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Teza

di Haile Gerima

Fra Europa e Africa, un viaggio per ritrovarsi

Haile Gerima, una delle personalità più interessanti della cultura etiope e del cinema africano in generale, dopo anni di silenzio torna in concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia con Teza, film-saga che attraverso il racconto della vita dell’intellettuale etiope Anberber ripercorre un significativo frammento di storia a cavallo tra Etiopia e Germania, Africa ed Europa, Occidente acculturato e Terzo Mondo vittima della feroce dittatura di stampo marxista di Mengistu, che fino al 1991, anno della sua deposizione, ha seminato terrore e povertà in uno dei tantissimi paesi distrutti dall’autoritarismo in età postcoloniale.

Teza che, unitamente a Gabbla (Inland) ha rappresentato l’Africa nella sezione del Concorso di questa 65. edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è risultato uno dei film più apprezzati dal pubblico e dalla critica, grazie a un uso molto innovativo del linguaggio, a testimonianza di una rinnovata attenzione di tanti cineasti africani degli ultimi anni verso la ricerca di uno stile personale e fortemente ancorato a fondamenta teoriche, con il fine di restituire una valenza morale che fa del film un’opera dall’altissimo valore sociale, storico e antropologico. La durata stessa di Teza, ben superiore alle due ore, una durata assai maggiore della media dei film in concorso, testimonia di una forte motivazione e di una ricerca stilistica sofferta e personale.

Teza è ambientato nel presente di un villaggio nel cuore dell’Etiopia dove Anberber, medico laureato in Germania, torna in età avanzata. Al racconto del suo presente, costruito con grande rigore estetico e attraverso soluzioni espressive molto suggestive, talora ispirate al teatro e accompagnate da una splendida colonna sonora, si alternano numerosi flashback della sua adolescenza, caratterizzate da un linguaggio meno ieratico e più immediato, un montaggio meno rarefatto e più incalzante. La capacità di adottare in maniera appropriata una pluralità di registri linguistici è un pregio che accomuna felicemente Teza e Gabbla, che dunque presentano una volontà esplicita di indagare nuove modalità d’uso del mezzo cinematografico. La sceneggiatura, giocata su due differenti piani temporali, è costruita in maniera molto accurata e coerente, e riesce a convogliare in maniera perfetta le velleità ideologiche del film.

Nelle scene ambientate in un’Etiopia molto realistica, in sintonia con il carattere connotato dei social settings tipico del recente cinema africano postcoloniale, Anberber è sovente ripreso in primo piano, in inquadrature statiche che creano le matrici di una coerenza stilistica che dà ancor più valore a Teza, mentre le riprese del protagonista da giovane, spesso coinvolto in accaniti dibattiti politici con i suoi colleghi studenti, sono molto meno trascendenti, Anberber appare spesso in scene corali nelle quali attraverso dei dialoghi molto curati, si mostra la lenta e ponderata costruzione della sua identità politica. Il controllo della messa in scena sembra molto forte, a testimonianza dello sforzo di costruire uno stile individuale, che è indubbiamente la caratteristica che fa di Teza uno dei sei o sette migliori film del concorso di quest’anno.

Di ritorno in Etiopia, egli sarà travolto dall’invasione ideologica di dottrine politiche di stampo marxista, che alcuni capi-partito etiopi hanno importato da altri paesi. È significativa la scena in cui, durante un’intervista con una giornalista americana, uno di questi “teorici” dichiara con orgoglio che il vero modello di comunismo, quello che l’Etiopia importerà, è quello adottato in Albania. A nulla serve notare che proprio grazie a quel regime l’Albania versa in condizioni disperate. Il viaggio di Anberber è in realtà la metonimia di un viaggio spirituale, un romanzo di formazione che lo porterà dalle braccia del suo maestro, un umile insegnante del suo villaggio, sino in Germania a venire a conoscenza di tutte quelle idee che di lì a poco distruggeranno le sue amicizie, i suoi affetti e il suo paese natale, e per concludere la parabola, lo riporterà, medico, laureato addolorato per la sua capacità di comprendere il dolore del suo paese, tra i banchi della scuola da cui era partito il suo cammino.

Teza, per trarre le fila del discorso, trova il sistema per coniugare valenza morale e ricerca stilistica in un sistema perfettamente organico. Un ritmo vivo, un montaggio “rustico” ma efficace, un’istanza stilistica fortissima, gli servono per orchestrare la parabola di un uomo che attraverso la conoscenza del diverso e allo stesso tempo indipendentemente da esso, riesce a costruire quell’identità politica e culturale che unica permette un’integrazione felice, uno sviluppo politico e sociale coerente. Un messaggio chiaro dal Terzo Mondo, un grido di speranza da una terra che sembra non aver capito la grande importanza del messaggio che la parabola di Teza disegna con tanta forza e chiarezza.

Simone Moraldi | 65. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsTeza
Regia: Haile Gerima; sceneggiatura: Haile Gerima; fotografia: Mario Masini; montaggio: Halile Gerima, Loren Hankin; scenografia: Patrick Dechesne, Alain-Pascal Housiaux, Seyum Ayana; musiche: Vijay Iyer, Jorga Mesfin; interpreti: Aaron Arefe, Abeye Tedla, Takelech Beyene; origine: Etiopia/Germania/Francia, 2008; formato: 35 mm, 1:1,85; durata: 140’; produzione: Haile Gerima e Karl Baumgartner per Pandora Film Produktion, Negod-gwad Production, Unlimited, Westdeutscher Rundfunk; distribuzione internazionale: The Match Factory

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