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A Tunisi il più antico festival di cinema africano

di Maria Coletti

Presentazione della 22. edizione delle Journées Cinématographiques de Carthage

Quasi negli stessi giorni in cui il Festival di Roma lancia la sfida della sua terza edizione, sull’altra sponda del Mediterraneo, a Tunisi, festeggia la sua edizione numero 22 il festival di cinema africano più antico del continente: le Journées Cinématographiques de Carthage (JCC), ideate nel 1966 da Tahar Cheriaa e, da allora, appuntamento cinematografico biennale imperdibile per il cinema africano, e non solo. Certo l’edizione 2008 delle JCC (Tunisi, 25 ottobre-1 novembre) si presenta nel segno della continuità con le proprie radici storiche e culturali, ma anche con un grande slancio di rinnovamento, a cominciare dalla nuova direzione del festival, affidata alla produttrice ed organizzatrice di cultura cinematografica Dora Bouchoucha, e di un comitato organizzativo giovane e in gran parte femminile.

Nell’editoriale di presentazione del festival, la Bouchoucha tiene a ricordare come nelle JCC «il mondo arabo e il continente africano siano uniti per apprezzarsi e stimolarsi reciprocamente», ma lo spirito dell’edizione 2008 vuole essere soprattutto la capacità del festival di essere lo specchio del proprio tempo: guardare al continente africano ed al mondo arabo e insieme spingersi oltre questi confini, poter raccontare 1000 e una storia attraverso film provenienti da mille angoli di mondo e riflettere sulle trasformazioni in corso nel paesaggio audiovisivo internazionale. In linea con l’arte dell’ospitalità tipicamente tunisina, Dora Bouchoucha ci invita tutti alle JCC – chi potrà partecipare in prima persona, ma anche chi le seguirà da lontano attraverso il sito e la newsletter – per un’edizione che intende celebrare «il cinema, la fraternità e la festa» ed è «aperta a tutti i creatori ed a tutti i cinefili».

Vediamo dunque quali sono le grandi linee dell’edizione 2008 delle JCC, presentata lo scorso 16 ottobre in conferenza stampa: quattro sezioni competitive divise tra pellicola e video, la sezione internazionale Cinémas du Monde, un focus sul cinema algerino, una sezione tematica sul cinema “low budget” in Africa e in Irlanda, un panorama sul cinema tunisino, e poi omaggi, proiezioni speciali, tavole rotonde e borse d’aiuto alla sceneggiatura. Per orientarsi, ecco in dettaglio alcuni dei film e degli eventi in cartellone.

Nel concorso ufficiale lungometraggi, ritroviamo alcuni dei più importanti e recenti titoli africani: uno dall’Etiopia, Teza di Haile Gerima, e due dall’Egitto, L’Aquarium di Yousry Nasrallah e Ein Shams (Eye of the Sun) di Ibrahim El Batout. Segnaliamo inoltre quattro film terminati quest’anno: dall’Algeria, Mascarades di Lyes Salem, e ben tre titoli tunisini: Khamsa di Karim Dridi (già presentato al Festival di Locarno), L’autre moitié du ciel di Kalthoum Bornaz e Un si beau voyage di Khaled Ghorbal.
Ricca anche la sezione competitiva cinema riservata ai cortometraggi, tra i quali Clean hands dirty soap di Karim Fanous (Egitto), Double voi(x)e di Rachid Zaki e Driss Roukhe (Marocco), e, dalla Tunisia, ancora tre titoli: La Traversée di Nadia Touijer, Lazhar di Bahri Ben Yahmed e Les beaux jours di Meriem Riveill.

