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Claudia Cardinale torna a recitare in Tunisia

di Maria Coletti

Claudia Cardinale, “la più bella italiana di Tunisi”: le radici italo-franco-tunisine devono aver portato fortuna a quest’attrice inconfondibile, oltre che dato spessore alla sua intensità mediterranea.

Cresciuta nella comunità italiana di Tunisi – dove è nata, precisamente nel quartiere di La Goulette, nel 1938, da madre francese e padre italiano, di origini siciliane - la Cardinale (nome di battesimo Claude Josephine Rose Cardinale) è stata notata nel 1957, dopo essere stata eletta « piu bella italiana di Tunisi » ed aver vinto in premio un viaggio alla Mostra di Venezia, allo scopo di iniziare una carriera cinematografica. Dopo l’esordio da giovanissima nel film Goha di Jacques Baratier (1957), la famiglia Cardinale si trasferisce infatti a Roma, dove Claudia frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia e viene lanciata nel mondo del cinema grazie al successo del film I soliti ignoti di Mario Monicelli (1958).

Nonostante i cinquant’anni di intensa attività cinematografica, l’ancora affascinante attrice italo-franco-tunisina – compagna da più di trent’anni di Pasquale Squitieri che all’ultimo Festival di Cannes ha presentato un appassionato documentario sulla carriera dell’attrice – la Cardinale ha sempre mantenuto un pur tenue filo rosso con la sua terra natale, anche grazie all’ammirazione ed all’interesse mostrato da registi tunisini.

Già nel 1992 è Mahmoud Ben Mahmoud – importante regista e documentarista tunisino – a portarla sullo schermo nel suo bel documentario Italiens de l’autre rive (Italiani dell’altra riva), in cui ricostruisce la storia della comunità italiana in Tunisia. Storia che poi approfondisce nel 1994 in Claudia Cardinale, la plus belle italienne de Tunis (Claudia Cardinale, la più bella italiana di Tunisi): un ritratto delicato dell’attrice e della sua famiglia, immigrata dalla Sicilia in Tunisia alla fine del XVIII secolo.
La Cardinale racconta nel documentario la sua infanzia, evocando il clima di tolleranza nel quale ha vissuto per circa vent’anni, in una terra in cui erano ben presenti i valori della convivenza tra diverse culture e diverse religioni. Un tema e un’epoca che rivivono in tutta la loro bellezza e spensieratezza nel film Un été à La Goulette (Un’estate a La Goulette, 1995) di Ferid Boughedir, una “commedia alla tunisina” in cui il regista e storico cinematografico rende omaggio alle sue radici, ma anche alla femminilità mediterranea, incarnata dalle tre giovani protagoniste e dal cameo della Cardinale.

Ora, dopo circa tredici anni anni di assenza dalla Tunisia, Claudia Cardinale si è gettata corpo ed anima in un progetto tunisino indipendente, per interpretare Le Fil (2008), il film scritto e diretto da Mehdi Ben Attia, classe 1968, regista e sceneggiatore tunisino, che vive a Parigi da diversi anni. Pur essendo il suo lungometraggio di debutto, Ben Attia non è certo nuovo del mestiere: nel 1999 ha firmato un cortometraggio, En face, selezionato al Torino Film Festival e diretto a quattro mani con Zina Modiano; mentre ha lavorato come sceneggiatore per Loin (André Téchiné, 2001) e La Vie privée (Zina Modiano, 2005).

Le Fil è un piccolo film, assolutamente a basso budget (circa 700 mila euro), coprodotto dalla tunisina Propaganda Film e dalla parigina Mille et Une Productions, la stessa che ha permesso la realizzazione di film originali e apprezzati nei festival internazionali, come Andalucia del franco-senegalese Alain Gomis e Je veux voir del duo libanese Joana Hadjthomas e Khalil Joreige. La Cardinale interpreta Rosa, una madre che riaccoglie in casa – nella sua bella villa di Hammamet, proprio accanto al mare - il figlio Malik (Antonin Stahly), che ha deciso di tornare in Tunisia dopo gli studi e la vita a Parigi. Malik però si innamora di Bilal (Salim Kechiouche) e Sara dovrà fare i conti con questa “scandalosa” realtà, anche ricordando lo scandalo che all’epoca era stato provocato da lei, una donna francese che negli anni Sessanta ha il coraggio di sposare un uomo tunisino (interpretato da Lotfi Dziri).

L’argomento difficile e la regia di un esordiente non hanno certo spaventato la Cardinale, che anzi si è detta subito conquistata dal film, prima grazie al copione e poi anche grazie all’incontro con il regista, come ha dichiarato a Laura Putti per Repubblica: «Leggendo il copione non pensavo al dopo. Era talmente ben scritto. Poi ho incontrato Mehdi Ben Attia e mi è piaciuto molto. Ma ho anche scoperto che budget aveva e con quanta fatica lo aveva messo insieme. Ho pensato che Pasquale nel ’70 ha fatto Io e Dio, il suo primo film, grazie ai soldi di De Sica che per lui aveva impegnato al Monte i gioielli di sua moglie. Allora ho accettato. Siamo tutti pagati pochissimo. Gli abiti, le borse, le scarpe, i gioielli che indosso nel film sono tutti miei. Vesto Armani da vent’anni, a Mehdi è andata bene! […] È così divertente avere accanto Malik e Bilal che ci vorrebbe coraggio a non lavorare con loro. Ho girato talmente tanto, niente nel cinema mi fa più paura. Da piccola ero un maschiaccio e quel coraggio, da adulta, l’ho conservato. Visconti diceva: “Claudia sembra una gatta da accarezzare; in realtà è una tigre che divora i suoi domatori”».

Foto: Salim Kechiouche (di spalle), Claudia Cardinale e Antonin Stahly sul set del film
©Amine Messadi www.aminemessadi.com

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