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Festival di Roma: Bob Marley. Exodus '77

di Anthony Wall

A Rastaman in London

Dopo l’omaggio dell’anno scorso al jazz con Herbie Hancock, quest’anno la sezione “L’altro Cinema” del Festival (ex Festa) di Roma presenta questo film dedicato al divulgatore assoluto della musica reggae e della cultura Rasta, un personaggio assoluto, il santone simbolo di pace e libertà. Bob Marley non è stato soltanto un cantante, ma anche e soprattutto un grande comunicatore, paragonabile ai vari Che Guevara, Gandhi, Nelson Mandela, Muhammad Ali e, restando nel campo musicale, a Bob Dylan e ai Beatles. Il regista inglese Anthony Wall, al suo secondo documentario musicale dopo la co-produzione nel 2005 con Martin Scorsese proprio su Bob Dylan, inizia facendoci raccontare da Naville Garrick, l’art-grafic di Bob Marley, i particolari dell’attentato subito dall’artista giamaicano il 7 dicembre 1976 nella sua casa di Hope Road a Kingston. Nella sparatoria Marley fortunatamente se la cavò con una ferita di striscio ed una pallottola nel braccio, ma scosso dalla situazione politica che attraversava il suo paese, decise di lasciarlo per trasferirsi a Londra. Qui cominciò la registrazione del disco che dà il titolo al film, Exodus, considerato nel 2000 da Times l’album del secolo ed in seguito dalla rivista Billboard addirittura del millennio. In Inghilterra irrompono sulla scena i Sex Pistols, sono gli anni del fenomeno Punk e Bob Marley diventa un vero e proprio simbolo sulla scena musicale.

Il film è costruito proprio come un 33 giri, con la puntina del giradischi che si sposta da una traccia all’altra. Ad ogni mese del 1977 viene associato uno dei brani dell’album, presentati proprio nell’ordine in cui compaiono sul vinile, da “Natural Mystic”, che apre e chiude la pellicola, a “Jamming”, passando per le varie “Exodus” e “Three Little Birds”. I testi delle canzoni appaiono in sovrimpressione a filmati inediti e d’archivio, arricchiti dalla trasportante colonna sonora legata all’inconfondibile ritmo con giri di basso: è impossibile stare fermi o non ripetere le celebri strofe.

«Quando andavo al liceo avevamo tutti una maglietta e perlomeno un disco di Bob Marley», «Ho sentito per la prima volta una sua canzone ad una festa e subito mi è piaciuta», «Mio padre mi fece sentire "No Woman No Cry" e mi commossi immediatamente, era fantastica»: queste alcune dichiarazioni raccolte tra i suoi innumerevoli ammiratori; forse possono sembrare banali interpretazioni del pianeta Marley, ma sicuramente servono per far capire quanto sia stato importante l’artista giamaicano e quanto lo sia tuttora, a quasi trenta anni dalla sua prematura scomparsa.

Le immagini dell’inaugurazione a Londra nel 2007 di una targa a lui dedicata sono il pretesto per farlo ricordare più come uomo che come artista e, mentre gli vengono dedicate da bambini ed amici poesie e canzoni, nel frattempo scorrono le immagini di cronaca più significative di quegli anni, dal presidente americano Carter alla Signora Thatcher, dal primo Shuttle alle astronavi sovietiche, dalle rivolte di piazza all’inquinamento, dal funerale di Elvis Presley a quello dell’attivista sudafricano Steve Biko. Naturalmente sono presenti con forza tutti i riferimenti all’universo di Bob Marley: l’adesione al Rastafarismo (con tanto di sogno panafricano del rais etiopico Haile Selassie) e l’annesso consumo “legittimo” di marijuana, mezzo per favorire il rilassamento e la meditazione.

Prodotto dalla BBC e da Chris Blackwell della Island Record, Exodus 77 è un documentario che non parla soltanto dell’album capolavoro di Bob Marley, ma mostra il suo forte impatto sul mondo e sull’opinione pubblica, con un’immagine di libertà e resistenza contro tutte le forme di oppressione dei popoli deboli della Terra: Nepal, Argentina, Kazakhistan, Nuova Zelanda e a noi piace lasciarvi con l’ultima parola pronunciata alla fine del concerto che tenne al ritorno in Giamaica: LOVE.

Giorgio Sgarbi | 3. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsBob Marley. Exodus ‘77
Regia e fotografia: Anthony Wall; montaggio: Emma Matthews; origine: Gran Bretagna, 2008; formato: Beta Digital; durata: 90’; produzione: Chris Blackwell e Suzette Newman per BBC, Tuff Gong, Blue Mountain Films; distribuzione internazionale: Celluloid Dreams

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