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La partita sudafricana di Eastwood e Freeman

di Leonardo De Franceschi

All’inizio del prossimo anno cominceranno in Sudafrica le riprese del prossimo film di Clint Eastwood, prodotto dalla Warner Bros. The Human Factor, tratto dal libro del giornalista inglese John Carlin Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game That Made a Nation, ricostruirà le vicende del leggendaria finale del mondiale rugby 2005, giocata fra Nuova Zelanda e Sudafrica. Nel cast per ora sono stati scritturati due nomi pesanti dello star system hollywoodiano come Matt Damon (nel ruolo del capitano dei Springboks, Francois Pienaar) e soprattutto Morgan Freeman, al suo terzo film con Eastwood (dopo Gli spietati e Million Dollar Baby), chiamato ad interpretare Nelson Mandela.

Nel 1995 l’organizzazione in Sudafrica della Coppa del Mondo di rugby, a un anno dalle prime elezioni democratiche che avevano segnato l’ascesa alla maggiore carica dello stato del più illustre ex-prigioniero di Ellis Island, assunse un valore storico rilevante, dal momento che la squadra era stata tenuta fuori dalla Coppa del Mondo fin dal 1980 a causa delle pressioni del movimento anti-apartheid. Carlin, allora corrispondente in Sudafrica per L’Independent, racconta come Mandela sia riuscito a rovesciare il tradizionale boicottaggio della comunità nera nei confronti degli Springbok, investendo il suo personale carisma per mobilitare l’intero paese nel sostegno alla nazionale.

Gli All Blacks neozelandesi non riuscirono ad approfittare delle numerose occasioni per chiudere vittoriosamente la partita e finirono per perdere 15 a 12 nell’extra time con un goal di Joel Stransky che inorgoglì l’intera Rainbow Nation. Memorabile l’immagine di Mandela, con indosso una maglia degli Springbok, che consegna al capitano Pienaar la William Webb Ellis Cup, simbolo della ritrovata unità del paese, con lo slogan “One Team, One Nation”. Ultima apparizione degli All Blacks in una finale di Coppa del Mondo, la partita fu allora turbata da rumors secondo le quali una impiegata di hotel avrebbe avvelenato la squadra ospite.

È stato proprio Freeman, di recente protagonista di un incidente d’auto a Memphis che gli ha procurato diverse fratture, dopo aver rilevato i diritti dello script del sudafricano Anthony Peckham (Don’t Say a Word), a proporre di dirigere il film a Eastwood che, provocato a più riprese da Spike Lee a proposito della mancanza di neri nel suo Flags of Our Fathers, circa il suo prossimo impegno in Sudafrica, ha dichiarato con un humour degno dell’ispettore Callaghan: «I’m not going to make Nelson Mandela a white guy».

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