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Sexe, gombo et beurre salé

di Mahamat-Saleh Haroun

In mancanza del burro di karité

A due anni dal Premio Speciale della Giuria a Venezia con Daratt – La stagione del perdono (Daratt, 2006), il ciadiano Mahamat Saleh-Haroun è tornato dietro la cinepresa ma stavolta per un film destinato al piccolo schermo e dedicato alla comunità africana di Bordeaux, sua città d’adozione da anni, che Arte (Sky 544) ha trasmesso in prima visione il 18 luglio. Sexe, gombo et beurre salé è una commedia briosa, che racconta come la curiosità e la disponibilità nei confronti dell’altro possano aiutare ad accettare meglio le proprie debolezze e in definitiva a vivere meglio, nello spirito solidarista e umanista di Robert Guediguian, che produce con la sua Agat Films e Cie.

La sera del compleanno della ancor avvenente moglie Hortense (Mata Gabin) è destinata a scuotere l’esistenza ciecamente tranquilla ed egoista dell’ultrasessantenne ivoriano Malik (Marius Yelolo), che vive a Bordeaux da oltre trent’anni ma ha conservato forti legami con il paese d’origine. Non solo Hortense rientra tardi dal turno in ospedale ma, di nascosto dai due figli, nottetempo prende armi e bagagli per fuggire dal suo amante, un ostricultore di Archachon. Incerto sul da farsi, Malik si precipita a casa del primogenito Dani (Diouc Koma), scoprendo che vive con un uomo: sconvolto dalla vergogna per il doppio scacco, tentato di cedere alle attenzioni della vicina Myriam (Lorella Cravotta), ricorre prima a tutte le sue arti arrugginite per riconquistare Hortense, per poi giocare l’ultima arma pesante, richiamare da Abidjian la suocera Tatie Afoué (Marie-Philomène Nga). Il pragmatico e generoso donnone in boubou compie il miracolo di ravvicinare Malik al reietto Dani, che già aveva scodellato in casa del padre Amina (la bella Aïssa Maiga di Bamako e Bianco e nero), una giovane incinta e in cerca di aiuto, ma sarà soprattutto l’amore di Dani per Malik e il suo desiderio di paternità a far tornare il sorriso sul volto dell’imbolsito patriarca.

La nostalgia per l’Africa e l’attaccamento ai valori tradizionali di un vecchio immigrato di prima generazione, la fuga dal focolare domestico di una donna che scopre di essere «innamorata come una ragazzina», la condizione di un giovane omosessuale ben inserito socialmente ma incompreso dal padre, i timori di una ragazza incinta e senza punti di appoggio, la solitudine di una signora di mezz’età consolata solo dalle telenovelas: se umori e patemi del racconto ne amplificano la densità emotiva, a stornare ogni rischio di caduta nel mélo è, oltre che la costruzione studiatamente ellittica dello script, ricco di gag e trovate commediche di derivazione screwball, la misurata direzione degli attori, dato che arricchisce la tavolozza di un Haroun finora alle prese solo o quasi con non professionisti. Il ritmo e il rigore geometrico nella tessitura degli incroci di tanto in tanto si dilatano, aprendosi a digressioni che finiscono per compensare con lo spessore, mai didascalico, delle performance, qualche passaggio a vuoto della sceneggiatura.

Colpisce, al di là delle logiche di utile esercitazione e piacevole parentesi nel microcosmo familiare di Bordeaux, il ritorno di alcuni motivi ricorrenti nella filmografia harouniana, come la condizione dell’immigrato di prima generazione, alle prese con una doppia appartenenza culturale (Bye bye Africa), la solidità orizzontale del rapporto tra fratelli (Abouna), il disagio femminile connesso ai matrimoni tradizionali (Daratt) e soprattutto l’ossessione della paternità, come rapporto, ricerca, scommessa continua: un orizzonte che Haroun continua ad esplorare, svariando fra i punti di vista implicati, e senza mai perdere di vista la verità fenomenologica di un rapporto fatto di corpi e modelli.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsSexe, gombo et beurre salé
Arte (Sky 544): 18 luglio 2008
Repliche: 21 e 30 luglio (ore 1.20), 2 agosto (ore 15.40)
Regia: Mahamat-Saleh Haroun; soggetto: Mahamat-Saleh Haroun;sceneggiatura: Mahamat-Saleh Haroun, Marc Gautron, Isabelle Boni Claverie; fotografia: François Kuhnel; scenografia: Boubacar Seck; costumi: Céline Delaire, Michèle Gingembre, Bouna Médoune-Seye; supervisione alle musiche: Emmanuel Ferrier; suono: Ferdinand Bouchara; montaggio: Marie-Hélène Dozo; interpreti: Marius Yelolo (Malik), Aïssa Maïga (Amina), Mata Gabin (Hortense), Lorella Cravotta (Myriam), Diouc Koma (Dani), Tatie Afoué (Marie-Philomène Nga), Manuel Blanc (Jean-Paul), Charles-Étienne N’Diaye (Ali), Vincent N’Diaye (Soulé); origine: Francia, 2007; durata: 81’; produzione: Nicolas Blanc per Agat Films & Cie, ARTE France, Tabo Tabo.

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