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Miracolo a Toronto

di Leonardo De Franceschi

Il menù panafricano del 33. Festival di Toronto

Dal 19 agosto è stato completato il cartellone della 33. edizione del Toronto International Film Festival (TIFF), in programma dal 4 al 13 settembre. I numeri della kermesse sono a dir poco impressionanti: 18 le sezioni ufficiali e 312 i film presentati, da ben 64 paesi. Lo spazio riservato ad autori e storie che gravitano intorno al pianeta Africa – parafrasando la contestata denominazione della sezione a tema, soppressa alcuni anni fa – è piuttosto marginale, ma tale è la dimensione generale dell’offerta che mettere insieme un palinsesto panafricano di interesse è possibile, anche se a conti fatti l’unico titolo firmato da un regista africano in anteprima mondiale è, nella sezione Real to Reel, il documentario Sea Point Days del sudafricano François Verster (When the War is Over, 2002; The Mothers’ House, 2006), uno sguardo inusuale al parco e alle piscine di Sea Point a Cape Town, frequentate da cittadini di tutte le estrazioni sociali. E sempre dal Sudafrica – paese chiave, che verrà più volte evocato – ma da Johannesburg, arriva anche il corto Jesus and the Giant di Akin Omotoso (Discovery). Inoltre, il TIFF fa scoprire oltre Atlantico alcuni titoli recenti presentati a Locarno (come Khamsa, del tunisino Karim Dridi, e il corto Expectations, del ciadiano Mahamat-Saleh Haroun), e a Venezia (Teza, dell’etiope Haile Gerima).

Maggiore spazio viene dato all’Africa vista da, luogo di incroci di mercato e proiezioni dell’immaginario. Ancora dalla Rainbow Nation arrivano altre due anteprime mondiali molto attese. Disgrace (Special Presentations) è una coproduzione Australia/Sudafrica, diretta dall’australiano Steve Jacobs e tratta dal noto romanzo del Premio Nobel J.M. Coetzee (in Italia, col titolo Vergogna, è edito da Einaudi), che vede protagonista un professore universitario bianco di mezza età (John Malkovich), prima licenziato dall’università per aver sedotto una studentessa e poi assalito nella fattoria di campagna della figlia da tre neri che la violentano, con la sospetta complicità di un vicino (Eriq Ebouaney). Con l’anglosudafricano Skin (Contemporary World Cinema), firmato dall’esordiente Anthony Fabian, torniamo invece negli anni ’50, per veder raccontata la storia vera della giovane Sandra Laing (l’afroinglese Sophie Okonedo, già nominata all’Oscar per Hotel Rwanda), alle prese con i problemi di discriminazione e identità che le derivano dall’essere figlia di genitori bianchi (Sam Neill e Alice Krige).

Sempre in anteprima mondiale, da segnalare alcuni documentari di rilievo. In Youssou N’Dour: I Bring What I Love (Special Presentations), diretto dall’americana Elizabeth Chai Vasarhelyi, la popstar senegalese si racconta durante il tour di presentazione del suo ultimo album Egypt: il 6 settembre alle 20.30 è previsto un concerto gratuito dell’artista, accompagnato dalla sua band Le Super Etoile, all’interno di un cartellone di eventi collaterali, che avrà luogo nella location di Yonge-Dudas Square. Soul Power (Real to Reel), dell’americano Jeffrey Levy-Hinte, ci riporta nel mitico concerto che accompagnò nel 1974 lo storico match di Muhammad Ali e George Foreman nello Zaire di Mobutu, con James Brown e altri giganti del soul. Molto più triste il viaggio compiuto nello spagnolo Return to Hansala (Contemporary World Cinema), in cui il regista Chus Gutiérrez ci guida sulle tracce di 13 migranti clandestini marocchini morti sette anni fa in mare mentre tentavano di superare lo stretto di Gibilterra. L’austriaco Nikolaus Geyrhalter, col suo 7915 km (Real to Reel), ci offre invece una prospettiva personale sul rally Parigi-Dakar, mettendo a confronto stereotipi e pregiudizi sull’Africa e sull’Europa. Peace Mission (Real to Reel) della tedesca Dorothee Wenner, già trasmesso in un’altra versione su Arte, ci fa scoprire infine il boom dell’industria dell’audiovisivo in Nigeria, esploso nell’ultimo decennio.

