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Hancock

di Peter Berg

L'anima immortale di un supereroe disadattato

Dal 12 settembre, preceduto da un considerevole battage pubblicitario, a più di due mesi dall’uscita statunitense, arriva anche in Italia (dopo di noi, solo la Grecia) l’ultimo blackbuster targato Will Smith, divo dall’appeal interno ed internazionale sempre più solidi. Quarto incasso della stagione in USA (quinto nel mondo, con oltre 560 MD), Hancock si avvia a superare rapidamente il record personale di Smith stabilito con Io sono leggenda (584 MD), nonostante le recensioni non proprio brillanti ottenute oltreoceano. Stavolta a funzionare è stato soprattutto l’high concept del film, l’immagine di Smith, homeless superhero, che fa bella mostra dalle locandine, l’icona degradata che dai trailer allude a un supereroe socialmente disadattato, etilista, distratto, strafottente, che per punire i cattivi si lascia dietro una scia di effetti collaterali fuori misura. Peccato che lo script, la regia e la stessa confezione generale del film non siano all’altezza della brillante intuizione d’origine.


Fornito da Filmtrailer.com

John Hancock, come detto, è un supereroe barbone, che dorme sulle panchine di LA ed è lo zimbello dei bambini e delle massaie della città. Sempre (quasi) pronto all’azione, non si preoccupa minimamente dell’impatto economico ed ambientale delle sue imprevedibili performance, né tanto meno del favore della pubblica opinione, che lo dileggia apertamente (anche se l’asshole dell’originale diventa un meno sprezzante sfigato). Un bel giorno però salva la vita a Ray (Jason Bateman), un esperto di PR che si ostina a proporre a imprese farmaceutiche e affini un logo a forma di cuore in cambio di concrete operazioni di economia etica: per sdebitarsi, Ray si mette in testa di aiutare Hancock a rifarsi un’immagine, riconquistando la stima della cittadinanza. Per prima cosa, lo convince a trascorrere qualche tempo in carcere, accettando di scontare i danni causati dalle sue gesta. Poi, quando la curva dei crimini torna ad impennarsi e lo fanno uscire, ad indossare un costume high-tech più consono al suo status. Tutto sembra andare per il verso giusto, fin quando John capisce di colpo che la diffidenza con cui la giovane e bella moglie di Ray (Charlize Theron) lo aveva sempre accolto, aveva ragioni assai diverse da quella comune agli altri losangelini. E qui il film prende una piega del tutto imprevista, smarrendo del tutto l’elemento acidamente screwball a favore di un riciclo in chiave mélo di situazioni che ricordano la saga di Highlander.

Se gli autori dello script si fanno troppo prendere la mano dalla tentazione di dare un background psicologico all’antieroe Hancock, col risultato di restituirlo a una cornice iperconvenzionale, il comparto scenografico e degli effetti visivi produce, dopo i primi minuti, una paradossale impressione di povertà concettuale e realizzativa, certo non giustificata dal budget di 150 MD. Né, va detto, l’attore-regista Peter Berg (Cose molto cattive, 1998; Il tesoro dell’Amazzonia, 2003) compensa tale incertezza con uno direzione d’orchestra particolarmente incisiva e brillante. Quanto al cast, se Bateman (Starsky e Hutch, 2004; Juno, 2007) si ritaglia con una cura sospetta di congenialità il ruolo di terzo incomodo incolore, idealista e sfigato, assai più vigorosa appare, nella schizofrenia del tutto, la performance nervosa della Theron, compressa nella prima parte e patemicamente liberata nella seconda. Per Smith, che con intelligenza da autoimprenditore insiste nell’operazione di scompattare l’icona del divo irresistibilmente fascinoso (e piacione), solo un mezzo passo avanti, compromesso dalla paura di giocare una partita troppo sofisticata per il suo pubblico medio. Molti, e anche noi, lo aspettano alla prova del Muccino di Natale, Seven Pounds, che da noi uscirà il 9 gennaio. Per il momento, sette più al producer della Overbrook Entertainment e una sufficienza non troppo larga al performer, travolgente e a suo agio solo nelle imprese del superantieroe abbrutito dei primi venti minuti.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsHancock (id.)
Regia: Peter Berg; sceneggiatura: Vincent Ngo, Vince Gilligan; fotografia: Tobias A. Schliessler; montaggio: Colby Parker Jr., Paul Rubell; musiche: John Powell; sonoro: Yann Delpuech; scenografia: Neil Spisak; costumi: Louise Mingenbach; interpreti: Will Smith, Charlize Theron, Jason Bateman, Jae Head, Eddie Marsan, David Mattey, Maetrix Fitten, Thomas Lennon, Johnny Galecki, Hayley Marie Norman; origine: USA, 2008; formato: 35 mm, 1:2,35, Dolby Digital; durata: 92’; produzione: Akiva Goldsman, James Lassiter, Michael Mann e Will Smith per Blue Light/Weed Road Pictures/Overbrook Entertainment; distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia; sito ufficiale: sonypictures.com/movies/hancock; sito italiano: sonypictures.it/film/hancock

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