur è stranamente il primo festival cinematografico: bisognava dunque innanzitutto creare e formare un pubblico cittadino attento e curioso; questa scommessa ci pare sia stata vinta, basti pensare che le presenze sono più che raddoppiate rispetto alla prima edizione. Ora non rimane che continuare a lavorare sulla qualità e sulla varietà delle proposte e sull’ampliamento della presenza di professionisti e critici internazionali, per dare ancora più risalto a questo festival che merita sicuramente attenzione per i risultati raggiunti in poco tempo e per le sue potenzialità.

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