Ma le novità che fanno più rumore arrivano dalla diaspora afroamericana. A Toronto verrà infatti presentato in anteprima assoluta anche l’attesissimo Miracle at St. Anna di Spike Lee (nella foto) sulla campagna toscana della 92° divisione all-black dei Buffalo Soldiers, scritto da James McBride sulla base del suo romanzo omonimo e interpretato da un ricco ed eterogeneo cast, comprendente tra gli altri Derek Luke, John Turturro, Kerry Washington, John Leguizamo e i nostri Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi e Omero Antonutti: inizialmente ventilato come anteprima veneziana, il film sarà accompagnato l’8 settembre alle 20.30 da un concerto straordinario del compositore jazz Terence Blanchard, autore delle musiche di questo e numerosi altri film di Spike.
Si annuncia calda anche l’anteprima mondiale di The Secret Life of Bees (Gala Presentation) di Gina Prince-Bynthewood (L’amore prima di tutto, 2004): tratto da un romanzo e ambientato nella Carolina del sud nel 1964, il film descrive il viaggio alla ricerca delle origini della madre compiuto da una ragazzina (Dakota Fanning), in compagnia delle bizzarre e anticonformiste sorelle Boatwright (Queen Latifah, Alicia Keys e ancora Sophie Okonedo).
Medicine for Melancholy (Discovery), dell’indipendente Barry Jenkins, ci fa conoscere San Francesco dal punto di vista di due giovani afroamericani sbandati, mentre Goodbye Solo (Contemporary World Cinema) dell’iraniano-americano Ramin Bahrani, già in cartellone a Venezia, è ancora un viaggio a due fra un vecchio bianco aspirante suicida e un giovane tassista senegalese. Who Do You Love (Gala Presentation), di Jerry Zaks, è invece un’omaggio al leggendario produttore Leonard Chess, scopritore negli anni ’50-’60 con la sua etichetta di alcuni grandi talenti del blues e R&B, come Muddy Waters, John Lee Hooker e Chuck Berry.
Sul versante non-fiction, si parlerà di diritti civili nel work-in-progress film The People Speak di Howard Zinn (con le testimonianze, tra gli altri, di Danny Glover e Kerry Washington) e nell’installazione The Death of Tom, in cui il videoartista Glenn Ligon ha riletto il primo adattamento di Uncle Tom’s Cabin, diretto nel 1903 da Edwin S. Porter.

Per finire, il menu afro-europeo prevede alcune anteprime internazionali in parte già segnalate come La fille de Monaco con Roschdy Zem (da Locarno), Blindness di Fernando Meirelles con Danny Glover, Dernier maquis di Rabah Ameur-Zaïmeche e Hunger dell’afrobritish Steve McQueen (da Cannes), 35 Rhums di Claire Denis con Alex Descas e Pa-ra-da di Marco Pontecorvo con Jalil Lespert (da Venezia), L’empreinte de l’ange del franco-algerino Safy Nebbou, JCVD del franco-marocchino Mabrouk El Mechri, ma anche una prestigiosa world premiere: in Aide-toi le ciel t’aidera, François Duperyron (Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, 2003) descrive le disavventure di una madre-coraggio senegalese (Félicité Wouassi, L’odio, Il grido del cuore) che, nel giorno del matrimonio della figlia, scopre che il figlio è implicato in un traffico di droga e il marito è fuggito con i soldi del ricevimento. Il cast comprende anche altri volti noti della diaspora francoafricana come Jacky Ido (La masai bianca), Fatou N’Diaye (Nha fala, Un dimanche à Kigali) e Mata Gabin (Monsieur Ibrahim, Sexe, Gombo et beurre salé).

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