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Welcome to Nollywood!

di Leonardo De Franceschi

All’interno di Freedom, speciale programmazione panafricana di Arte (Sky 544), di cui già altrove abbiamo scritto (vai all’articolo), fa spicco la presentazione di due documentari dedicati al fenomeno Nollywood. Con una media che oscilla fra 1500 e 1800 titoli all’anno, duecento milioni di VCD e DVD venduti in Africa (Nigeria, ma anche Camerun, Sierra Leone, Ghana, Togo, Benin; senza contare la folta diaspora nigeriana negli States) e un volume d’affari stimato intorno ai 500 milioni di euro, che fanno dell’audiovisivo il quarto comparto produttivo nell’economia locale, il cinema nigeriano sul piano dei numeri si presenta come una realtà industriale fiorente, che aspira a diventare sempre più competitiva rispetto ai colossi statunitense e indiano.

Si tratta di un’industria esplosa all’inizio degli anni ’90, in diretta connessione con la diffusione della tecnologia digitale. In piena dittatura militare, mentre le sale si spopolavano per l’insicurezza diffusa, tutti sono corsi ad acquistare lettori di VCD, un formato più a buon mercato (e degradato) del DVD. A fare da apripista al lancio della produzione, il successo inatteso di Living in Bondage, che nel 1992 è arrivato a vendere circa 750.000 copie: come scrive Elisabeth Lequeret, si tratta di «una storia di patto con il diavolo, la prima di una lunga serie di film d’orrore che trovano nella maggiorparte dei casi la loro ispirazione nei fatti di cronaca raccontati dalla stampa popolare (bambini trasformati in cani o in verdure, rapimenti, sacrifici umani, pratiche voodoo e animiste…)». L’esempio scatena una travolgente ondata di produzioni artigianali, portate avanti da cineasti autodidatti, girate perlopiù in pidgin english e in yoruba, nell’arco di una/due settimane di lavorazione, in video e destinate esclusivamente al circuito domestico e dei videoclub, visto che persino a Lagos è rimasta un’unica sala attrezzata con il 35 mm.

Mission Nollywood, diretto dalla tedesca Dorothee Wenner, ci introduce alla scoperta di questo pianeta caotico e vitale, attraverso il punto di vista di Peace Aniyam Fiberesima: ultima rampolla di una potente famiglia di petrolieri originaria della ormai tristemente nota regione del Delta del Niger, la dinamica Peace ha costruito in pochi anni un’impresa considerevole, affiancando all’attività di produzione, grazie a una fondazione voluta dal padre, l’organizzazione degli annuali African Movie Academy Awards, che dal 2006 vedono sfilare a Yenagoa, capitale dello stato petrolifero di Bayelsa, il colorato gotha di Nollywood. Il reportage, che incrocia spezzoni di film e interviste ad altri protagonisti – attori, registi, produttori, distributori, critici – fa emergere il ritratto di un’industria assolutamente artigianale, che prospera grazie al successo di cui nutre nel paese più popoloso dell’Africa, e al grado di organizzazione raggiunto dal comparto. All’interno di una produzione seriale, a badget minimo, incardinata nelle formule di generi di exploitation, riletti alla luce di un’acuta sensibilità nei confronti del sovrannaturale – che sistematicamente si traduce in un riferimento ai valori e alle figure guida della chiesa cattolica locale –, e con un occhio a una realtà sociale sempre più segnata dal dilagare della violenza e dalla tentazione migratoria, stentano ad emergere figure in grado di portare il cinema nigeriano all’attenzione dei festival internazionali.

L’esempio di Tunde Kelani, omaggiato dal Festival di Rotterdam nel 2004, e ospitato in selezione ufficiale a Toronto, oltre che al Panafrican Film Festival di Los Angeles e al Fespaco, e la realizzazione nel 2005 di un lungometraggio in pellicola sulla tratta atlantica, il mediocre Amazing Grace dell’esordiente Jeta Amata, così come le panoramiche presentate da festival orientati al cinema del sud come il FCAAAL di Milano poco hanno potuto per accendere i riflettori su questa nuova produzione. Nel frattempo, sul modello della madrepatria, le diaspore nigeriane all’estero cominciano ad organizzarsi e, da target che erano cominciano ad esprimere dei cineasti, come il John Osas Omoregie raccontato da Nollywood in Flandern (programmato il 10 luglio), girato ad Anversa da Sara Geerts. Anche nelle Fiandre, all’interno di una comunità che si ritrova nelle chiese ma è lacerata e spinta dalle difficoltà di integrazione verso fenomeni di devianza e crimine, è ben presente il miraggio del cinema, avvertito come un settore che offre, a fronte di un investimento di saperi e denari minimo, ampi margini di ricavo e riconoscimento sociale. Nonostante l’istituzione di un African Film Fund da parte degli AMAA (raccontati da un reportage on line di Sergio Ramazzotti), a giudicare dagli standard produttivi ed espressivi in cui si riconoscono i cineasti di Nollywood, e dal disinteresse generale nei confronti della formazione professionale – senza contare la formazione del gusto del pubblico –, sembra difficile immaginare che nell’arco di pochi anni il cinema nigeriano possa superare la dimensione di esperienza significativa esclusivamente sul piano commerciale e, di conseguenza, come un indicatore prezioso di valori e modelli culturali diffusi.

Cast & Credits

Mission Nollywood
Arte (Sky 544): 3 luglio 2008
Regia: Dorothee Wenner; sceneggiatura: Dorothee Wenner; fotografia: Bernd Meiners; musica: Philip Scheffner; suono: Pascal Capitolin; montaggio: Merle Kröger; interpreti: Peace Aniyam Fiberesima, Ifeanyi Onyeabor, Mahmood Ali-Balogun, Kanayo O Kanayo, Jahman Oladjo Anikulapo, Chief Frank Obinwa, Chucks Aniyam, Faruk & Maimunah Saiyyadi, Kate Henshaw-Nuttal; origine: Germania, 2007; durata: 79’; produzione: Merle Kröger per pong Krögerud Scheffner GbR , ZDF, in collaborazione con Arte

Nollywood en Flandres
Arte (Sky 544): 10 luglio 2008
Regia: Sara Geerts; sceneggiatura: Sara Geerts; fotografia: Marc Appeltans, Hans De Bauw, Lou Berghmans, Bram Kooijman; scenografia: Bertram Strauß; costumi: Dinah Collin; musica: Antoon Offeciers; suono: Steven Van Roy, Pascal Braeckman, Jef Geens; montaggio: Geert De Doncker, Rik Graulus; interpreti: John Osas Omoregie, Prince Jackson Egie, Winifred Oye, Betty Oruoze, Fred Ehigiater, Helen Osadiaye, Patrick Van Brussel, Gert Fobelets, Reverend Blessing, Samson, Jah-Rich Omoregie, Florence Osaai, Beauty Osemwenyemwen Ojo, Bruno Akowe, Faith Adams, Tessy Oliseh, Abdul-Mumin Bello, Augusta Uyi Evbuomwan, Otunba Gadaffi; origine: Belgio/Nigeria, 2008; durata: 47’; produzione: Mark Daems per Associate Directors, Canvas, ZDF/Arte


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