Nella sezione competitiva video dedicata ai lungometraggi documentari, segnaliamo alcuni dei titoli più recenti e più promettenti: La Chine est encore loin di Malek Bensaïl (Algeria), Une affaire de nègres di Osvalde Lewat (Camerun), Après la guerre, c’est toujours la guerre di Samir Abdallah (Egitto), J’ai tant aimée di Dalila Ennadre (Marocco), La robe du temps di Malam Saguirou (Niger).
Tra i cortometraggi video in competizione, troviamo invece Dis moi si tu sais di Sabrina Draoui (Algeria), Le Divorce di Manouchka Kelly Labouba (Gabon), Ra, la réparatrice di Mamadou Cissé (Mali) e Le projet di Mohamed Ali Nahdi (Tunisia).

Qualche titolo di interesse panafricano spicca anche nella variegata sezione dedicata ai Cinémas du Monde: dall’Africa, il magnifico Ezra di Newton Aduaka (Nigeria) e Terra sonâmbula (Mozambico), opera prima della portoghese Teresa Prata; e poi, dalla Francia, l’intenso docufiction interculturale Entre les murs (La classe) di Laurent Cantet.
Nel primo piano dedicato all’Algeria, sono stati selezionati in modo molto soggettivo e insieme alquanto significativo quattro titoli: due film del talentuoso Tariq Teguia, La Clôture (2002) e Rome plutot que vous (2007), accanto al delizioso melodramma Délice Paloma (2006) di Nadir Moknèche e Khti (2007) di Yanis Koussim.
Un particolare omaggio verrà reso nell’edizione 2008 delle JCC al grande produttore francese Humbert Balsan, scomparso nel 2005: un appassionato di cinema che ha saputo scoprire e valorizzare il cinema d’autore in tutte le sue latitudini, producendo anche numerosi film di autori africani. Nella rassegna in suo onore, molti titoli legati al continente africano ed al mondo arabo: tre film di Youssef Chahine (Adieu Bonaparte, Alexandrie… New York, Le Destin), sempre dall’Egitto Mercedes di Yousry Nasrallah, Samia del francese Philippe Faucon, Le grand voyage del marocchino Ismail Ferroukhi e Intervention divine del palestinese Elia Suleiman.

In cartellone sono previste naturalmente anche numerose Proiezioni Speciali, non legate a particolari sezioni ma utili per ricordare alcuni momenti chiave del cinema africano (Ceddo di Ousmane Sembene del 1977; La Guerre du Golfe et après, film collettivo tunisino realizzato nel 1991 da diversi autori, tra cui Nouri Bouzid), oppure per valorizzare autori europei che hanno saputo guardare all’Africa tra documentario e finzione (Lettere dal Sahara di Vittorio De Seta, Retour à Gorée di Pierre-Yves Borgeaud), o ancora per dare spazio a titoli africani che affrontano tematiche o raccontano personaggi che aiutano a svelare il passato e il presente del continente africano, come Victoire Terminus di Renaud Barret e Florent de La Tullaye (Congo), De Alep à Hollywood di Mohamed Belhaj (Marocco), Questions à la terre natale di Samba Félix N’Diaye (Senegal), Oum Kalthoum, astre de l’Orient di Feriel Ben Mahmoud e Nicolas Daniel (Tunisia).

Come anticipato, una nuova sezione tematica alquanto singolare viene inaugurata nell’edizione 2008 delle JCC, dedicata ai film a low budget dall’Africa e dall’Irlanda, mettendo così a confronto sul terreno delle nuove produzioni digitali alcuni film africani e alcuni titoli provenienti dall’Irlanda. Al di là di una certa perplessità riguardo al tentativo di mettere a confronto in pratica un intero continente con un singolo paese europeo, l’operazione intende da un lato aprire lo sguardo al di là dei confini africani – in sintonia anche con altre due “finestre” sul cinema turco contemporaneo e sul cinema dalla e sulla Palestina – e, dall’altro, valorizzare alcuni titoli africani significativi di una nuova tendenza di cinema digitale e a low budget, a cominciare dal capolavoro del genere, il sudafricano Conversations on a Sunday Afternoon (2005) di Khalo Matabane, fino a titoli più recenti, come Squelette (2007) di Yassine Fennane (Marocco), Z’har (2008) di Fatma Zohra Zammoun (Algeria), Sam-le-Caïd (2008) di Boubakar Diallo (Burkina Faso) e Tiphinar (2008) di Hicham Lasri (Marocco).

