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La parola a Spike Lee e James McBride

a cura di Maria Coletti

Dalla conferenza stampa romana di Miracolo a Sant’Anna

Dichiarazioni del regista Spike Lee e dello scrittore-sceneggiatore James McBride, dalla conferenza stampa romana del film Miracolo a Sant’Anna (Miracle at St. Anna, 2008), tenutasi lunedì 29 settembre al Cinema Moderno-Warner Village.

Spike Lee

Il fatto
Che il mio film susciti così tanti dibattiti sulla storia italiana, credo sia una cosa positiva. Certamente ci possono essere molte diverse interpretazioni dei fatti, ma la cosa certa ed anche la cosa più importante, è che quel 12 agosto 1944 la 16a divisione delle SS ha brutalmente massacrato più di 500 persone innocenti, tutti civili, uomini, donne, vecchi e bambini. Questo è il fatto.

Documenti
Insieme al mio direttore della fotografia abbiamo guardato, per documentarci, moltissime foto di guerra, tra cui quelle di Robert Capa, e naturalmente anche molte sequenze di film sulla seconda guerra mondiale. Non era però nostra intenzione imitare nessuno, abbiamo studiato tutto questo materiale per poi arrivare ad uno stile che fosse il nostro, uno stile unico, ma anche in linea con i tempi e con la storia narrati.

Il testo
Il romanzo di James McBride l’ho trovato magnifico, con moltissimi ingredienti interessanti, a cominciare dal fatto che è un romanzo di guerra che inizia come un thriller, con un misterioso omicidio. Ma è soprattutto un romanzo che parla di fede, di credere in Dio, e la cosa che mi ha più colpito è l’interazione che si crea fra i soldati afroamericani, i Buffalo Soldiers, e la popolazione civile di un piccolo paese italiano, in Toscana.

Rappresaglie
Come regista del film, non chiederò scusa per nulla. Tutte queste domande a proposito della seconda guerra mondiale dimostrano che ci sono ancora alcune ferite storiche che sono rimaste aperte. I partigiani italiani non erano universalmente amati dalla gente comune di allora, come non erano universalmente amati i resistenti francesi, perché i partigiani italiani e francesi, dopo aver compiuto le azioni contro i tedeschi, fuggivano sulle montagne, lasciando i civili italiani e francesi in balia delle reazioni tedesche. Il generale Kesselring del Terzo Reich nazista aveva emanato un ordine secondo il quale, per ogni soldato tedesco ucciso, sarebbero stati giustiziati dieci civili italiani, per rappresaglia.

Il bambino
Quando mi sono immerso nella produzione di questo film, mi sono trovato di fronte a delle cose assolutamente nuove per me. Sapevo che avrei girato un film in una lingua, anzi in diverse lingue, che non erano la mia, che avrei girato delle sequenze di guerra, che avrei girato lontano da casa, qui in Italia. Ma ero certo che, grazie allo sforzo di tutti quanti, ce l’avremmo fatta. La cosa che veramente mi preoccupava, che mi teneva sveglio la notte, era trovare l’attore giusto per interpretare il ruolo del bambino, che ha un’importanza fondamentale nel film. Quando abbiamo avviato il casting a Firenze ci siamo trovati davanti 4.900 bambini. Tra questi, Cristina, la magnifica direttrice del casting, ne ha poi selezionati 100. E, tra i 100 bambini che ho visto, abbiamo avuto veramente la benedizione di trovare Matteo, un dono del cielo, un attore fenomenale. Io avevo premesso di non volere un attore-bambino, ma un bambino che non avesse mai recitato in precedenza. E lui non solo ha un volto bellissimo, ma ha dimostrato anche grande sensibilità e intelligenza: per questo voglio ringraziarlo per tutto quello che ha dato a questo film. Grazie, Matteo.

John Wayne
L’inserimento della sequenza di film di guerra in televisione con John Wayne è un’idea che è venuta in mente a me ed a James, anche se non era nel romanzo. Volevamo trovare la maniera per far capire che questo sarebbe stato un film sulla seconda guerra mondiale sicuramente molto diverso dai soliti. E dunque quale soluzione migliore per farlo capire in maniera semplice e diretta, che far vedere il contrasto fra Miracolo a Sant’Anna e la sequenza di un film in cui compare l’emblema dell’eroico soldato americano bianco, ovvero John Wayne? Il film è un film di guerra atipico, così come il romanzo di James è sicuramente un romanzo di guerra atipico.

Obama
Credo che ci saranno degli americani che non voteranno Obama proprio perché è nero, ma che il loro numero non sarà abbastanza grande per cambiare il risultato finale, cioè che Obama vincerà. Ma non bisogna dimenticare che Barack Obama non sarebbe arrivato dove è arrivato se solo gli afroamericani lo avessero votato, non abbiamo i numeri per farlo…

James McBride

Dalla Storia al romanzo
È una storia di finzione, nata il giorno stesso in cui ho messo piede per la prima volta a Sant’Anna di Stazzema. Ci sono diverse versioni sul modo in cui si è verificata la strage di Sant’Anna di Stazzema, ma la cosa che mi ha stupito è che ci sono voluti cinquant’anni e la presenza di documentaristi, registi, ricercatori, fotografi per farla conoscere a tutti. Di fronte alle 560 persone massacrate, mi sono detto che dovevo trovare la maniera per parlarne, dovevo trovare un modo di far capire alla gente che si è trattato di un eccidio brutale che non aveva alcuna giustificazione. Poi ho dovuto scegliere tra lo scrivere un libro di storia oppure un romanzo: ma ero venuto a Sant’Anna di Stazzema per scrivere un romanzo, questo è il mio mestiere. Dunque ho tratto spunto dalla cronaca storica per poi romanzarla: è così che è nata l’idea del bambino, la guerra vista anche dal suo punto di vista, dell’amico immaginario. La guerra in Italia è stata anche una guerra fratricida, non solo contro i tedeschi, era una guerra che metteva fratelli contro fratelli, padri contro figli… Ecco, io volevo raccontare tutto questo, far capire quali difficoltà comportava la guerra per gli italiani.

Partigiani e afroamericani
Ho scelto i due personaggi di Pepi e Rodolfo appunto per esemplificare come la guerra potesse distruggere i rapporti familiari o di amicizia. Ho cercato di fare del mio meglio per raccontare questo e mi dispiace molto se con la mia storia ho urtato la sensibilità dei partigiani. Non era mia intenzione offendere nessuno, anche perché noi – in quanto afroamericani – sappiamo che i partigiani sono state persone meravigliose, e inoltre, come persone di colore, sappiamo cosa vuole dire vedere film o leggere libri che ci riguardano. Ma ritengo anche che ciò che è accaduto nella seconda guerra mondiale in Italia non riguardi solo gli italiani, ma anche noi, che siamo stati parte integrante di questa pagina di storia. Io ho messo tutto me stesso per scrivere questo libro e so che i partigiani sono degli eroi, ma so anche che, come è successo per i movimenti per i diritti civili in America, oggi tutti sono pronti a dire che erano partigiani, mentre all’epoca erano pochi quelli che avevano veramente il coraggio di affrontare il nemico, andare sulle montagne e combattere. La mia missione come scrittore era quella di portare questa storia al grande pubblico, per fare in modo che se ne parlasse. Le cose si possono anche correggere, parlando. Ed è certamente molto meglio per i giovani parlare di questo film, che non dell’ultima puntata del Grande Fratello. Già questo è un grande risultato.

Ispirazione
Tutti noi qui a questa conferenza stampa siamo degli artisti. Ma Spike ha una maniera tutta sua di raccontare, una maniera eccellente di far venir fuori quella che è la condizione umana. Una delle poche voci afroamericane in grado di parlare veramente alla gente afroamericana. Se ripensate ad ognuno dei suoi film, troverete in ciascuno di essi la stessa umanità che è alla base di Miracolo a Sant’Anna. L’umanità di Spike ci ha ispirati tutti in questo film. E un film deve ispirare riflessioni. Se un film provoca, se suscita rabbia, gioia, sorrisi o, meglio ancora, discussioni, allora vuole dire che abbiamo fatto bene il nostro lavoro.

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