Se nelle sezioni competitive al cinema tunisino è riservata un’importante presenza, per completare la visione d’insieme del cinema realizzato in Tunisia negli ultimi anni basta dare un’occhiata alla sezione Panorama del cinema tunisino, riservata ai cortometraggi in pellicola ed alle opere video di lungo e corto metraggio. Tra i titoli più recenti, segnaliamo, tra i corti cinematografici: Evasion di Mohamed Ajbouni, Le poisson noyé di Malik Amra e Une saison entre l’enfer et le paradis di Mourad Ben Cheikh. Numerose anche le produzioni video: tra i lungometraggi, ricordiamo Ouled Lenine di Nadia El Fani, Gharsallah di Kamel Laaridhi e il collettivo 10 courts 10 regards del Collectif de jeunes réalisateurs tunisiens; tra i cortometraggi, Allo di Madih Belaid, Aziz di Jelel Bessaad, Foundo di Abdelbar Mahmoud, No Way di Mohamed Ben Becher e Penalty di Nouri Bouzid, uno dei maestri del cinema tunisino che a sorpresa, dopo il grande successo del suo ultimo film Making Off, si cimenta con il cortometraggio.

Numerosi nel cartellone delle JCC 2008 anche gli Omaggi, dedicati alla memoria di alcune personalità importanti del cinema africano, stelle di maggiore o minore grandezza, che hanno comunque illuminato il cinema del continente e che si sono spente recentemente: il maestro del cinema egiziano, Youssef Chahine (il cui Le Chaos, realizzato a quattro mani con Khaled Youssef, sarà il film d’apertura delle JCC ); il senegalese Ousmane Sembene, considerato il padre del cinema africano; il grande regista e produttore tunisino Ahmed Bahaeddine Attia, che ha lanciato figure di punta come Moufida Tlatli, Nouri Bouzid e Ferid Boughedir; e, infine, un altro tunisino, Elyes Zrelli, uno dei migliori assistenti alla regia tunisini, attivo nel proprio paese ma anche internazionalmente. Per ricordarlo, un Prix Elyes Zrelli sarà attribuito al miglior cortometraggio tunisino delle JCC 2008 e, inoltre, una sorta di making of su di lui insieme al suo cortometraggio Coming Soon saranno proiettati in suo onore allo spazio del 4éme Art, dove sarà anche allestita un’esposizione di sue fotografie, in mostra dal 26 ottobre al 1° novembre.

Uno sguardo doveroso al passato, per non perdere le proprie radici e per ricordare chi ci ha lasciato: ma le JCC 2008 vogliono anche guardare al futuro del cinema e dell’audiovisivo in generale nel continente africano. Quale migliore occasione che una Tavola rotonda sulle prospettive e sul futuro del digitale? Due sessioni – il 29 e 30 ottobre – aperte a tutti i professionisti del settore, agli autori e ai critici cinematografici, serviranno ad affrontare il digitale da diversi punti di vista, sul piano produttivo e distributivo come su quello estetico.
Ma il futuro del cinema in Africa significa anche dare spazio e sostegno ai giovani autori: come nelle edizioni passate delle JCC, anche quest’anno si svolgerà nel corso del festival un Atelier de Projets, riservato ad una decina di sceneggiature di autori africani e arabi. Ogni autore selezionato sarà chiamato a presentare e difendere il proprio progetto davanti a professionisti del settore. Tra tutte le sceneggiature, alla fine ne saranno selezionate cinque, cui verranno assegnate cinque borse di aiuto alla riscrittura dai 5.000 ai 10.000 euro, attribuite dal CNC, dall’IFC, dal Goteborg International Film Fund, dall’OIF e da Arte-Tv5.

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